Un museo archeologico sepolto sotto la città

Nel corso dei lavori per la rete idrica di Gela, sono riaffiorati nuovi tesori nascosti, tra cui una necropoli con tombe perfettamente conservate

di Giulio Giallombardo

Un gigantesco museo sotterraneo a pochi centimetri dal manto stradale. Non è un mistero che Gela possieda un patrimonio archeologico unico in Sicilia, ma le ultime scoperte lasciano a bocca aperta. Da qualche mese, dopo l’avvio dei lavori di rifacimento per la rete idrica della città, sono riaffiorati durante gli scavi nuovi tesori nascosti. Da via Cicerone, a via Genova fino alla centralissima via Navarra Bresmes, a due passi dalla cattedrale, i cantieri stanno portando alla luce antiche necropoli, con decine di tombe e varie suppellettili, risalenti verosimilmente al V secolo avanti Cristo. Tra le varie scoperte, in via Cicerone, è spuntato un grande sarcofago in terracotta decorato all’interno con due piccole colonne in stile ionico, una cisterna in via Bresmes, e tra le altre tombe, quella di un adulto in via Niscemi, con accanto un’altra di un bambino, perfettamente sigillata, aperta pochi giorni fa.

Alcune delle sepolture in via Genova

Ma il lavoro degli archeologi non si ferma, finché almeno Caltacqua, il gestore del servizio idrico del Nisseno, avrà fondi sufficienti a garantire la prosecuzione degli scavi. La squadra di esperti in questi giorni sta proseguendo la ricerca in via Bresmes, nell’area sacra dove sorgeva un antico tempio, ma restano tanti dubbi sul destino di queste nuove scoperte, che potrebbero diventare occasione di rilancio per una città fuori dai grandi circuiti turistici. Del resto, in un territorio come quello di Gela, dove ad appena 30-40 centimetri di profondità si trova un’intera città sepolta, anche il più banale intervento di pubblica utilità, come l’installazione di un tubo, va ad intercettare tutti gli strati archeologici della città antica. Adesso, infatti, i lavori per la rete idrica sono praticamente fermi, in attesa di capire come far passare i tubi, senza danneggiare i reperti.

“Stiamo conducendo un lavoro di ricerca molto intenso”, racconta a Le Vie dei Tesori News, Marina Congiu, archeologa che si sta occupando degli scavi insieme ad una squadra composta da Gianluca Calà, Angelo Tuttolomondo, Leda Pace e Sebastiano Muratore. Trapelano, però, poche informazioni precise sulle scoperte, perché gli addetti ai lavori non sono autorizzati dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta a diffondere notizie sugli scavi in corso. “Posso solo dire che si tratta di scoperte molto importanti – spiega l’archeologa – fatte nel corso di interventi parziali, a volte difficoltosi, perché siamo costretti a scavare trincee molto ristrette, che ci consentono di fare solo lo stretto necessario. La stratigrafia di Gela è molto complessa e non c’è strada in cui non sia saltato fuori qualcosa”.

La tomba di un bambino in via Butera

Così, adesso, la città è spaccata in due. Secondo alcuni, bisognerebbe ricoprire tutto e far finta di niente; secondo altri, invece, occorre trovare il modo di valorizzare le scoperte, anche se le risorse economiche scarseggiano. La Regione ha fatto sapere di non poter intervenire con finanziamenti pubblici, dal momento che i lavori di scavo sono di competenza di Caltacqua, ma la prossima istituzione del Parco archeologico di Gela, insieme ad altri sparsi per la Sicilia (ve ne abbiamo parlato qui), potrebbe essere l’occasione giusta per la svolta. Un primo passo per ricostruire l’identità perduta della città.

Nel corso dei lavori per la rete idrica di Gela, sono riaffiorati nuovi tesori nascosti, tra cui una necropoli con tombe perfettamente conservate

di Giulio Giallombardo

Un gigantesco museo sotterraneo a pochi centimetri dal manto stradale. Non è un mistero che Gela possieda un patrimonio archeologico unico in Sicilia, ma le ultime scoperte lasciano a bocca aperta. Da qualche mese, dopo l’avvio dei lavori di rifacimento per la rete idrica della città, sono riaffiorati durante gli scavi nuovi tesori nascosti. Da via Cicerone, a via Genova fino alla centralissima via Navarra Bresmes, a due passi dalla cattedrale, i cantieri stanno portando alla luce antiche necropoli, con decine di tombe e varie suppellettili, risalenti verosimilmente al V secolo avanti Cristo. Tra le varie scoperte, in via Cicerone, è spuntato un grande sarcofago in terracotta decorato all’interno con due piccole colonne in stile ionico, una cisterna in via Bresmes, e tra le altre tombe, quella di un adulto in via Niscemi, con accanto un’altra di un bambino, perfettamente sigillata, aperta pochi giorni fa.

Alcune delle sepolture in via Genova

Ma il lavoro degli archeologi non si ferma, finché almeno Caltacqua, il gestore del servizio idrico del Nisseno, avrà fondi sufficienti a garantire la prosecuzione degli scavi. La squadra di esperti in questi giorni sta proseguendo la ricerca in via Bresmes, nell’area sacra dove sorgeva un antico tempio, ma restano tanti dubbi sul destino di queste nuove scoperte, che potrebbero diventare occasione di rilancio per una città fuori dai grandi circuiti turistici. Del resto, in un territorio come quello di Gela, dove ad appena 30-40 centimetri di profondità si trova un’intera città sepolta, anche il più banale intervento di pubblica utilità, come l’installazione di un tubo, va ad intercettare tutti gli strati archeologici della città antica. Adesso, infatti, i lavori per la rete idrica sono praticamente fermi, in attesa di capire come far passare i tubi, senza danneggiare i reperti.

“Stiamo conducendo un lavoro di ricerca molto intenso”, racconta a Le Vie dei Tesori News, Marina Congiu, archeologa che si sta occupando degli scavi insieme ad una squadra composta da Gianluca Calà, Angelo Tuttolomondo, Leda Pace e Sebastiano Muratore. Trapelano, però, poche informazioni precise sulle scoperte, perché gli addetti ai lavori non sono autorizzati dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta a diffondere notizie sugli scavi in corso. “Posso solo dire che si tratta di scoperte molto importanti – spiega l’archeologa – fatte nel corso di interventi parziali, a volte difficoltosi, perché siamo costretti a scavare trincee molto ristrette, che ci consentono di fare solo lo stretto necessario. La stratigrafia di Gela è molto complessa e non c’è strada in cui non sia saltato fuori qualcosa”.

La tomba di un bambino in via Butera

Così, adesso, la città è spaccata in due. Secondo alcuni, bisognerebbe ricoprire tutto e far finta di niente; secondo altri, invece, occorre trovare il modo di valorizzare le scoperte, anche se le risorse economiche scarseggiano. La Regione ha fatto sapere di non poter intervenire con finanziamenti pubblici, dal momento che i lavori di scavo sono di competenza di Caltacqua, ma la prossima istituzione del Parco archeologico di Gela, insieme ad altri sparsi per la Sicilia (ve ne abbiamo parlato qui), potrebbe essere l’occasione giusta per la svolta. Un primo passo per ricostruire l’identità perduta della città.

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