Il mare delle Egadi regala un rostro decorato

Eccezionale recupero nell’ambito della campagna di ricerche archeologiche subacquee, nel luogo della storica battaglia tra romani e cartaginesi del 241 avanti Cristo

di Marco Russo

Il mare delle Egadi si conferma scrigno di tesori sommersi. Il bilancio di questi ultimi mesi di ricerche, nell’area della storica battaglia del 241 avanti Cristo, parla chiaro: 19 rostri recuperati, 22 elmi del tipo montefortino e numerose anfore. Ma l’ultimo rostro romano recuperato pochi giorni fa, denominato “Egadi 18”, ha qualcosa di speciale: è il primo del suo genere che presenta una decorazione in rilievo raffigurante una vittoria alata a tutto tondo.

Il rostro, arma da sfondamento che veniva montata sulla prua delle navi antiche per affondare le navi nemiche, è stato tirato fuori dai fondali a nord-ovest dell’isola di Levanzo, dove si trovava tra i 75 e i 95 metri di profondità, nel corso della campagna di ricerche effettuata nei mesi di settembre e ottobre dalla Soprintendenza del Mare, in collaborazione con i subacquei altofondalisti della Gue (Global Underwater Explorer) e del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza.

Il luogo della cosiddetta “battaglia delle Egadi” era stato già identificato negli anni scorsi, ma quest’anno le ricerche si sono concentrate in un’area ritenuta più importante per numero di target, individuati durante la campagna effettuata nella scorsa estate dalla nave oceaonografica della statunitense Rpm Nautical Foundation. La zona individuata infatti risultava essere molto promettente, visto che evidenziava la presenza di ben tre rostri.

“La ricerca nei fondali delle Egadi – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Tusa – continua con grande successo, dimostrando ancora una volta la grande ricchezza dei fondali egadini e, in particolare, presso il luogo dove avvenne la battaglia delle Egadi. Malgrado ormai il corpus dei materiali rinvenuti sia estremamente ricco, come dimostra il numero di rostri ed elmi individuati e recuperati, l’originalità di quest’ultimo reperto è foriera di ulteriori sorprese che la ricerca futura sicuramente ci offrirà”.

“È un risultato molto importante – dichiara il soprintendente del mare Adriana Fresina – soprattutto sotto il profilo scientifico, poiché aggiunge altri reperti con caratteristiche assolutamente inedite rispetto a quelli già noti e recuperati e che certamente potranno fornire nuovi dati tipologici, tecnici, epigrafici e storici. Le indagini subacquee, sono state condotte quest’anno con nuove tecniche di ricerca in un esempio di giusto equilibrio fra ricerca strumentale e intervento diretto dell’uomo”.

Queste ultime scoperte si aggiungono alle tante effettuate nel passato in questo tratto di mare tra Levanzo e Marettimo e che hanno permesso di localizzare esattamente il sito in cui si combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità per numero di partecipanti, circa 200mila, tra i Romani, guidati da Lutazio Catulo, e i Cartaginesi, capeggiati da Annone, e che, oltre a chiudere a favore dei primi la lunga e lacerante Prima Guerra Punica, sancì la supremazia di Roma su Cartagine.

Eccezionale recupero nell’ambito della campagna di ricerche archeologiche subacquee, nel luogo della storica battaglia tra romani e cartaginesi del 241 avanti Cristo

di Marco Russo

Il mare delle Egadi si conferma scrigno di tesori sommersi. Il bilancio di questi ultimi mesi di ricerche, nell’area della storica battaglia del 241 avanti Cristo, parla chiaro: 19 rostri recuperati, 22 elmi del tipo montefortino e numerose anfore. Ma l’ultimo rostro romano recuperato pochi giorni fa, denominato “Egadi 18”, ha qualcosa di speciale: è il primo del suo genere che presenta una decorazione in rilievo raffigurante una vittoria alata a tutto tondo.

Il rostro, arma da sfondamento che veniva montata sulla prua delle navi antiche per affondare le navi nemiche, è stato tirato fuori dai fondali a nord-ovest dell’isola di Levanzo, dove si trovava tra i 75 e i 95 metri di profondità, nel corso della campagna di ricerche effettuata nei mesi di settembre e ottobre dalla Soprintendenza del Mare, in collaborazione con i subacquei altofondalisti della Gue (Global Underwater Explorer) e del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza.

Il luogo della cosiddetta “battaglia delle Egadi” era stato già identificato negli anni scorsi, ma quest’anno le ricerche si sono concentrate in un’area ritenuta più importante per numero di target, individuati durante la campagna effettuata nella scorsa estate dalla nave oceaonografica della statunitense Rpm Nautical Foundation. La zona individuata infatti risultava essere molto promettente, visto che evidenziava la presenza di ben tre rostri.

“La ricerca nei fondali delle Egadi – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Tusa – continua con grande successo, dimostrando ancora una volta la grande ricchezza dei fondali egadini e, in particolare, presso il luogo dove avvenne la battaglia delle Egadi. Malgrado ormai il corpus dei materiali rinvenuti sia estremamente ricco, come dimostra il numero di rostri ed elmi individuati e recuperati, l’originalità di quest’ultimo reperto è foriera di ulteriori sorprese che la ricerca futura sicuramente ci offrirà”.

“È un risultato molto importante – dichiara il soprintendente del mare Adriana Fresina – soprattutto sotto il profilo scientifico, poiché aggiunge altri reperti con caratteristiche assolutamente inedite rispetto a quelli già noti e recuperati e che certamente potranno fornire nuovi dati tipologici, tecnici, epigrafici e storici. Le indagini subacquee, sono state condotte quest’anno con nuove tecniche di ricerca in un esempio di giusto equilibrio fra ricerca strumentale e intervento diretto dell’uomo”.

Queste ultime scoperte si aggiungono alle tante effettuate nel passato in questo tratto di mare tra Levanzo e Marettimo e che hanno permesso di localizzare esattamente il sito in cui si combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità per numero di partecipanti, circa 200mila, tra i Romani, guidati da Lutazio Catulo, e i Cartaginesi, capeggiati da Annone, e che, oltre a chiudere a favore dei primi la lunga e lacerante Prima Guerra Punica, sancì la supremazia di Roma su Cartagine.

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