Un museo nei fondali: la mappa dei relitti siciliani

Sono centinaia i beni culturali subacquei. Da anni la Soprintendenza del Mare porta avanti un censimento dei siti di interesse storico da tutelare

di Giulio Giallombardo

Pezzi di storia in fondo al mare. Ingoiati sui fondali, diventati ormai un tutt’uno con pesci e piante acquatiche. Sono centinaia i relitti sommersi nei mari siciliani. Dalle navi greche e romane, a quelle da carico e da guerra di epoca moderna, fino alle imbarcazioni e ai velivoli degli ultimi conflitti mondiali, che sono la maggior parte. Un vero e proprio museo sommerso diffuso che si arricchisce anno dopo anno di nuove scoperte, ognuna con una storia da raccontare.

Mappa dei relitti

Da anni, ormai, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, porta avanti un lavoro di catalogazione dei relitti di interesse storico sommersi. Un censimento che ne conta oltre ottocento soltanto di età postmedievale, che giacciono sui fondali dei mari dell’Isola e del Mediterraneo meridionale. Un patrimonio di siti subacquei tutelato da specifiche ordinanze di regolamentazione emesse dalle Capitanerie di porto di competenza, su richiesta della Soprintendenza del Mare. L’obiettivo dei provvedimenti, oltre a salvaguardare i beni culturali sommersi, è la loro valorizzazione, fruizione e il monitoraggio nel tempo. La tendenza, infatti, è quella di lasciare i reperti in fondo al mare, preferita spesso alla musealizzazione tradizionale, così da superare problemi di restauro e conservazione.

La nave Loreto in una foto d’epoca

Sono, dunque, tantissimi i relitti rimasti lì dove sono affondati. Quelli ritrovati e sottoposti a zone regolamentate sono stati inseriti in una mappa, in continuo aggiornamento, elaborata dalla Soprintendenza del Mare e che riguarda i beni di età moderna e contemporanea. Circondano tutte le coste della Sicilia, dalle Egadi a Capo Passero, fino alle isole di minori (clicca qui per l’elenco). Nel Palermitano, c’è la “Loreto”, nota anche come Nave degli Schiavi, piroscafo francese requisito dalla Regia Marina, con a bordo 350 prigionieri indiani e 50 uomini dell’equipaggio, affondato nel 1942 da un sommergibile inglese al largo di Isola delle Femmine. Nella stessa località, c’è l’aereo tedesco Junkers 52, abbattuto nell’aprile del 1943, mentre, a 100 metri di profondità, al largo di Capo Gallo e del golfo di Mondello, si trova la torpediniera italiana “Chinotto”, affondata da una mina nel 1941, adesso frequente meta dei sub.

Il relitto della nave Loreto

I mari del Trapanese abbondano di relitti, alcuni anche molto antichi. Ci sono i nove cannoni di Cala Spalmatore, a Marettimo, risalenti al XVII secolo; poi a Favignana c’è il “Carmelo Lo Porto”, nave da carico olandese che s’inabissò la notte del 23 giugno del 1971, urtando contro lo scoglio Palumbo; mentre a Levanzo è stato scoperto recentemente un velivolo risalente alla Seconda guerra mondiale, che si unisce a quelli di un caccia monomotore statunitense, di un bombardiere bimotore inglese e di un monomotore con elica tripala del secondo dopoguerra.

Uno dei cannoni di Cala Spalmatore a Marettimo

A Trapani, vicino allo scoglio Porcelli, giace la nave “Filicudi”, ex rimorchiatore del 1898, trasformato in dragamine e affondato per un urto contro una mina nel 1917. Vicino all’isolotto di Formica si trova il cacciambardiere inglese “Wellington”, mentre, sempre al largo di Trapani, c’è la petroliera Pavlos V, diventato “relitto di Tramontana” dopo il naufragio del 1978 e l’esplosione che costò la vita a due membri dell’equipaggio. Nel golfo della tonnara di San Vito Lo Capo, si trova, poi, il cargo cipriota “Kent”, chiamato “nave dei Corani” per il carico di libri che trasportava, affondato a causa di un incendio nel 1978. E ancora relitti, tra navi e aerei, si trovano a Scopello, Castellammare del Golfo, Custonaci e Campobello di Mazara.

Al largo di San Leone, ad Agrigento, in un tratto di mare da sempre interessato da naufragi, a causa di un rilievo roccioso presente a tre metri di profondità, c’è il cosiddetto relitto di scoglio Bottazza, una nave armata risalente presumibilmente al XVII secolo. Mentre un’altra imbarcazione da guerra del XVI secolo giace nella zona di Coda di Volpe, a Sciacca. Al largo di Punta Bianca, si trova il relitto dell’Almerian, piroscafo a vapore inglese affondato da un sommergibile tedesco nel 1918, che, per ironia della sorte, fu l’ultima nave ad avvistare il Titanic prima che andasse a picco. A Lampedusa ci sono, poi, i cannoni di Cala Pisana del XVII secolo e la nave da carico italiana “Marin Sanudo”, anch’essa colpita da un sommergibile nel 1942.

Capo Graziano a Filicudi

Spostandoci nel Messinese, ricchissime di relitti sono le isole Eolie. Solo a Filicudi sono stati individuati una decina di beni, i più antichi risalenti al V secolo avanti Cristo, fino agli anni ’40 del Novecento, tra i quali, c’è il cosiddetto “relitto dei cannoni”, nave armata della seconda metà del ‘500, e la “Città di Milano”, nave posacavi del 1886 affondata nella secca di Capo Graziano. A Panarea, si trova la “Llanishen”, nave da carico britannica del 1875, affondata nel 1885 dopo aver urtato l’isolotto di Lisca Bianca. Poi è di pochi mesi fa il ritrovamento dell’incrociatore italiano “Giovanni dalle Bande Nere”, silurato da un sommergibile britannico nel 1942. Tre sono, invece, i relitti di navi da carico a Messina, in zona Mortelle, Torre Faro e Capo Peloro. Da segnalare, infine, a Capo Passero, nell’estremo lembo meridionale della Sicilia, il Regio sommergibile “Sebastiano Veniero”, affondato nel 1925, e il “Chillingham”, piroscafo inglese del 1878, colato a picco per una collisione con la nave “Malta” il 31 dicembre del 1885. Impossibile elencarli tutti. Da un capo all’altro della Sicilia, la lista dei beni culturali sommersi è interminabile, per non parlare dei relitti di epoca greca e romana. Una lunga carrellata di tesori che si perde negli abissi della storia.

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