Villa Giulia, il magico set omerico di Goethe

Lo scrittore tedesco amò particolarmente questo giardino, dove ebbe l’ispirazione per un dramma sulla figura di Nausicaa, però rimasto incompiuto

di Emanuele Drago*

Quando Johann Wolfgang Goethe fece il suo ingresso per la prima volta dentro Villa Giulia, a Palermo, capì sin da subito che essa, oltre a una inusuale bellezza estetica, possedeva anche una profonda ricchezza concettuale; ricchezza che avrebbe accresciuto spiritualmente tutti coloro che si fossero messi ad indagare ciò che si celava dietro alle apparenze.

Pianta di Villa Giulia

E fu proprio in virtù di ciò che nel suo diario personale la definì “il più bell’angolo della terra”. D’altronde, lo scrittore conosceva bene le simbologie di matrice massonica che l’aristocrazia palermitana, committente e finanziatrice del progetto, aveva audacemente collocato in particolari punti del grande giardino all’italiana. Se si osserva attentamente dall’alto la planimetria, ci si rende conto, fin da subito, che è stata concepita come una grande rosa dei venti; un mandala che si espande come un fiore quando si schiude, ma che tuttavia finisce sempre per ricondurre ogni visitatore dai punti periferici della circonferenza a un unico centro: l’orologio solare o dodecaedro che scandisce il tempo umano.

Tuttavia, c’è un altro motivo che ha fatto sì che ancora oggi la villa rappresenti un luogo pieno di fascino; ovvero, l’improvviso capovolgimento della sua destinazione d’uso. Infatti, l’area – utilizzata inizialmente come grande spianata in cui i pescatori della Kalsa lasciavano asciugare le proprie reti – tra il XVII e XVIII secolo divenne il luogo in cui vennero celebrate da parte del Tribunale dell’Inquisizione alcune esecuzioni pubbliche (tra esse divennero tristemente note quelle di fra Diego La Matina, fra Romualdo e suor Geltrude).

Ma a partire dal 1775, la spianata venne trasformata da luogo di morte in un luogo di vita; a riprova, ancora una volta, che la storia di Palermo è stata sempre avvezza a certe funamboliche giravolte. E ciò appare ancora più sorprendente se si considera che, appena dieci anni dopo la sua edificazione, nel passeggiare all’interno dei suoi viali, Goethe avesse considerato quel luogo, come già accennato prima, il più bell’angolo della terra. Talmente bello che divenne fonte d’ispirazione per un famoso frammento poetico che scrisse mentre era seduto su una panchina.

Copertina del frammento Nausicaa

Ora, sembra che Goethe avesse concepito il suo viaggio in Italia come una sorta di “odissea dello spirito” per cui, quando si ritrovò a riflettere tra questi viali carichi di suggestioni e simbolismi, non poté che ripensare a quella parte dell’opera di Omero in cui Ulisse approdava nell’isola dei Feaci. Fu dunque dentro Villa Giulia che Goethe, ormai sulla via del ritorno, proprio com’era avvenuto a Ulisse, ebbe l’ispirazione per il concepimento di un dramma (di fatto poi rimasto incompiuto) incentrato sulla figura di Nausicaa, la figlia di Alcinoo che si era invaghita di Ulisse.

Villa Giulia rimase per lui, tra i ricordi del gran tour, la sua isola dei Feaci, un luogo magico, incantevole e incantato che non riuscì più a dimenticare. E a leggere bene le pagine di altri libri di autori che dopo Goethe la visitarono, non da ultimo “L’isola appassionata” di Bonaventura Tecchi, questo fascino – nonostante per molti anni sia stata oggetto di atti vandalici e d’incuria – rimane ancora oggi inalterato.

*Docente e scrittore

Lo scrittore tedesco amò particolarmente questo giardino, dove ebbe l’ispirazione per un dramma sulla figura di Nausicaa, però rimasto incompiuto

di Emanuele Drago*

Quando Johann Wolfgang Goethe fece il suo ingresso per la prima volta dentro Villa Giulia, a Palermo, capì sin da subito che essa, oltre a una inusuale bellezza estetica, possedeva anche una profonda ricchezza concettuale; ricchezza che avrebbe accresciuto spiritualmente tutti coloro che si fossero messi ad indagare ciò che si celava dietro alle apparenze.

Pianta di Villa Giulia

E fu proprio in virtù di ciò che nel suo diario personale la definì “il più bell’angolo della terra”. D’altronde, lo scrittore conosceva bene le simbologie di matrice massonica che l’aristocrazia palermitana, committente e finanziatrice del progetto, aveva audacemente collocato in particolari punti del grande giardino all’italiana. Se si osserva attentamente dall’alto la planimetria, ci si rende conto, fin da subito, che è stata concepita come una grande rosa dei venti; un mandala che si espande come un fiore quando si schiude, ma che tuttavia finisce sempre per ricondurre ogni visitatore dai punti periferici della circonferenza a un unico centro: l’orologio solare o dodecaedro che scandisce il tempo umano.

Tuttavia, c’è un altro motivo che ha fatto sì che ancora oggi la villa rappresenti un luogo pieno di fascino; ovvero, l’improvviso capovolgimento della sua destinazione d’uso. Infatti, l’area – utilizzata inizialmente come grande spianata in cui i pescatori della Kalsa lasciavano asciugare le proprie reti – tra il XVII e XVIII secolo divenne il luogo in cui vennero celebrate da parte del Tribunale dell’Inquisizione alcune esecuzioni pubbliche (tra esse divennero tristemente note quelle di fra Diego La Matina, fra Romualdo e suor Geltrude).

Ma a partire dal 1775, la spianata venne trasformata da luogo di morte in un luogo di vita; a riprova, ancora una volta, che la storia di Palermo è stata sempre avvezza a certe funamboliche giravolte. E ciò appare ancora più sorprendente se si considera che, appena dieci anni dopo la sua edificazione, nel passeggiare all’interno dei suoi viali, Goethe avesse considerato quel luogo, come già accennato prima, il più bell’angolo della terra. Talmente bello che divenne fonte d’ispirazione per un famoso frammento poetico che scrisse mentre era seduto su una panchina.

Copertina del frammento Nausicaa

Ora, sembra che Goethe avesse concepito il suo viaggio in Italia come una sorta di “odissea dello spirito” per cui, quando si ritrovò a riflettere tra questi viali carichi di suggestioni e simbolismi, non poté che ripensare a quella parte dell’opera di Omero in cui Ulisse approdava nell’isola dei Feaci. Fu dunque dentro Villa Giulia che Goethe, ormai sulla via del ritorno, proprio com’era avvenuto a Ulisse, ebbe l’ispirazione per il concepimento di un dramma (di fatto poi rimasto incompiuto) incentrato sulla figura di Nausicaa, la figlia di Alcinoo che si era invaghita di Ulisse.

Villa Giulia rimase per lui, tra i ricordi del gran tour, la sua isola dei Feaci, un luogo magico, incantevole e incantato che non riuscì più a dimenticare. E a leggere bene le pagine di altri libri di autori che dopo Goethe la visitarono, non da ultimo “L’isola appassionata” di Bonaventura Tecchi, questo fascino – nonostante per molti anni sia stata oggetto di atti vandalici e d’incuria – rimane ancora oggi inalterato.

*Docente e scrittore

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