Un ritorno a regola d’arte

Dal Palermo al Louvre e ritorno a Palermo a caccia di un tesoro di arte: la storia di Claudio Gulli

di Chiara Dino

Laurea a Siena, dottorato alla Normale di Pisa, un’incursione in America e tirocinio al Louvre di Parigi: Claudio Gulli non immaginava che i suoi studi sul Medioevo e il Rinascimento lo avrebbero riportato in Sicilia. Sulle tracce di una collezione che si intreccia con le sue prime scoperte

A portarlo su e giù da Palermo sono stati i tratti morbidi delle Madonne di Andrea del Brescianino, “un artista che fa pensare a Raffaello e Andrea del Sarto”. Questa storia fatta di stratificazioni di esperienze e di culture la racconta Claudio Gulli, palermitano con solidi studi in Storia dell’Arte a Siena e dottorato alla Normale di Pisa che adesso è tornato a Palermo, a 31 anni, dopo aver fatto anche due esperienze di lavoro, “fondamentali” al Louvre di Parigi.  Non rinnega niente, anzi spiega: “Studiare fuori mi ha consentito di accorgermi di quale cava di tesori sia Palermo. Da un punto di vista ravvicinato non l’avrei messo a fuoco”. Claudio parte dalla sua città nel 2005: “Ho scelto l’università di Siena perché era la migliore in Storia dell’Arte”. Al secondo anno vince una borsa di studio per trascorrere qualche mese in New Jersey e da lì va più e più volte a New York per una maratona di musei. “In quel periodo pensavo di specializzarmi in arte contemporanea”. Poi virerà sul Medio-Evo e sul Rinascimento. “Sempre a Siena, grazie al mio maestro, Alessandro Bagnoli, ottengo la possibilità di fare un tirocinio al Louvre”.

Ed è un tirocinio che gli cambia la vita: scrive un saggio sul San Giovanni Battista di Leonardo ma soprattutto partecipa agli studi per il restauro dello splendido olio che raffigura Sant’Anna, la Vergine e il bambino con l’agnellino che sono tra le opere leonardiane più importanti del museo parigino. È qui che s’imbatte in un’opera di Andrea del Brescianino che arriva dal Prado ed è qui che l’ex direttore del Louvre Michel Laclotte gli instilla una curiosità. “Ma cosa ne sai della collezione Bordonaro a Palermo” gli dice? È allora, anche se lui ancora non lo sa, che inizia il suo viaggio a ritroso. Starà ancora qualche anno a studiare tra le biblioteche di Firenze e di Monaco, ma è a Palermo che torna e contatta Andrea Bordonaro il quale gli offre la possibilità di studiare la collezione di famiglia dove – ha scoperto nel frattempo –  è contenuta anche un’opera di Andrea del Brescianino. Ed è sempre da qui che la sua strada si incrocia con quella di Massimo Valsecchi, il grande collezionista che decide di investire su Palermo, acquistare Palazzo Butera e trasformarlo in un centro d’arte e cultura.

© Copyright Gattopardo- Riproduzione riservata

Dal Palermo al Louvre e ritorno a Palermo a caccia di un tesoro di arte: la storia di Claudio Gulli

di Chiara Dino

Laurea a Siena, dottorato alla Normale di Pisa, un’incursione in America e tirocinio al Louvre di Parigi: Claudio Gulli non immaginava che i suoi studi sul Medioevo e il Rinascimento lo avrebbero riportato in Sicilia. Sulle tracce di una collezione che si intreccia con le sue prime scoperte

A portarlo su e giù da Palermo sono stati i tratti morbidi delle Madonne di Andrea del Brescianino, “un artista che fa pensare a Raffaello e Andrea del Sarto”. Questa storia fatta di stratificazioni di esperienze e di culture la racconta Claudio Gulli, palermitano con solidi studi in Storia dell’Arte a Siena e dottorato alla Normale di Pisa che adesso è tornato a Palermo, a 31 anni, dopo aver fatto anche due esperienze di lavoro, “fondamentali” al Louvre di Parigi.  Non rinnega niente, anzi spiega: “Studiare fuori mi ha consentito di accorgermi di quale cava di tesori sia Palermo. Da un punto di vista ravvicinato non l’avrei messo a fuoco”. Claudio parte dalla sua città nel 2005: “Ho scelto l’università di Siena perché era la migliore in Storia dell’Arte”. Al secondo anno vince una borsa di studio per trascorrere qualche mese in New Jersey e da lì va più e più volte a New York per una maratona di musei. “In quel periodo pensavo di specializzarmi in arte contemporanea”. Poi virerà sul Medio-Evo e sul Rinascimento. “Sempre a Siena, grazie al mio maestro, Alessandro Bagnoli, ottengo la possibilità di fare un tirocinio al Louvre”.

Ed è un tirocinio che gli cambia la vita: scrive un saggio sul San Giovanni Battista di Leonardo ma soprattutto partecipa agli studi per il restauro dello splendido olio che raffigura Sant’Anna, la Vergine e il bambino con l’agnellino che sono tra le opere leonardiane più importanti del museo parigino. È qui che s’imbatte in un’opera di Andrea del Brescianino che arriva dal Prado ed è qui che l’ex direttore del Louvre Michel Laclotte gli instilla una curiosità. “Ma cosa ne sai della collezione Bordonaro a Palermo” gli dice? È allora, anche se lui ancora non lo sa, che inizia il suo viaggio a ritroso. Starà ancora qualche anno a studiare tra le biblioteche di Firenze e di Monaco, ma è a Palermo che torna e contatta Andrea Bordonaro il quale gli offre la possibilità di studiare la collezione di famiglia dove – ha scoperto nel frattempo –  è contenuta anche un’opera di Andrea del Brescianino. Ed è sempre da qui che la sua strada si incrocia con quella di Massimo Valsecchi, il grande collezionista che decide di investire su Palermo, acquistare Palazzo Butera e trasformarlo in un centro d’arte e cultura.

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