“Voce del verbo avere”, prorogata la mostra di Marzia Migliora

C’è ancora tempo fino al 2 dicembre per visitare la personale dell’artista a Palazzo Branciforte, un’indagine sul concetto di economia e necessità, tra memoria storica e contemporaneo

di Redazione

Prorogata fino al 2 dicembre la mostra “Voce del verbo avere”, personale di Marzia Migliora, inaugurata l’8 settembre scorso nello spazio dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, a Palazzo Branciforte, sede della Fondazione Sicilia. L’esposizione, a cura di Valentina Bruschi e Beatrice Merz, si inserisce in “Punte brillanti di lance”, un programma di mostre e eventi avviato nel 2017 dalla Fondazione Merz per la Città di Palermo.

Il progetto di Marzia Migliora (di cui vi abbiamo parlato già in questo articolo) prende avvio dalle suggestioni restituitele dall’ex Monte dei Pegni, creando un collegamento con il presente a partire dalla memoria storica del luogo, per far scaturire una riflessione politica e sociale sulla condizione attuale dell’uomo. Detto anche Monte dei Panni, il deposito del Monte di Pietà si snoda in un intricato labirinto di stanze con strutture lignee a tutta altezza, composte da scaffalature dove venivano alloggiati i beni impegnati. Per circa due secoli persone in stato d’indigenza vi hanno depositato doti, corredi e oggetti personali in cambio di poche monete, per poi cercare di tornare a riscattarli.

“Voce del verbo avere” è l’ideale prosecuzione della mostra personale di Marzia Migliora dal titolo “Velme”, realizzata nel 2017 dalla Fondazione Merz a Ca’ Rezzonico a Venezia. L’installazione “La fabbrica illuminata”, realizzata originariamente dall’artista per la mostra Velme, sarà parte della mostra dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, accompagnata da tre opere inedite, concepite appositamente per lo spazio espositivo.

Le opere progettate dall’artista per lo spazio palermitano prendono avvio dal concetto di economia, a partire dalla scomposizione etimologica del termine in oikos (casa, intesa come famiglia, ma anche beni e comunità) e nomos (regola): al Monte di Pietà le persone indigenti erano costrette a impegnare i beni di famiglia (oikos), per cercare di adempiere alle norme imposte dallo Stato e dalla comunità e per assolvere i bisogni primari di sussistenza (nomos). I due termini rappresentano l’elemento concettuale comune in ogni opera in mostra, insieme alle tematiche del denaro, del cibo e della fame. L’ambiguità del denaro, che da un lato affranca dall’essere schiavo, ma dall’altro istituisce nuove schiavitù, costituisce un concetto fondamentale nell’opera di Marzia Migliora. Dal denaro infatti dipende anche l’accesso al cibo, bisogno primario per la sussistenza dell’essere umano: è quindi la fame l’innesco per far leva e attivare analogie e dissonanze, relazioni tra pieno e vuoto, ricchezza e povertà, indigenza e sicurezza, nutrimento e astinenza, inclusione ed esclusione.

Un altro termine sottotraccia a tutta la ricerca è transizione, il passaggio da un modo di essere a un altro, inteso nell’accezione propria della funzione del banco dei pegni, ovvero quella di convertire oggetti personali in denaro contante.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9,30 alle 19,30. Per informazioni, telefonare allo 0917657621.

C’è ancora tempo fino al 2 dicembre per visitare la personale dell’artista a Palazzo Branciforte, un’indagine sul concetto di economia e necessità, tra memoria storica e contemporaneo

di Redazione

Prorogata fino al 2 dicembre la mostra “Voce del verbo avere”, personale di Marzia Migliora, inaugurata l’8 settembre scorso nello spazio dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, a Palazzo Branciforte, sede della Fondazione Sicilia. L’esposizione, a cura di Valentina Bruschi e Beatrice Merz, si inserisce in “Punte brillanti di lance”, un programma di mostre e eventi avviato nel 2017 dalla Fondazione Merz per la Città di Palermo.

Il progetto di Marzia Migliora (di cui vi abbiamo parlato già in questo articolo) prende avvio dalle suggestioni restituitele dall’ex Monte dei Pegni, creando un collegamento con il presente a partire dalla memoria storica del luogo, per far scaturire una riflessione politica e sociale sulla condizione attuale dell’uomo. Detto anche Monte dei Panni, il deposito del Monte di Pietà si snoda in un intricato labirinto di stanze con strutture lignee a tutta altezza, composte da scaffalature dove venivano alloggiati i beni impegnati. Per circa due secoli persone in stato d’indigenza vi hanno depositato doti, corredi e oggetti personali in cambio di poche monete, per poi cercare di tornare a riscattarli.

“Voce del verbo avere” è l’ideale prosecuzione della mostra personale di Marzia Migliora dal titolo “Velme”, realizzata nel 2017 dalla Fondazione Merz a Ca’ Rezzonico a Venezia. L’installazione “La fabbrica illuminata”, realizzata originariamente dall’artista per la mostra Velme, sarà parte della mostra dell’ex Monte dei Pegni di Palermo, accompagnata da tre opere inedite, concepite appositamente per lo spazio espositivo.

Le opere progettate dall’artista per lo spazio palermitano prendono avvio dal concetto di economia, a partire dalla scomposizione etimologica del termine in oikos (casa, intesa come famiglia, ma anche beni e comunità) e nomos (regola): al Monte di Pietà le persone indigenti erano costrette a impegnare i beni di famiglia (oikos), per cercare di adempiere alle norme imposte dallo Stato e dalla comunità e per assolvere i bisogni primari di sussistenza (nomos). I due termini rappresentano l’elemento concettuale comune in ogni opera in mostra, insieme alle tematiche del denaro, del cibo e della fame. L’ambiguità del denaro, che da un lato affranca dall’essere schiavo, ma dall’altro istituisce nuove schiavitù, costituisce un concetto fondamentale nell’opera di Marzia Migliora. Dal denaro infatti dipende anche l’accesso al cibo, bisogno primario per la sussistenza dell’essere umano: è quindi la fame l’innesco per far leva e attivare analogie e dissonanze, relazioni tra pieno e vuoto, ricchezza e povertà, indigenza e sicurezza, nutrimento e astinenza, inclusione ed esclusione.

Un altro termine sottotraccia a tutta la ricerca è transizione, il passaggio da un modo di essere a un altro, inteso nell’accezione propria della funzione del banco dei pegni, ovvero quella di convertire oggetti personali in denaro contante.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9,30 alle 19,30. Per informazioni, telefonare allo 0917657621.

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