Viaggio a Pantelleria, dove anche l’umanità è patrimonio

La costa nera frastagliata, lo scenografico Specchio di Venere, la vite ad alberello e i muretti a secco, la perla nera del Mediterraneo, tra la Sicilia e l’Africa, incanta per fascino e bellezza

di Ornella Reitano

A 85 chilometri dalla penisola tunisina di Capo Bon affiora una delle più belle isole di Sicilia e di tutto il Mediterraneo: Pantelleria incanta e seduce per il suo essere unica. Detta anche “l’isola del vento” e “la perla nera del Mediterraneo” per la sua origine vulcanica, è la quinta isola più grande d’Italia e vanta ben due patrimoni Unesco e un’iscrizione nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali storici.

Costa di Pantelleria

Affascina e ammalia già quando la si scorge dall’oblò dell’aereo. La costa nera frastagliata; lo scenografico Specchio di Venere in cui la dea dell’amore e della bellezza trovò qui, in un lago vulcanico e termale, il luogo ideale in cui potersi ammirare; il nero della lava che esalta il giallo della ginestra e il verde della vegetazione che con ostinazione e perseveranza si fa strada anche grazie al lavoro sapiente dell’uomo.

Lago di Venere

Di certo non è la sola isola vulcanica in Sicilia degna di nota, ma di certo è unica nel suo genere. Non a caso la pratica agricola della vite ad alberello (nel 2014) e l’arte dei muretti a secco (nel 2019) sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Sono opera dell’adattamento dell’uomo in un terreno piuttosto arido, molto fertile ma soggetto a forti venti di scirocco e maestrale. I panteschi hanno saputo trovare un sistema che non altera la storia e l’identità dei luoghi ma li esalta e li valorizza.

Viti e costruzione a secco

La coltivazione ad alberello (vitigno a bacca bianca Zibibbo) è una tecnica molto antica e tramandata nei secoli per via orale. Consiste nel tenere le piante ad altezza d’uomo e nel metterle al riparo dal clima spesso ventoso e sfavorevole circoscrivendo una conca tutt’attorno via via che la pianta cresce. I muretti a secco, invece, sono presenti sull’isola sin dall’epoca fenicia e poi ereditati dai saraceni, arabi e bizantini. La tecnica viene detta a secco perché ogni singola pietra viene squadrata a mano e incastrata con le altre senza alcun utilizzo di malta.

Paesaggio interno con dammusi

Ma non solo muretti e terrazzamenti, con questa tecnica vengono realizzate le tipiche case pantesche: i dammusi, caratterizzati da tetti a cupola bianca per la raccolta di acqua piovana. Sono presenti in tutta l’isola e oltre ad essere testimoni di una particolare tipologia e tecnica costruttiva sono fruibili anche dai turisti grazie alla riconversione in strutture ricettive. La realizzazione dei muretti a secco per preservare le piante e di terrazzamenti per sfruttare anche i terreni più in pendenza rendono Pantelleria uno dei luoghi in cui uomo e natura trovano un’intesa perfetta. Nel 2018 il paesaggio della pietra a secco di Pantelleria è stato iscritto nel Registro nazionale dei Paesaggi rurali storici.

Insegna del Parco nazionale di Pantelleria

Pantelleria non è solo mare, cibo e passito. Il territorio, per l’80 per cento, dal 2016, è Parco nazionale che con i suoi 21 sentieri per un totale di 100 chilometri offre una varietà di itinerari tematici percorribili in autonomia o con guide ufficiali. Quello più panoramico è sicuramente l’itinerario di Montagna Grande lungo i sentieri 971-971-971C che conducono alla parte più alta dell’isola dopo aver superato un dislivello di 460 metri distribuiti su 8 chilometri. Camminando fino alla vetta si può godere di una vista meravigliosa dell’isola e della vicina costa africana.

Ulivi di Pantelleria

Ma tanti altri sono i percorsi da non perdere come quello che da Cala Cinque Denti attraversa il laghetto delle Ondine dove potersi ristorare immergendosi nelle sue fresche acque e poi continuare fino al museo vulcanologico. Per tutti gli altri percorsi, si può consultare il sito internet del parco per valutare la destinazione e i relativi livelli di difficoltà e soprattutto per conoscere quest’isola riservandosi il piacere della scoperta.

Un’isola in cui “anche l’umanità è patrimonio” e dove, per chi arriva in aereo, si viene accolti con legni di imbarcazioni,  testimonianza del dramma dei migranti e la frase “al di là dei muri e delle frontiere”. Di tutto questo non si può non sentire di farne parte.

(Foto di Ornella Reitano)

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