Un faro di Ustica diventerà resort e museo del mare

L’edificio di Punta Omo Morto riqualificato ospiterà una struttura ricettiva. Spazio anche alla riapertura del parco Ailanto dopo anni di abbandono

di Maria Laura Crescimanno

La piccola Ustica non è solo un concentrato di paesaggi marini mozzafiato, ma anche espressione di un patrimonio storico e culturale mediterraneo di inestimabile valore e bellezza. Un’isola vulcanica, dal cuore agricolo, dove è in corso da anni un puntuale recupero da parte degli abitanti, della terra e delle colture autoctone, dalla lenticchia locale, agli ortaggi, dal grano al vino. Tutta la costa, palmo a palmo, racconta la storia geologica e preistorica dell’isola, al centro del Mediterraneo sin dalle antiche rotte dell’ossidiana, ed è oggetto di attenzione e interventi di recupero. A partire dalla bonifica della plastica sulle spiagge della riserva, curata quest’anno dai volontari del Wwf Sicilia Nord occidentale. Tema di drammatica attualità, di cui si parlerà su Linea Blu in onda su Rai Uno il 10 agosto.

Il parco Ailanto in via di riqualificazione

Ma l’isola aspetta ormai a giorni la riapertura del parco Ailanto, grande spazio verde suburbano sotto la Falconiera, caduto in stato di abbandono dopo anni di chiusura, che si estende a strapiombo sul blu con vista sul faraglione. Aprirà al pubblico a fine luglio, ritornando ad essere il magico luogo di ritrovo per il tramonto, dopo un’inverno di intensi lavori per riqualificare il verde ed i sentieri. L’Ailanto Natural Park, tra piante tropicali e mediterranee di rara bellezza e dimensione, offrirà in chiave ecosostenibile riparo, buon cibo, musica ed eventi dal mattino alla notte inoltrata.

Il faro di Punta Omo Morto

Anche la Punta dell’Omo Morto, il costone roccioso che si alza oltre il verde del parco, quasi ad incorniciarlo con la sagoma squadrata del faro omonimo, è destinato a cambiare la sua storia. Il faro nei prossimi anni ospiterà un eco-resort con un piccolo museo del mare al suo interno. L’idea è della Sabir Immobiliare di Palermo, concessionaria già del faro di punta Spalmatore, che ha realizzato il progetto di ricettività alberghiera, in concessione per 19 anni, firmato dallo studio Vajana e partners, aggiudicandosi il bando pubblico del 2018 Valore Paese.

Veduta dal parco Ailanto

Gestito ancora dal farista Giuseppe De Luca che andrà in pensione tra qualche anno, il faro come si legge dal progetto denominato “Marina”, si aprirà ad una nuova accoglienza esperienziale, offrendo una vacanza per novelli faristi. Nelle strutture da riqualificare, verrà realizzato un boutique hotel con sei suite con vista. In pratica, gli ospiti dell’eco-resort, che troveranno alloggio nei corpi attigui alla torre ottagonale con la lanterna, rivivranno e scopriranno l’emozione della vita in un faro, inteso come casa e con esso i ricordi e le narrazioni di un’epopea significativa non solo per la storia isolana, ma anche per quella della navigazione in generale.

Saranno restaurate e visitabili la stanza del marconista, la galleria del faro e sarà creato un piccolo museo che consentirà, attraverso momenti di incontro con la comunità locale, di ripercorrere l’epopea del mestiere di farista. Come l’affascinante vita di Vincenzo Di Bartolo, capitano di lungo corso usticese, che doppiò Capo Horn, giunse a Sumatra, e finì i suoi giorni in solitudine ritirandosi sulla sua isola.

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