Un tuffo tra i tesori sommersi del golfo di Palermo

Dalle ancore bizantine alla battaglia del 1676 tra i francesi e la flotta ispano-olandese, riflettori sugli itinerari poco battuti dai sub

di Maria Laura Crescimanno

Il golfo di Palermo, lo sosteneva spesso Sebastiano Tusa, è uno scrigno di tesori ancora da individuare e proteggere. Dopo la sensazionale scoperta in alto fondale della nave romana a largo della punta Falconiera ad Ustica, dove sono iniziati i lavori di ricognizione del relitto (ve ne abbiamo parlato qui), tutto l’areale del golfo tra Solunto ed Imera tornerà adesso sotto la lente degli archeologi subacquei.

Gaetano Lino

La recente nomina dell’assessore ai Beni Culturali Alberto Samonà di ispettore onorario per i Beni culturali sommersi della Provincia di Palermo andata a Gaetano Lino, ingegnere del Genio Civile poi passato alla Soprintendenza del Mare, completa così il quadro tracciato da Tusa. Incarico onorario che sarà agevolato dalla collaborazione dei volontari del gruppo subacqueo di BCSicilia di cui è anche responsabile. Lino, ha lavorato alla Soprintendenza del Mare, dove è stato per molti anni dirigente tecnico, coordinatore in diverse operazioni di ricerca e rilievo tra cui la missione archeologica italiana nell’isola di Ojika in Giappone, la missione siciliana in Libia presso Ra’s Al-Hilal nelle acque della cirenaica, ancora a Bomba e Tobruk, ad Alessandria d’Egitto, nelle fredde acque del mare Baltico a Vyborg, ed infine responsabile di innumerevoli attività di ricerca e recupero nei mari di Sicilia.

Posizione delle flotte della Battaglia di Palermo

Cosa si conserva ancora nei fondali del golfo di Palermo e davanti all’area archeologica di Imera?

“Certamente, anche se ad Imera non si è tenuta una vera e propria battaglia navale ma uno sbarco sulla costa, l’area, pochissimo frequentata da subacquei, merita una campagna di ricerche strumentali, vista l’elevata probabilità di scoprire tracce del passato. A Palermo abbiamo invece documentazione ampia e certa, relativa appunto alla Battaglia di Palermo del 2 giugno 1676, tra francesi e coalizione ispano-olandese. Un progetto della Soprintendenza del Mare, al quale ho direttamente contribuito quando ancora in servizio a fianco di Sebastiano Tusa, prevede indagini strumentali con uso di Side Scan Sonar, Sub Bottom Profiler e Magnetometro. Auspichiamo che possa essere aggiornato e finanziato”.

Ancora di tonnara

Ma quali sono le forze in campo contro il traffico di reperti?

“Un impegno rilevante sarà quello del controllo di cui necessita l’area antistante Porticello che la Soprintendenza del Mare mi ha affidato in quanto periodicamente vengono alla luce diverse rarissime anfore puniche. Nell’area possiamo comunque contare anche sull’impegno per il controllo da parte degli uomini della Capitaneria di Porto di Porticello e del Roan della Guardia di Finanza”.

Percorso delle ancore della tonnara di Solanto

In particolare, cosa avete già individuato e messo in sicurezza? Ci sono itinerari aperti ai subacquei già fruibili?

“Nel mare di Solunto, dal 2007, una fune collega, in un fondale che va da 30 fino a 18 metri di profondità, ben dieci ancore di tonnara e cinque ceppi plumbei di ancore romane. Tutte le ancore si trovano là dove sono state perdute in quanto ancoraggio del pedale della tonnara di Solanto evidentemente attiva sin dai tempi dei greci e dei romani. Ma ancora, un altro itinerario merita di essere visitato e si tratta di quello delle ancore bizantine, otto ancore, anche queste collegate con una fune, posizionate là dove servivano da ancoraggio fisso, probabilmente per una sorta di antico pontile di attracco. È indubbio che la visita di questi due itinerari arricchisce la conoscenza e permette di entrare fisicamente nella nostra storia”.

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