Battaglia delle Egadi, verso il recupero di nuovi rostri

Sono riprese le attività di ricerca nei fondali a nord-ovest di Levanzo, dove sono tantissimi i reperti individuati tra cui anfore, elmi e oggetti di bordo delle navi

di Giulio Giallombardo

Si tornano a esplorare i fondali della Battaglia delle Egadi. Sono riprese le attività di ricerca subacquea tra i 75 e i 95 metri di profondità a nord-ovest dell’isola di Levanzo, dove l’anno scorso sono stati recuperati diversi reperti, tra cui un rostro romano decorato, unico nel suo genere, con un’incisione che raffigura una vittoria alata (ve ne abbiamo parlato qui). Ma sono tantissimi i reperti individuati e che aspettano solo di essere recuperati, tra cui anfore greco-italiche e puniche, oggetti di bordo, numerosi elmi e altri rostri, armi da guerra, montate nella parte anteriore delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche.

Il team di ricercatori al lavoro

Le indagini sono condotte dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con la Rpm Nautical Foundation e i subacquei altofondalisti della Gue, Global underwater explorer. Lo stesso team che l’anno scorso indagò nell’area di quello che viene considerato il più grande conflitto navale dell’antichità, combattuto nel 241 avanti Cristo, da circa 200mila uomini, con i romani vittoriosi da un lato e i cartaginesi sconfitti dall’altro. Una ricerca su cui lavorava da anni l’assessore e archeologo Sebastiano Tusa, scomparso il 10 marzo scorso nel disastro aereo in Etiopia, per ironia della sorte, lo stesso giorno della Battaglia delle Egadi.

Il rostro decorato

Quest’anno le indagini, iniziate un paio di settimane fa e che proseguiranno fino al 31 agosto, si concentrano proprio nell’area ritenuta più importante per numero di reperti individuati durante la campagna effettuata nella scorsa estate dalla nave oceaonografica Hercules della statunitense Rpm, con il supporto di moderni sonar a scansione laterale, strumenti che permettono di effettuare rilievi più approfonditi, e con multibeam, un tipo di sonar utilizzato per mappare il fondale marino.

Rostri esposti a Favignana

Le ricerche sono appena all’inizio e si è ancora in una fase preliminare. Ma il tentativo sarà di tirare fuori dal mare altri rostri individuati l’anno scorso, che si andranno ad aggiungere agli altri 19 già recuperati, insieme ai 22 elmi e alle numerose anfore. La speranza è che si tratti di reperti preziosi come il rostro decorato con la vittoria alata, chiamato “Egadi 18”, ma è ancora presto per fare ipotesi. “Le indagini sono in corso – spiega a Le Vie dei Tesori News la soprintendente del Mare, Adriana Fresina –  i fondalisti lavorano ogni giorno e la ricerca sta dando risultati interessanti, ma in questo momento non è possibile dire di più. L’idea è quella di recuperare altri rostri, ma non è un’operazione facile. Tutto dipende da una serie di variabili, tra cui le condizioni meteo, per cui bisogna ancora capire quando e se sarà possibile recuperarli. Faremo il possibile, nella speranza di trovare anche altri tesori sommersi”.

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