“Cadaveri eccellenti”, via crucis tra i delitti irrisolti

Articoli, foto, testi e appunti in una mostra sugli omicidi che hanno segnato la storia di Palermo: da Piersanti Mattarella a Mauro De Mauro, da Pietro Scaglione a Gaetano Costa, fino a Nino Agostino e Peppino Impastato

di Alessia Franco

Tutto è nato quando, per un caso, il giornalista Salvo Palazzolo scoprì, nel mare magnum del web, le “buste” del giornale L’Ora conservate alla Biblioteca regionale di Palermo. Frammenti di vita, e di morte, di uomini di Stato ma anche di comuni cittadini “che per la Sicilia coltivavano un progetto – sono le parole di Palazzolo – e che per questo pagarono a caro prezzo”. Si chiama “Cadaveri eccellenti. I delitti irrisolti di Palermo: nell’archivio del giornale L’Ora tracce e indizi” la mostra inaugurata ieri alla sala consultazione della biblioteca, dove resterà fino al 19 luglio.

Un momento della presentazione

Un’occasione per ricostruire pezzi importanti della memoria collettiva, ma anche per riflettere sul ruolo dell’informazione in un’epoca di grandi flussi di dati, ma di poco approfondimento. Ad aprire la mostra curata da Palazzolo, il vicedirettore dello storico giornale, Franco Nicastro, il prefetto di Palermo Antonella De Miro, e alcuni familiari delle vittime, Enzo Agostino, Giovanni Impastato e Antonio Scaglione.

Un viaggio, quello raccontato dai nove pannelli esposti, in cui testi, foto, agenzie, ma anche tratti di pennarello e post-it, ripercorrono, come in una via crucis laica, un tessuto fatto di memoria collettiva. C’è il delitto Piersanti Mattarella, con la foto della Fiat 127 utilizzata dai killer, ancora senza nome; ci sono le immagini della scena del delitto Impastato. Ecco il servizio sul mancato attentato al giudice Falcone, all’Addaura, e poi ancora tutti gli altri omicidi rimasti senza un colpevole: Mauro De Mauro, Pietro Scaglione, Gaetano Costa, Nino Agostino, Paolo Giaccone. “Sono foto spesso crude, che oggi non si pubblicherebbero più, ma sono necessarie”, ha detto Palazzotto.

Pagine de L’Ora sul fallito attentato a Falcone

“L’Ora è stato il primo quotidiano ad avviare una grande inchiesta sulla mafia, nel ’58 – conclude Franco Nicastro – e a pagare queste ricerche con un attentato. Non si piegò, titolando il giorno dopo in prima pagina: ‘La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua’. Era un quotidiano che dalla periferia dell’Italia parlava a tutto il Paese, e non solo di mafia: di politica, di costume, di cultura. È per questo che ancora, a ventisette anni dalla chiusura, resta un punto di riferimento, soprattutto in un’epoca di informazione liquida”.

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