Da Sferracavallo a Tommaso Natale: un tuffo nel passato

Le due borgate di Palermo erano ricche di ville, chiese e torri, alcune delle quali ancora oggi nascoste tra i palazzi della nuova città

di Emanuele Drago*

La contrada di Tommaso Natale, a Palermo, sorse a metà del Settecento su un’ampia area ricca di vigneti e boschi. Per giungervi si percorre via San Lorenzo e Cardillo, tortuose arterie in cui fanno bella mostra numerose e sontuose dimore quali Villa Boscogrande – tra l’altro nel 1962 set privilegiato da Luchino Visconti per l’ambientazione de Il Gattopardo – Villa De Cordova – anch’essa divenuta nel 2007 set per una fiction sulla Baronessa di Carini – Villa Amari, Bonocore Maletto e Montalbano.

Tommaso Natale

Il cuore dell’antico borgo di Tommaso Natale è una piazza un tempo dotata di una fontana, oggi non più esistente, e di una piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista, la quale, a partire dal 1901 sostituì l’antica chiesa “Nostra Signora dei Sette Dolori”. Dalla piazza si diparte la via marchese Natale, che per mezzo di un arco conduce alla settecentesca dimora dell’omonimo commerciante. A quanto pare, in origine, la chiesa del borgo non era altro che uno degli edifici presenti nella corte della villa, che venne adibito a cappella e per questo conosciuta come chiesa di Natale. Successivamente, l’abitazione signorile venne ereditata da un altro Tommaso Natale, marchese di Monterosato, noto filosofo e giurista. Di costui – che allora possedeva anche il palazzo in via porta di Termini, nel centro storico di Palermo – va menzionato un libro dal titolo “Riflessioni politiche intorno all’efficacia e necessità delle pene” che anticipò di ben otto anni il più celebre “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria.

Ingresso con arco a Villa Natale

Per la verità, Tommaso Natale aveva scritto anche altro: da un poema sulla filosofia di Leibniz esposta in versi, fino alla traduzione della stessa Iliade. Benché avesse girato le corti europee, esponendo agli amici quanto elaborato nelle sue “Riflessioni”, non volle mai pubblicare l’opera, perché ebbe il timore di incappare in possibili azioni da parte del Sant’Uffizio. Ma egli, oltre a distinguersi come consigliere di Stato, membro del catasto e delle Regie Poste, fu anche tra i primi a sostenere la laicizzazione dell’insegnamento

Lungomare di Sferracavallo

Dalla piazza Tommaso Natale, superate le ville Parisi e Rossi, si arriva alla località marinara di Sferracavallo. Leggendo i racconti del Villabianca si apprende che il nome della strada era dovuto al fatto che fosse ritenuta infelicissima, date le scabre selci che vi teneva e la sua pessima qualità, tanto che i cavalli a percorrerla perdevano il loro ferri, da cui ne derivò il toponimo di Sferracavallo. Alla metà del Settecento le aguzze felci vennero eliminate e venne realizzata una nuova strada dedicata al viceré Eustachio di Laviefuille.

Villa Natale in una foto d’epoca

La borgata, che si affaccia sul mare della costa nord ovest, tra Capo Gallo e Isola delle Femmine, era costellata da diverse torri di guardia che facevano parte del sistema difensivo contro le scorrerie piratesche. Da punta Matese fino a Barcarello vi erano allocate ben quattro diverse torri, alcune delle quali sono ormai dei ruderi (purtroppo, due di queste torri furono distrutte per costruire l’autostrada che porta a Trapani). Ma la costa è anche ricca di grotte; tra esse spiccano la Grotta Conza, sotto pizzo Monolfo. Ora, a partire dal 1350, la borgata venne anche denominata Calandria, in quanto l’omonima famiglia aveva deciso di edificarvi una grossa tonnara; tonnara accanto a cui, circa tre secoli dopo, sorse un agglomerato di case – la chiusa degli Amorello – il cui toponimo derivò dalla corruzione dei primi proprietari: ovvero, Anna e Giuseppe Morello.

Villa Arezzo Trifiletti in una foto d’epoca

Nella loro chiusa, alla fine del Seicento, la stessa famiglia decise di edificarvi “la chiesa dei tre vescovi” così chiamata per via del fatto che era nata vicino a tre diverse Diocesi (Palermo, Monreale e Mazara). Ma già nel 1840, non potendo più contenere l’enorme numero di fedeli, venne ampliata e sostituita da una nuova chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano. Questi due ex medici, divenuti santi protettori dei pescatori, ancora oggi vengono festeggiati il 26 settembre di ogni anno; i due simulacri lignei, che ritraggono le loro fattezze, vengono portati in processione e fatti ballare per le strade della contrada marinara. Oggi ciò che rimane dell’antica tonnara di Calandria – posta sul versante più a nord del porticciolo di Sferracavallo – è stato inglobato all’interno della villa Arezzo di Trifiletti.

Sulla parte opposta al braccio di mare, in direzione di Capo Gallo, si trovava invece la villa del Maggiore Amari. Tra le ville presenti vanno menzionate Villa Maniscalco Basile, Donzelli e Palazzotto. E fu grazie quest’ultima famiglia che a partire dalla fine dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento, prima con Giovan Battista e poi con Emanuele e Franceso Paolo, che la borgata venne lottizzata. Infine, non va dimenticato che il borgo marinaro, a partire dal 1913, ebbe anche un certo sviluppo turistico, in quanto, nella parte nord – occidentale venne edificato uno stabilimento balneare con palafitte e chalet.

*Docente e scrittore

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1 Comment

  1. Ciao Emanuele, ho letto l’articolo con grande intesse ed ho anche apprezzato la foto pubblicata , molto bella e inedita. E’ tua? Complimenti. Saluti giulia sommariva

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