Villa Sperlinga, la sua storia nel verde abbandonato

In un’area verde condominiale, nel cuore della Palermo residenziale, resiste ancora la Montagnola, ultimo lembo del grande parco comprato nel 1886 da Joshua Whitaker e dalla moglie Euphrosyne, diventato meta della nobiltà del tempo

di Giulio Giallombardo

È una piccola selva impenetrabile tra i palazzi della nuova Palermo. Ma dentro quell’area incolta e abbandonata si nasconde uno degli ultimi lembi della storica Villa Sperlinga. È l’antica Montagnola, un tempo circondata da uno specchio d’acqua alimentato dal canale Passo di Rigano, con dentro una grotta artificiale di cui s’intravede il varco. Oggi, salvata almeno in parte dal cemento in un giardino condominiale, è una delle pochissime tracce del grande parco comprato nel 1886 da Joshua Whitaker e dalla moglie Euphrosyne, che si estendeva tra via Sciuti, via Principe di Paternò e via Leopardi.

La Cuba a Villa Sperlinga

L’attuale giardino che si affaccia su piazza Unità d’Italia non è che uno sbiadito ricordo di quella che un tempo era la villa dei Whitaker, classico parco in stile romantico. Le uniche tracce oggi residue, sono, oltre alla Montagnola, la casina liberty del custode, tra via Giusti e via Leopardi, diventata sede dell’Urp del Comune; la Cuba, casina in stile moresco, che ospita da anni uno dei “templi” della movida palermitana, e anche un albero monumentale, vicino alla Torre Sperlinga, tra via Scaduto e via Sciuti.

Il giardino all’inglese dei Whitaker ricadeva all’interno del Firriato di Sperlinga, enorme appezzamento di terreno, in buona parte incolto, annesso alla settecentesca villa dei duchi Oneto, oggi diventata sede del Tribunale dei minori e del carcere Malaspina. La coppia inizialmente aveva acquistato il terreno per costruirvi la propria abitazione, ma alla morte di Joseph Whitaker e dopo l’apertura della via Cavour, Joshua preferì il palazzo in stile gotico-veneziano, dove attualmente ha sede la Prefettura. Così, Villa Sperlinga divenne il regno di Effie, come gli amici chiamavano l’eccentrica moglie, amante dello sport e dei pappagalli.

Euphrosyne Whitaker, seconda a sinistra, durante una partita di tennis

La cura del giardino fu nelle mani del fidato Emilio Kuzmann, che piantò vari tipi di palme, ma anche alberi con alto fusto e con fiori, tra cui rose e orchidee. C’era anche un maneggio e due campi da tennis chiamati “Purgatorio” e “Inferno”, pare che il “Paradiso” fosse, invece, il giardino segreto di Euphrosyne, accessibile solo a pochi intimi. “Era nascosto dal resto della villa da una fitta siepe – scrive la naturalista ed entomologa Alessandra Lavagnino – e il cancello si apriva con una chiave d’oro. L’atmosfera era magica; il sole riverberava dagli alti muri addolciti dalla grazia di roselline rampicanti”.

Un clima idilliaco coerente con l’aria che si respirava un secolo fa a Villa Sperlinga, merito anche dei tanti garden party che Joss e Effie organizzavano per amici, parenti e ospiti illustri. Come i reali inglesi, Edoardo VII e la regina Alessandra, che fecero visita il 25 aprile del 1907, oppure Giorgio V e la regina Mary nella primavera del 1924. Poi ogni venerdì era tempo dei tennis party, sport amato da Euphrosyne, ma il culmine si toccava il 24 maggio, giorno dell’Empire’s day, quando tutta la comunità inglese, compresi i marinai di passaggio, ma anche alcuni esponenti della nobiltà palermitana, facevano visita ai Whitaker, partecipando a una sfarzosa cerimonia.

Il laghetto dell’odierna Villa Sperlinga

Ma il declino era dietro l’angolo. Negli anni ’40 Audrey Sophia, figlia di Joshua e Euphrosyne, ereditò la villa dopo la morte dei genitori. Le sue condizioni economiche non erano floride, pensò quindi di capitalizzare il bene, dopo che un incendio distrusse gran parte degli alberi della villa, che per questo perse il suo vincolo di verde storico. Così, gli eredi dei Whitaker riuscirono a ottenere il cambio della destinazione urbanistica della loro proprietà e poterono venderla a un’impresa romana, la Società Immobiliare, che nel 1952 stipulò una convenzione col Comune per lottizzare i terreni, cedendone una parte per realizzare quello che è l’attuale giardino.

Ai fasti di Villa Sperlinga e alle poche tracce sparse del suo presente è stato dedicato pochi giorni fa un incontro organizzato dall’associazione Salvare Palermo, a Villa Malfitano, cui hanno partecipato Beatrice Gozzo Palmigiano, studiosa dei Whitaker, e l’architetto Gaetano Corselli D’Ondes. Si sono ripercorse le tappe salienti della storia dorata di uno dei polmoni verdi di Palermo, di cui oggi rimane soltanto un piccolo lembo di terra abbandonato. “L’area della Montagnola ricade in proprietà privata, – spiega Corselli D’Ondes a Le Vie dei Tesori News – dovrebbero essere i condomini e i proprietari del giardino ad averne cura. Dovrebbero rendersi conto di cosa hanno ai loro piedi, salvando da questo stato selvaggio l’unica testimonianza rimasta di una Palermo che non c’è più”.

In un’area verde condominiale, nel cuore della Palermo residenziale, resiste ancora la Montagnola, ultimo lembo del grande parco comprato nel 1886 da Joshua Whitaker e dalla moglie Euphrosyne, diventato meta della nobiltà del tempo

di Giulio Giallombardo

È una piccola selva impenetrabile tra i palazzi della nuova Palermo. Ma dentro quell’area incolta e abbandonata si nasconde uno degli ultimi lembi della storica Villa Sperlinga. È l’antica Montagnola, un tempo circondata da uno specchio d’acqua alimentato dal canale Passo di Rigano, con dentro una grotta artificiale di cui s’intravede il varco. Oggi, salvata almeno in parte dal cemento in un giardino condominiale, è una delle pochissime tracce del grande parco comprato nel 1886 da Joshua Whitaker e dalla moglie Euphrosyne, che si estendeva tra via Sciuti, via Principe di Paternò e via Leopardi.

La Cuba a Villa Sperlinga

L’attuale giardino che si affaccia su piazza Unità d’Italia non è che uno sbiadito ricordo di quella che un tempo era la villa dei Whitaker, classico parco in stile romantico. Le uniche tracce oggi residue, sono, oltre alla Montagnola, la casina liberty del custode, tra via Giusti e via Leopardi, diventata sede dell’Urp del Comune; la Cuba, casina in stile moresco, che ospita da anni uno dei “templi” della movida palermitana, e anche un albero monumentale, vicino alla Torre Sperlinga, tra via Scaduto e via Sciuti.

Il giardino all’inglese dei Whitaker ricadeva all’interno del Firriato di Sperlinga, enorme appezzamento di terreno, in buona parte incolto, annesso alla settecentesca villa dei duchi Oneto, oggi diventata sede del Tribunale dei minori e del carcere Malaspina. La coppia inizialmente aveva acquistato il terreno per costruirvi la propria abitazione, ma alla morte di Joseph Whitaker e dopo l’apertura della via Cavour, Joshua preferì il palazzo in stile gotico-veneziano, dove attualmente ha sede la Prefettura. Così, Villa Sperlinga divenne il regno di Effie, come gli amici chiamavano l’eccentrica moglie, amante dello sport e dei pappagalli.

Euphrosyne Whitaker, seconda a sinistra, durante una partita di tennis

La cura del giardino fu nelle mani del fidato Emilio Kuzmann, che piantò vari tipi di palme, ma anche alberi con alto fusto e con fiori, tra cui rose e orchidee. C’era anche un maneggio e due campi da tennis chiamati “Purgatorio” e “Inferno”, pare che il “Paradiso” fosse, invece, il giardino segreto di Euphrosyne, accessibile solo a pochi intimi. “Era nascosto dal resto della villa da una fitta siepe – scrive la naturalista ed entomologa Alessandra Lavagnino – e il cancello si apriva con una chiave d’oro. L’atmosfera era magica; il sole riverberava dagli alti muri addolciti dalla grazia di roselline rampicanti”.

Un clima idilliaco coerente con l’aria che si respirava un secolo fa a Villa Sperlinga, merito anche dei tanti garden party che Joss e Effie organizzavano per amici, parenti e ospiti illustri. Come i reali inglesi, Edoardo VII e la regina Alessandra, che fecero visita il 25 aprile del 1907, oppure Giorgio V e la regina Mary nella primavera del 1924. Poi ogni venerdì era tempo dei tennis party, sport amato da Euphrosyne, ma il culmine si toccava il 24 maggio, giorno dell’Empire’s day, quando tutta la comunità inglese, compresi i marinai di passaggio, ma anche alcuni esponenti della nobiltà palermitana, facevano visita ai Whitaker, partecipando a una sfarzosa cerimonia.

Il laghetto dell’odierna Villa Sperlinga

Ma il declino era dietro l’angolo. Negli anni ’40 Audrey Sophia, figlia di Joshua e Euphrosyne, ereditò la villa dopo la morte dei genitori. Le sue condizioni economiche non erano floride, pensò quindi di capitalizzare il bene, dopo che un incendio distrusse gran parte degli alberi della villa, che per questo perse il suo vincolo di verde storico. Così, gli eredi dei Whitaker riuscirono a ottenere il cambio della destinazione urbanistica della loro proprietà e poterono venderla a un’impresa romana, la Società Immobiliare, che nel 1952 stipulò una convenzione col Comune per lottizzare i terreni, cedendone una parte per realizzare quello che è l’attuale giardino.

Ai fasti di Villa Sperlinga e alle poche tracce sparse del suo presente è stato dedicato pochi giorni fa un incontro organizzato dall’associazione Salvare Palermo, a Villa Malfitano, cui hanno partecipato Beatrice Gozzo Palmigiano, studiosa dei Whitaker, e l’architetto Gaetano Corselli D’Ondes. Si sono ripercorse le tappe salienti della storia dorata di uno dei polmoni verdi di Palermo, di cui oggi rimane soltanto un piccolo lembo di terra abbandonato. “L’area della Montagnola ricade in proprietà privata, – spiega Corselli D’Ondes a Le Vie dei Tesori News – dovrebbero essere i condomini e i proprietari del giardino ad averne cura. Dovrebbero rendersi conto di cosa hanno ai loro piedi, salvando da questo stato selvaggio l’unica testimonianza rimasta di una Palermo che non c’è più”.

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