Vi racconto Sebastiano, navigante della storia

Aveva in mente un Mediterraneo cosmopolita nella sua essenza più pura, una “fabbrica di civilizzazione” sulle cui sponde si sono confrontati diversi modelli di società

di Maurizio Carta

L’ondata emotiva che ci ha sommersi alla notizia della tragica, ingiusta, scomparsa di Sebastiano Tusa rende difficile scrivere un ricordo perché la memoria si diluisce nelle lacrime e i ricordi appaiono come isole che emergono formando un arcipelago dell’amicizia, della stima, della gratitudine e della consonanza culturale.

Tra i tanti ricordi, voglio condividere gli ultimi più recenti, in due iniziative a distanza di poco tempo l’una dall’altra. Una prima volta proprio nei giorni in cui stava per diventare assessore regionale e l’altra subito dopo. In questa differenza di ruolo sta tutta la cifra umana, scientifica e professionale di Sebastiano Tusa: perché tra le due occasioni fu sempre lo stesso grande uomo che è stato nella sua vita, capace di avere impostazione politica nel suo ruolo di archeologo, di studioso, di professore, di soprintendente, e al contempo capace di avere una visione culturale nella sua recente responsabilità di governo delle politiche culturali siciliane.

Tusa all’inaugurazione della mostra su Antonello da Messina

In entrambe le occasioni, ci regalò la sua visione integralmente pedagogica dei beni culturali e strutturalmente sistemica, come aveva sempre promosso nella sua intensa vita di protagonista della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano, ma sempre con una proiezione internazionale.

La prima delle due iniziative che voglio condividere ha riguardato la proposta di inserimento del Castello a Mare di Palermo nella estensione dell’itinerario arabo-normanno dell’Unesco. Quando fu la volta di Sebastiano Tusa, il discorso sembrò una vela potente che finalmente prende il vento per dispiegarsi e spingere la barca. E noi tutti fummo sospinti dal vento della storia che spirava dalle parole di Tusa per essere portati a navigare un Mediterraneo che lui conosceva bene, sopra e sotto la linea dell’acqua, spesso portando sopra quello che la storia e le disavventure avevano celato sotto. Nel condividere la proposta di fare del Castello a Mare la “porta liquida” che avrebbe accolto il visitatore per svelargli la maestosità e il prezioso sincretismo dell’arte e dell’architettura arabo-normanna a Palermo, alzò il tiro, proponendo, ancora una volta, una visione pedagogica della questione. Propose, infatti, di estendere il senso del progetto di valorizzazione e racconto del Castello arricchendolo di forme di comunicazione contemporanea e di narrazione immersiva che avrebbero coinvolto il fruitore fino a farlo entrare nella storia, rimanendone sedotto e, quindi, suo migliore protettore. La sua idea di rievocare la famosa Battaglia di Palermo del 1676 ci affascinò tutti, portandoci lì in quel momento a sentire i tuoni dei cannoni e le grida dell’arrembaggio trasportati dalla seduzione narrativa della sua idea e carezzati dal soffio della storia che le sue parole sapevano evocare.

Poco dopo ci rincontrammo nella sua amata Pantelleria per discutere insieme, in un intenso pomeriggio di comune amicizia rotariana, del futuro delle isole minori siciliane, di quello che lui chiamava con efficace locuzione “Arcipelago Sicilia”. Ancora una volta Sebastiano Tusa navigò sulle onde della storia, immergendosi nei suoi flutti oscuri per chiunque tranne che per lui e riemergendo portando alla luce reperti di conoscenza, frammenti di identità, ma soprattutto, sempre, una visione ampia, profonda, del Mediterraneo.

In quell’occasione tracciò con le sue parole precise e musicali la mappa di un Mediterraneo cosmopolita nella sua essenza più pura. Un Mediterraneo come “fabbrica di civilizzazione” – come lo definiva Paul Valéry nel 1945 – sulle cui sponde fittamente attraversate si sono confrontati, fecondati e ibridati diversi modelli di società, generando esperimenti ricorsivi di democrazia resa corpo nelle città, nelle architetture, nelle arti, nella poesia. E Sebastiano sapeva leggere lo spartito scritto dalle navi che solcavano questo mare legando le sonorità delle culture che diventavano sinfonia.

Ancora una volta la visione – e la missione – pedagogica di Sebastiano Tusa arricchì la nostra discussione su una “Carta delle Isole Minori Siciliane” di una visione politica di futuro, soprattutto adesso che lui era in condizione di facilitarne avvio e gestione. Una visione del Mediterraneo come fucina di modelli sociali e connettore di pluralismi in cui Sebastiano era coinvolto sia come soggetto pensante, sia come attore politico. Un Mediterraneo che tornasse intessuto da flussi di conoscenza, da reti di musei e parchi archeologici, da sistemi culturali transnazionali. Un Mediterraneo delle tessiture e della pace e mai di separazione e conflitto.

Come ho detto all’inizio di questo flusso di ricordi che la commozione guida dalla memoria per lenire il dolore, io non distinguo un Sebastiano Tusa prima e dopo il suo ruolo di assessore regionale. Per Sebastiano l’impegno politico era la continuazione della scienza con altri mezzi, e contemporaneamente la sua missione di studioso militante e di amministratore esperto era il suo modo di fare politica, convincendo della qualità delle sue idee e proponendo anche la strada per realizzarle.

Così è stato in tutti i suoi ruoli pubblici, fino ad arrivare alla ideazione, organizzazione e guida della Soprintendenza del Mare, il suo capolavoro tra i tanti successi conseguiti e di quelli che avrebbe ancora conseguito se un destino cattivo non ce lo avesse portato via, proprio mentre stava raggiungendo il Kenya per portare la sua personale visione olistica di studioso con responsabilità politiche e di politico con struttura di archeologo.

Il lascito di Sebastiano è forte e reso immortale da quello che lui ha ideato e realizzato, e sono certo che sarà continuato da chi lui ha formato, fatto crescere e responsabilizzato per questo proposito, ma temo che non sarà mai abbastanza vivificato da quelle parole che Sebastiano ci regalava con immensa generosità, e col sorriso di chi sa vedere un po’ più avanti nel futuro. Purtroppo la infausta domenica del 10 marzo il tragico futuro si era vigliaccamente celato anche agli occhi acuti di Sebastiano.

Aveva in mente un Mediterraneo cosmopolita nella sua essenza più pura, una “fabbrica di civilizzazione” sulle cui sponde si sono confrontati diversi modelli di società

di Maurizio Carta

L’ondata emotiva che ci ha sommersi alla notizia della tragica, ingiusta, scomparsa di Sebastiano Tusa rende difficile scrivere un ricordo perché la memoria si diluisce nelle lacrime e i ricordi appaiono come isole che emergono formando un arcipelago dell’amicizia, della stima, della gratitudine e della consonanza culturale.

Tra i tanti ricordi, voglio condividere gli ultimi più recenti, in due iniziative a distanza di poco tempo l’una dall’altra. Una prima volta proprio nei giorni in cui stava per diventare assessore regionale e l’altra subito dopo. In questa differenza di ruolo sta tutta la cifra umana, scientifica e professionale di Sebastiano Tusa: perché tra le due occasioni fu sempre lo stesso grande uomo che è stato nella sua vita, capace di avere impostazione politica nel suo ruolo di archeologo, di studioso, di professore, di soprintendente, e al contempo capace di avere una visione culturale nella sua recente responsabilità di governo delle politiche culturali siciliane.

Tusa all’inaugurazione della mostra su Antonello

In entrambe le occasioni, ci regalò la sua visione integralmente pedagogica dei beni culturali e strutturalmente sistemica, come aveva sempre promosso nella sua intensa vita di protagonista della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano, ma sempre con una proiezione internazionale.

La prima delle due iniziative che voglio condividere ha riguardato la proposta di inserimento del Castello a Mare di Palermo nella estensione dell’itinerario arabo-normanno dell’Unesco. Quando fu la volta di Sebastiano Tusa, il discorso sembrò una vela potente che finalmente prende il vento per dispiegarsi e spingere la barca. E noi tutti fummo sospinti dal vento della storia che spirava dalle parole di Tusa per essere portati a navigare un Mediterraneo che lui conosceva bene, sopra e sotto la linea dell’acqua, spesso portando sopra quello che la storia e le disavventure avevano celato sotto. Nel condividere la proposta di fare del Castello a Mare la “porta liquida” che avrebbe accolto il visitatore per svelargli la maestosità e il prezioso sincretismo dell’arte e dell’architettura arabo-normanna a Palermo, alzò il tiro, proponendo, ancora una volta, una visione pedagogica della questione. Propose, infatti, di estendere il senso del progetto di valorizzazione e racconto del Castello arricchendolo di forme di comunicazione contemporanea e di narrazione immersiva che avrebbero coinvolto il fruitore fino a farlo entrare nella storia, rimanendone sedotto e, quindi, suo migliore protettore. La sua idea di rievocare la famosa Battaglia di Palermo del 1676 ci affascinò tutti, portandoci lì in quel momento a sentire i tuoni dei cannoni e le grida dell’arrembaggio trasportati dalla seduzione narrativa della sua idea e carezzati dal soffio della storia che le sue parole sapevano evocare.

Poco dopo ci rincontrammo nella sua amata Pantelleria per discutere insieme, in un intenso pomeriggio di comune amicizia rotariana, del futuro delle isole minori siciliane, di quello che lui chiamava con efficace locuzione “Arcipelago Sicilia”. Ancora una volta Sebastiano Tusa navigò sulle onde della storia, immergendosi nei suoi flutti oscuri per chiunque tranne che per lui e riemergendo portando alla luce reperti di conoscenza, frammenti di identità, ma soprattutto, sempre, una visione ampia, profonda, del Mediterraneo.

In quell’occasione tracciò con le sue parole precise e musicali la mappa di un Mediterraneo cosmopolita nella sua essenza più pura. Un Mediterraneo come “fabbrica di civilizzazione” – come lo definiva Paul Valéry nel 1945 – sulle cui sponde fittamente attraversate si sono confrontati, fecondati e ibridati diversi modelli di società, generando esperimenti ricorsivi di democrazia resa corpo nelle città, nelle architetture, nelle arti, nella poesia. E Sebastiano sapeva leggere lo spartito scritto dalle navi che solcavano questo mare legando le sonorità delle culture che diventavano sinfonia.

Ancora una volta la visione – e la missione – pedagogica di Sebastiano Tusa arricchì la nostra discussione su una “Carta delle Isole Minori Siciliane” di una visione politica di futuro, soprattutto adesso che lui era in condizione di facilitarne avvio e gestione. Una visione del Mediterraneo come fucina di modelli sociali e connettore di pluralismi in cui Sebastiano era coinvolto sia come soggetto pensante, sia come attore politico. Un Mediterraneo che tornasse intessuto da flussi di conoscenza, da reti di musei e parchi archeologici, da sistemi culturali transnazionali. Un Mediterraneo delle tessiture e della pace e mai di separazione e conflitto.

Come ho detto all’inizio di questo flusso di ricordi che la commozione guida dalla memoria per lenire il dolore, io non distinguo un Sebastiano Tusa prima e dopo il suo ruolo di assessore regionale. Per Sebastiano l’impegno politico era la continuazione della scienza con altri mezzi, e contemporaneamente la sua missione di studioso militante e di amministratore esperto era il suo modo di fare politica, convincendo della qualità delle sue idee e proponendo anche la strada per realizzarle.

Così è stato in tutti i suoi ruoli pubblici, fino ad arrivare alla ideazione, organizzazione e guida della Soprintendenza del Mare, il suo capolavoro tra i tanti successi conseguiti e di quelli che avrebbe ancora conseguito se un destino cattivo non ce lo avesse portato via, proprio mentre stava raggiungendo il Kenya per portare la sua personale visione olistica di studioso con responsabilità politiche e di politico con struttura di archeologo.

Il lascito di Sebastiano è forte e reso immortale da quello che lui ha ideato e realizzato, e sono certo che sarà continuato da chi lui ha formato, fatto crescere e responsabilizzato per questo proposito, ma temo che non sarà mai abbastanza vivificato da quelle parole che Sebastiano ci regalava con immensa generosità, e col sorriso di chi sa vedere un po’ più avanti nel futuro. Purtroppo la infausta domenica del 10 marzo il tragico futuro si era vigliaccamente celato anche agli occhi acuti di Sebastiano.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

1 Comment

  1. Grandissimo esempio per tutti.
    Da seguire senza inventarsi alcun alibi come avviene quotidianamente in Sicilia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend