Un teatro all’aperto tra l’Africa e l’Europa

A Lampedusa, nell’area delle cave, tra Cala Francese e Punta Sottile, iniziati i lavori per uno spazio destinato ad ospitare manifestazioni musicali, teatrali, raduni e eventi culturali

di Ruggero Altavilla

È il lembo di terra più a sud d’Europa. Un sistema di aree di scavo comunicanti tra loro, diventato un suggestivo spazio di trame e tessiture intagliate nella roccia. È in quest’angolo estremo di Lampedusa che nascerà il Teatro Naturale della Cava, frutto di un atteso recupero degli ex siti tra Cala Francese e Punta Sottile. Un progetto di cui si parla da tempo e che in questi giorni ha preso il via con l’inizio dei lavori. “Sarà uno spazio di tutti noi lampedusani, ma anche un sito di interesse turistico e culturale in grado di aumentare l’attrattività della nostra isola”, ha dichiarato il sindaco Totò Martello, che ha annunciato in una nota su Facebook l’avvio dei lavori di risanamento e restauro del sito.

 

Rendering del progetto

In quell’area nascerà uno spazio aperto al pubblico destinato ad ospitare manifestazioni musicali, teatrali, raduni ed eventi culturali. Si tratta di un progetto che ha alle spalle un iter molto lungo: il primo finanziamento risale al 2005 – ricorda il sindaco – , poi nel 2016 il progetto è stato “recuperato” senza però arrivare alla conclusione del percorso amministrativo. “Successivamente, nel 2019 – aggiunge Martello – questa amministrazione comunale, confermando l’incarico all’architetto Vincenzo Latina, già Medaglia d’Oro Architettura Italiana 2012 e Premio Architetto Italiano 2015, ha provveduto alla rimodulazione del progetto stesso, sia in relazione alla tipologia di interventi ed alle opere da realizzare, che per quel che riguarda una serie di aspetti tecnici e burocratici necessari a permettere la pubblicazione dell’avviso pubblico e l’avvio dei lavori”.

L’isola di Lampedusa

L’avviso per l’individuazione della ditta esecutrice dei lavori è stato pubblicato nel 2020 tramite la Centrale unica di committenza dei Comuni di Pantelleria, Lampedusa e Linosa, Ustica e Salemi. L’aggiudicazione – fanno sapere dall’amministrazione comunale – è avvenuta per un importo complessivo di 311mila euro. La consegna alla ditta incaricata è avvenuta lo scorso 29 dicembre 2021, gli interventi sono iniziati il 7 gennaio e saranno ultimati il prossimo 30 giugno. “Il Teatro Naturale della Cava – aggiunge il sindaco –  rappresenterà anche uno spazio in grado di far crescere l’economia dell’isola, sia per la sua valenza turistica che per le manifestazioni e le iniziative che potrà ospitare”.

Barconi dei migranti a Lampedusa

Nella stessa area, inoltre, sorgerà anche un Memoriale delle Migrazioni: un luogo di pausa e riflessione, di meditazione e di preghiera aperto a tutte le religioni e professioni di fede. Sarà collocata un’imbarcazione utilizzata dai migranti per arrivare a Lampedusa e sulla parete perimetrale sud-est della Cava si prevede di realizzare un numero di fori (del diametro variabile da 100 a 50 millimetri) corrispondenti alle vittime, bambini e adulti, del tragico naufragio del 3 ottobre 2013 che provocò la morte di 368 persone. “Uno spazio, questo – conclude Martello – che intende anche ricordare tutte le vittime innocenti delle migrazioni e ribadire il nostro impegno affinché il Mediterraneo possa essere un mare di pace”.

Il progetto del Teatro Naturale della Cava

“Il progetto – spiega l’architetto Vincenzo Latina – è stato immaginato come un’Erma bifronte, come un luogo che interpreti le principali ‘vocazioni’ dell’isola degli ultimi anni: quello della prima accoglienza dei migranti e quello ricettivo del soggiorno turistico-vacanziero. La cava più grande oggetto dell’intervento si estende per circa 6.000 metri quadrati; la seconda area limitrofa misura invece circa 500 metri quadrati. La profondità di scavo varia da 2 a un massimo di 4,5 metri, ed è in parte affiorante dal piano di campagna, situato a pochi metri dalla costa. La peculiare conformazione dell’area di scavo la rende un luogo già di per sé carico di bellezza. I particolari tagli, residui delle estrazioni dei blocchi, hanno lasciato sulle pareti, in modo diffuso, un sistema di incisioni simile a un impressionante retablo di segni”.

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