Viaggio nel tempo a Palazzo Castro Grimaldi

In occasione de Le Vie dei Tesori apre le porte una delle dimore più suggestive di Modica, a pochi metri dal duomo di San Giorgio. Ogni ambiente è come un diorama che svela una storia

di Federica Certa

Una terrazza sul Duomo. Venti metri di puro incanto protesi sulla chiesa madre di San Giorgio, ad un soffio dalla lunga, imponente scalinata che sembra “allagare” il corso come una marea dorata, sempre sul punto di straripare.
Un panorama da togliere il fiato, che abbraccia Modica Alta e Modica Bassa, fino ai quartieri più lontani sulle colline e al Pizzo Nord. E come avamposto, punto di osservazione privilegiato per coglierne tutta la luce e la generosa, smagliante bellezza, Palazzo Castro Grimaldi.

Incastonato nel cuore della città alta – villa inurbata su tre livelli, con tanto di alloggi per i cavalli e deposito per le carrozze, circondata su due lati da un ampio giardino che non lasciava rimpiangere la campagna – il Palazzo fu costruito, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, su iniziativa del cavaliere Francesco Castro, che lo elesse a sua dimora con la moglie Grazietta Grimaldi, donna moderna e anticonformista, mecenate amante dell’arte, benefattrice della città e discendente di un ramo dei principi di Monaco.

Nel 1903 l’edificio fu ristrutturato – come si legge nell’iscrizione all’ingresso – e dotato di impianti elettrici e di riscaldamento, tra i primi dell’epoca in Italia; le maioliche furono sostituite con cementine dipinte a mano. Da allora la magione non è stata più ritoccata e il tempo sembra essersi cristallizzato in una bolla di memorie, misurata eleganza e piccoli riti domestici.
Gli arredi, le suppellettili, i dipinti, gli affreschi e la carta da parati realizzati dai migliori artigiani dell’isola: tutto è rimasto intatto, come in una fotografia che non sbiadisce, e continua a svelare, alla siderale distanza di centoventi anni, gusti e abitudini della nobiltà siciliana nel passaggio fra XIX e XX secolo.

Nel 1920 il cavaliere Castro muore, lasciando la moglie Grazietta vedova all’età di 42 anni e senza figli. Quaranta anni dopo se ne va anche lei e il palazzo va in eredità al nipote Raffaele Tommasi Rosso, e da quest’ultimo alla figlia Maria Tommasi, che, come la prozia, sposa l’impegno sociale, finanziando l’apertura di centri di assistenza per le famiglie più povere della provincia di Ragusa e dedicandosi alla riqualificazione del quartiere San Giorgio. La nuova era del palazzo arriva con l’affidamento della proprietà alla società di comunicazione ed eventi milanese Crescenzi & Co, che lo apre al pubblico e imbastisce un percorso guidato per raccontare le vicende pubbliche e private che si sono intrecciate in questi 400 metri quadri di quotidianità blasonata ma genuina, nelle otto stanze dove tutto è rimasto come allora.

“Ogni angolo del Palazzo è un omaggio alla tradizione – dice Michele Modica, co titolare della società che gestisce il complesso – Moltissimi gli oggetti, le collezioni, le creazioni artigiane da ammirare. Oltre alle porcellane e alle cementine, ci sono i ventagli e gli ombrellini in avorio, legno, seta e merletto di donna Grazietta, le ceramiche di Caltagirone di inizio ‘800, ormai introvabili, i corredi degli antenati, in merletto traforato, lo scaldavivande, i quadri del canonico Spadaro, artista di pregio che la nobildonna aveva mantenuto agli studi di pittura”.

Perfettamente conservati, gli impianti elettrici e di riscaldamento esterni, ancora funzionanti, riflettono la modernità della famiglia Castro Grimaldi, abile nel coniugare rispetto della tradizione e attenzione verso tutto ciò che portava il progresso. “Non a caso – aggiunge Modica – si diceva che le sorelle Grazietta e Teresina Grimaldi avevano portato la Belle Epoque in città”.
All’interno del palazzo si trovano anche la piccola cappella privata con il reliquiario necessario per celebrare messa, e sala Venezia, che veniva utilizzata soprattutto per difendersi dal freddo dell’inverno perché senza finestre, con il bel soffitto affrescato con la laguna“.
Ogni ambiente della casa è come un diorama, ogni oggetto al suo posto, ogni scena preservata: la camera da letto padronale, la sala da pranzo con le porcellane e le suppellettili del tempo, lo studio del padrone di casa, con la ricca biblioteca, l’ottocentesco tavolo “sorrentino”, detto così perché dipinto a mano dai detenuti del carcere campano, con il disegno di San Giorgio, patrono di Modica, in sella al suo cavallo – e la credenza del salotto blu, dipinta di nero in segno di lutto per la morte del fratello del cavaliere, come si usava fare nelle case modicane per onorare la memoria dei propri cari stroncati dall’epidemia di Spagnola, dopo la prima guerra mondiale.

Una delle peculiarità del Palazzo è il doppio prospetto principale: il primo permette di accedere all’interno, più dimesso e nascosto; l’altro svetta maestosamente su Modica con la balconata ampia 35 metri quadri, che si apre sulla stupefacente visione di corso San Giorgio. E fu proprio per ampliare quest’ultimo, strada di collegamento tra la parte bassa e la parte alta, che la pianta della dimora fu rivoluzionata, fino ad assumere la definitiva, curiosa forma trapezoidale. Un’intera ala dell’edificio fu demolita e il cortile interno divenne l’androne del palazzo.
Dal 14 al 30 settembre, le Vie dei tesori entra a Palazzo Castro Grimaldi, per tre week-end di immersione nell’affascinante atmosfera della dimora. Gli operatori della società che gestisce lo spazio accompagneranno il pubblico alla scoperta dei vari ambienti e della storia delle tre famiglie che li hanno abitati.

Per partecipare alle visite guidate basta scaricare i coupon a breve disponibili su leviedeitesori.com: un “pacchetto” di dieci incontri costa dieci euro. Sullo stesso sito verranno pubblicati il carnet dei luoghi che apriranno le porte per il festival e i dettagli della rassegna.

In occasione de Le Vie dei Tesori apre le porte una delle dimore più suggestive di Modica, a pochi metri dal duomo di San Giorgio. Ogni ambiente è come un diorama che svela una storia

di Federica Certa

Una terrazza sul Duomo. Venti metri di puro incanto protesi sulla chiesa madre di San Giorgio, ad un soffio dalla lunga, imponente scalinata che sembra “allagare” il corso come una marea dorata, sempre sul punto di straripare.
Un panorama da togliere il fiato, che abbraccia Modica Alta e Modica Bassa, fino ai quartieri più lontani sulle colline e al Pizzo Nord. E come avamposto, punto di osservazione privilegiato per coglierne tutta la luce e la generosa, smagliante bellezza, Palazzo Castro Grimaldi.

Incastonato nel cuore della città alta – villa inurbata su tre livelli, con tanto di alloggi per i cavalli e deposito per le carrozze, circondata su due lati da un ampio giardino che non lasciava rimpiangere la campagna – il Palazzo fu costruito, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, su iniziativa del cavaliere Francesco Castro, che lo elesse a sua dimora con la moglie Grazietta Grimaldi, donna moderna e anticonformista, mecenate amante dell’arte, benefattrice della città e discendente di un ramo dei principi di Monaco.

Nel 1903 l’edificio fu ristrutturato – come si legge nell’iscrizione all’ingresso – e dotato di impianti elettrici e di riscaldamento, tra i primi dell’epoca in Italia; le maioliche furono sostituite con cementine dipinte a mano. Da allora la magione non è stata più ritoccata e il tempo sembra essersi cristallizzato in una bolla di memorie, misurata eleganza e piccoli riti domestici.
Gli arredi, le suppellettili, i dipinti, gli affreschi e la carta da parati realizzati dai migliori artigiani dell’isola: tutto è rimasto intatto, come in una fotografia che non sbiadisce, e continua a svelare, alla siderale distanza di centoventi anni, gusti e abitudini della nobiltà siciliana nel passaggio fra XIX e XX secolo.

Nel 1920 il cavaliere Castro muore, lasciando la moglie Grazietta vedova all’età di 42 anni e senza figli. Quaranta anni dopo se ne va anche lei e il palazzo va in eredità al nipote Raffaele Tommasi Rosso, e da quest’ultimo alla figlia Maria Tommasi, che, come la prozia, sposa l’impegno sociale, finanziando l’apertura di centri di assistenza per le famiglie più povere della provincia di Ragusa e dedicandosi alla riqualificazione del quartiere San Giorgio. La nuova era del palazzo arriva con l’affidamento della proprietà alla società di comunicazione ed eventi milanese Crescenzi & Co, che lo apre al pubblico e imbastisce un percorso guidato per raccontare le vicende pubbliche e private che si sono intrecciate in questi 400 metri quadri di quotidianità blasonata ma genuina, nelle otto stanze dove tutto è rimasto come allora.

“Ogni angolo del Palazzo è un omaggio alla tradizione – dice Michele Modica, co titolare della società che gestisce il complesso – Moltissimi gli oggetti, le collezioni, le creazioni artigiane da ammirare. Oltre alle porcellane e alle cementine, ci sono i ventagli e gli ombrellini in avorio, legno, seta e merletto di donna Grazietta, le ceramiche di Caltagirone di inizio ‘800, ormai introvabili, i corredi degli antenati, in merletto traforato, lo scaldavivande, i quadri del canonico Spadaro, artista di pregio che la nobildonna aveva mantenuto agli studi di pittura”.

Perfettamente conservati, gli impianti elettrici e di riscaldamento esterni, ancora funzionanti, riflettono la modernità della famiglia Castro Grimaldi, abile nel coniugare rispetto della tradizione e attenzione verso tutto ciò che portava il progresso. “Non a caso – aggiunge Modica – si diceva che le sorelle Grazietta e Teresina Grimaldi avevano portato la Belle Epoque in città”.
All’interno del palazzo si trovano anche la piccola cappella privata con il reliquiario necessario per celebrare messa, e sala Venezia, che veniva utilizzata soprattutto per difendersi dal freddo dell’inverno perché senza finestre, con il bel soffitto affrescato con la laguna“.
Ogni ambiente della casa è come un diorama, ogni oggetto al suo posto, ogni scena preservata: la camera da letto padronale, la sala da pranzo con le porcellane e le suppellettili del tempo, lo studio del padrone di casa, con la ricca biblioteca, l’ottocentesco tavolo “sorrentino”, detto così perché dipinto a mano dai detenuti del carcere campano, con il disegno di San Giorgio, patrono di Modica, in sella al suo cavallo – e la credenza del salotto blu, dipinta di nero in segno di lutto per la morte del fratello del cavaliere, come si usava fare nelle case modicane per onorare la memoria dei propri cari stroncati dall’epidemia di Spagnola, dopo la prima guerra mondiale.

Una delle peculiarità del Palazzo è il doppio prospetto principale: il primo permette di accedere all’interno, più dimesso e nascosto; l’altro svetta maestosamente su Modica con la balconata ampia 35 metri quadri, che si apre sulla stupefacente visione di corso San Giorgio. E fu proprio per ampliare quest’ultimo, strada di collegamento tra la parte bassa e la parte alta, che la pianta della dimora fu rivoluzionata, fino ad assumere la definitiva, curiosa forma trapezoidale. Un’intera ala dell’edificio fu demolita e il cortile interno divenne l’androne del palazzo.
Dal 14 al 30 settembre, le Vie dei tesori entra a Palazzo Castro Grimaldi, per tre week-end di immersione nell’affascinante atmosfera della dimora. Gli operatori della società che gestisce lo spazio accompagneranno il pubblico alla scoperta dei vari ambienti e della storia delle tre famiglie che li hanno abitati.

Per partecipare alle visite guidate basta scaricare i coupon a breve disponibili su leviedeitesori.com: un “pacchetto” di dieci incontri costa dieci euro. Sullo stesso sito verranno pubblicati il carnet dei luoghi che apriranno le porte per il festival e i dettagli della rassegna.

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