Un porto per la nave di Gela: prende forma il Museo dei relitti greci

Al via i lavori per la struttura espositiva nel Bosco Littorio che custodirà uno dei più importanti ritrovamenti subacquei del patrimonio archeologico del Mediterraneo

di Antonio Schembri

Le operazioni erano partite quattro mesi fa, con l’elaborazione del progetto esecutivo e le successive indagini archeologiche preventive. Adesso, i tanto attesi lavori per costruire il Museo regionale dei relitti greci a Gela prendono concretamente il via e, se il corso della pandemia non causerà nuove interruzioni, verranno ultimati, come stabilito nel piano, alla fine di quest’anno.

I lavori per il Museo dei relitti greci

Dal 2022 la Sicilia e il mondo della cultura potranno contare su una struttura espositiva di oltre 2mila metri quadrati, concepita per custodire in maniera permanente uno dei più emblematici ritrovamenti subacquei del patrimonio archeologico del Mediterraneo. Ovvero, la nave arcaica di Gela, la più antica imbarcazione greca mai riportata alla luce fino ad oggi. Risale infatti a 2.500 anni fa, epoca in cui la città fondata nel 688 avanti Cristo da coloni di Rodi e Creta era già una tra le maggiori potenze della Magna Grecia.

Campagna di ricerca a Gela

Appaltatrice dei lavori una Ati (associazione temporanea di imprese) che ha come capofila l’impresa edile catanese Euroinfrastrutture. L’operazione, dal costo di 2,9 milioni di euro, viene finanziata dalla Regione Siciliana con una dote complessiva di 5 milioni di euro. La parte restante servirà soprattutto all’allestimento di eventi: sia mostre dedicate a questa grossa trireme (che, stando al modello delle navi greche, navigava anche con la spinta di due vele) rinvenuta nelle acque di Bulala, località a breve distanza dal tratto di costa oggi occupato dalla bio-raffineria dell’Eni, sia sulle altre due navi greche – di dimensioni più piccole – che giacciono invece ancora sott’acqua, coperte da sabbia e grotto: una, ben conservata, a breve distanza dal punto di recupero del primo relitto, l’altra individuata durante i lavori per la posa del gasdotto libico, davanti alla foce del fiume Dirillo, che segna il confine tra le province di Caltanissetta e Ragusa.

La nave di Gela esposta a Forlì

“Se la pandemia non imporrà stop, puntiamo a organizzare la prima di queste esposizioni sulla nave recuperata per la prossima estate, in un’apposita struttura che verrà realizzata a fianco del futuro museo” dice Daniela Vullo, soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta. “Il modello di questa mostra – spiega – verrà concepito come prologo alla futura apertura del museo gelese e ricalcherà l’evento intitolato ‘Ulisse. L’arte e il mito’, tenutosi proprio un anno fa ai Musei San Domenico di Forlì”. Quella mostra ha segnato la prima ufficiale “uscita” pubblica dell’ossatura lignea del relitto greco di Gela.

Lingotti in oricalco provenienti dai fondali di Gela

Un recupero complesso, quello della nave lunga 17 metri, ma il cui “fuori tutto” era di certo un po’ più lungo, visto che non è mai stato ritrovato il dritto di prua, disperso dalle correnti marine insieme con altri componenti dello scafo. Dopo tre complesse campagne di scavo subacqueo dal 1989 al 2007, la Soprintendenza di Caltanissetta, allora guidata da Rosalba Panvini, ha curato anche le operazioni di restauro eseguite a Portsmourth, la città affacciata sulla Manica, dove ha sede il laboratorio della marina militare britannica specializzato nel recupero del legno bagnato (è qui che venne recuperata e musealizzata la Mary Rose, la nave ammiraglia della flotta di Enrico VIII). Si trattava quindi di trovare un degno spazio per un museo che potesse accogliere il relitto.

Lingotti e elmi recuperati a Gela

La Soprintendenza nissena l’ha individuato in una porzione del Bosco Littorio, uno degli almeno 20 siti di primario valore archeologico sparpagliati attorno all’odierno abitato di Gela: “Questa porzione del bosco era stata stralciata dal piano paesaggistico e classificata come area di recupero, visto che nei decenni è stata occupata da capannoni industriali. Tuttavia vi abbiamo svolto indagini archeologiche che confermano l’importanza anche di questa zona”, aggiunge la soprintendente.

Un iter quello dei lavori per il museo delle navi in cui non sono mancate difficoltà anche d’ordine giuridico. La gara d’appalto fu espletata cinque anni fa e la ditta aggiudicataria dei lavori fu la stessa compagnia di costruzioni etnea. Quell’esito venne però impugnato da un’impresa concorrente ed è toccato attendere fino al 2019 la decisione del Cga che ha confermato l’aggiudicazione a Euroinfrastrutture. “Da allora si sono dovute rimodulare le procedure d’accesso ai finanziamenti”, specifica Vullo.

La scelta di allocare il nuovo museo proprio nel Bosco Littorio ha – sottolineano alla Soprintendenza – un grande valore simbolico. Quest’area si trova infatti alla base della collina dell’Acropoli che digrada verso l’antico Emporion di Gela, l’area commerciale davanti al mare dove con ogni probabilità la nave oneraria proveniente dall’Egeo era diretta per scaricare oggetti e derrate. “Adesso – conclude Vullo – è come se quella nave ritornasse, dopo 25 secoli, laddove non riuscì ad approdare”.

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