Un capitello ionico trovato in un pozzo a Gela

Il reperto, probabilmente appartenente a un edificio sacro, è stato scoperto durante i lavori di scavo per la posa di cavi elettrici

di Giulio Giallombardo

Ovunque si scavi a Gela, saltano fuori pezzi di storia. Lembi di necropoli sepolte appena sotto le strade della città, sarcofagi monumentali, ceramiche a non finire e anche scheletri perfettamente conservati. Ma la nuova scoperta di questi giorni, sembra destinata a scrivere nuove pagine nella storia della città. Nel corso dei lavori di scavo per la posa di cavi elettrici, condotto sotto la sorveglianza archeologica della Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta, è stato ritrovato un grande capitello ionico perfettamente conservato.

Il capitello ionico ritrovato a Gela

Il reperto, lungo 60 centimetri, profondo 51 e alto 34, è stato tirato fuori da un pozzo in via Sabello, in piena area urbana. Non appena gli archeologi hanno notato la caratteristica coppia di volute contrapposte, tipiche dello stile ionico, legate tra loro da un cordoncino ricurvo a rilievo, hanno subito capito che si trovavano davanti a un reperto eccezionale, proveniente quasi certamente da un edificio importante, forse un tempio. Ipotesi quest’ultima rafforzata dal ritrovamento di un pezzo di colonna nello stesso pozzo, che attualmente è in fase di estrazione. I ricercatori dovranno adesso capire se la colonna e il capitello – come probabile – appartenevano allo stesso edificio e in base alle caratteristiche ipotizzare la provenienza e la datazione.

Il reperto trasportato

Il ritrovamento del capitello, arriva subito dopo la scoperta di sette grandi blocchi di pietra arenaria dello spessore medio di 25 centimetri e dimensioni comprese tra 40 e 105 centimetri di lunghezza e profondi fra i 30 e 40. Secondo le prime valutazioni fatte dagli archeologi, i conci di tufo sembrerebbero simili a quelli utilizzati nella polis greca per gli edifici monumentali. Da un primo tentativo di inquadramento cronologico e culturale – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – sembra possibile ipotizzare che si tratti di un unico manufatto di cui le lastre costituivano verosimilmente parte della trabeazione, mentre il capitello avrà costituito una decorazione anteriore dell’edificio con collocazione storica tra la fine del VI e il V secolo avanti Cristo.

Il capitello faceva parte di un edificio

Lo scavo è stato diretto dall’archeologa incaricata da E-Distribuzione, Marina Congiu, che ha operato con la supervisione della direttrice della Sezione archeologica della Soprintendenza di Caltanissetta, Carla Guzzone. “È un ritrovamento unico, anche se è ancora presto per fare ipotesi sulla provenienza – ha detto a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Daniela Vullo – . A parte i due capitelli rinvenuti negli anni ’50 del secolo scorso e custoditi al museo archeologico regionale, scoperte del genere sono davvero rare. Certamente avremo un quadro più chiaro quando tireremo fuori la colonna sottostante e anche le ceramiche che abbiamo ritrovato nel pozzo”.

Il Museo archeologico di Gela

Quello che appare certo, soprattutto per il decoro e l’accuratezza degli elementi architettonici, è che si tratti di un edificio di una certa rilevanza, probabilmente pubblico. Anche se gli archeologi si stanno interrogando anche sul perché il capitello, la colonna e conci di tufo si trovino in quella zona, come ci siano finiti e perché – se appartenenti allo stesso edificio – si siano ridotti a pezzi. “Dal momento che si tratta di reperti di grandi dimensioni e molto pesanti – spiega ancora la soprintendente – è probabile che provenissero da una zona vicina, perché trasportarli da un punto all’altro della città sarebbe stato complicato, visto il peso e la dimensione. Sono stati messi lì per una ragione che ancora non conosciamo”.

Una delle sale del Museo archeologico

In attesa di rimettere insieme tutti i pezzi, l’intenzione è quella di non tenere chiusi i reperti in un deposito, ma di esporli al pubblico. “Un pezzo così importante come questo capitello deve assolutamente essere ammirato da tutti – sottolinea la soprintendente – . Valuteremo insieme all’assessorato regionale dove e quando esporlo, ma in questo momento è prematuro fare ipotesi. Io sono sempre dell’idea di rendere fruibili i beni e soprattutto credo sia giusto conservarli e metterli in mostra negli stessi luoghi dove sono stati recuperati”.

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