Un appello al Papa per salvare San Ciro

Sono anni che si parla di un possibile recupero della chiesa, che si trova a due passi dall’imbocco dell’autostrada Palermo-Catania. Adesso la Soprintendenza vuole avviare lavori di manutenzione per arginare il degrado

di Giulio Giallombardo

Appare un po’ spettrale a chi lascia o fa ritorno a Palermo. Veglia sulle antiche sorgenti che si sprigionano da Monte Grifone, dov’è racchiusa una delle più ricche falde idriche della città. La chiesa di San Ciro a Maredolce è come una sentinella che, silenziosa, continua a custodire parte della Conca d’Oro e quello che un tempo era il Parco della Favara, ormai soffocato dal cemento.

Sono anni che si parla di un possibile recupero della chiesa settecentesca, che si trova a due passi dall’imbocco dell’autostrada Palermo-Catania. Ma, escludendo qualche sporadico tentativo di valorizzazione da parte di residenti volontari di Bonagia e del parroco don Angelo Mannina, che pochi anni fa, vi celebrò anche una messa, la struttura sta cadendo a pezzi. Oggi, in occasione della visita di Papa Francesco, sulla facciata della chiesa è spuntato anche uno striscione che lancia un appello al pontefice: “Benvenuto Papa Francesco, vieni e ripara la tua casa”, si legge.

Per arginare un declino che sembra inesorabile, la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo ha da poco pubblicato un avviso per avviare lavori urgenti di manutenzione. L’impegno di spesa, che sarà a carico del Dipartimento regionale, ammonta a 65mila euro, una cifra per un intervento tampone volto soprattutto al ripristino degli infissi privi di protezione. I lavori – si legge sull’avviso diffuso dalla Soprintendenza – si sono resi necessari per arginare “i danni provocati dalle infiltrazioni d’acqua che avvengono dalle coperture e dai sistemi di smaltimento intasati dalla vegetazione”, così da impedire “un ulteriore degrado dell’edificio che potrebbe mettere a rischio la pubblica incolumità”.

Insomma, in questo caso si tratterà, più che altro, di un intervento di riduzione del danno. La chiesa appartiene alla Curia ed in passato tutti i tentativi di un recupero strutturale si sono arenati per mancanza di fondi. “Il nostro – spiega il soprintendente di Palermo, Lina Bellanca, a Le Vie dei Tesori News – sarà un piccolo intervento che servirà a ripristinare gli infissi, dal momento che ci sono i colombi che entrano e sporcano all’interno. Stiamo cercando di fare qualcosa per evitare il peggiorare della situazione. Abbiamo fatto lo stesso nella chiesa dell’Origlione, a Ballarò, oggi riaperta anche per Manifesta 12, sistemando gli infissi e ripulendo all’interno”.

Chissà se anche San Ciro avrà la stessa sorte. Attualmente nell’area dove sorge la chiesa è il trionfo dell’abbandono, la zona è stata più volte trasformata in discarica abusiva e bivacco di senzatetto e tossicodipendenti. L’unico intervento di restauro conservativo risale agli anni Ottanta del secolo scorso, ma dopo è solo un lungo oblio, interrotto da qualche sporadica iniziativa privata. La musica, purtroppo, non cambia anche per i vicini tre archi di età araba, testimonianza dell’antico impianto idraulico, che servivano a far confluire le acque dalle sorgenti del Monte Grifone, verso il lago di Maredolce, attorno al Castello della Favara. Per arrivarci bisogna farsi strada attraverso una selva di canne che qualcuno ha tagliato, lasciandole lungo il percorso.

E pensare che secondo lo storico Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, l’area dove si trova la chiesa, per la sua fertilità, era consacrata alla dea Cerere e in estate vi si celebravano rituali in suo onore. Oggi l’unico culto che sembra essere rimasto è quello del degrado.

Sono anni che si parla di un possibile recupero della chiesa, che si trova a due passi dall’imbocco dell’autostrada Palermo-Catania. Adesso la Soprintendenza vuole avviare lavori di manutenzione per arginare il degrado

di Giulio Giallombardo

Appare un po’ spettrale a chi lascia o fa ritorno a Palermo. Veglia sulle antiche sorgenti che si sprigionano da Monte Grifone, dov’è racchiusa una delle più ricche falde idriche della città. La chiesa di San Ciro a Maredolce è come una sentinella che, silenziosa, continua a custodire parte della Conca d’Oro e quello che un tempo era il Parco della Favara, ormai soffocato dal cemento.

Sono anni che si parla di un possibile recupero della chiesa settecentesca, che si trova a due passi dall’imbocco dell’autostrada Palermo-Catania. Ma, escludendo qualche sporadico tentativo di valorizzazione da parte di residenti volontari di Bonagia e del parroco don Angelo Mannina, che pochi anni fa, vi celebrò anche una messa, la struttura sta cadendo a pezzi. Oggi, in occasione della visita di Papa Francesco, sulla facciata della chiesa è spuntato anche uno striscione che lancia un appello al pontefice: “Benvenuto Papa Francesco, vieni e ripara la tua casa”, si legge.

Per arginare un declino che sembra inesorabile, la Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo ha da poco pubblicato un avviso per avviare lavori urgenti di manutenzione. L’impegno di spesa, che sarà a carico del Dipartimento regionale, ammonta a 65mila euro, una cifra per un intervento tampone volto soprattutto al ripristino degli infissi privi di protezione. I lavori – si legge sull’avviso diffuso dalla Soprintendenza – si sono resi necessari per arginare “i danni provocati dalle infiltrazioni d’acqua che avvengono dalle coperture e dai sistemi di smaltimento intasati dalla vegetazione”, così da impedire “un ulteriore degrado dell’edificio che potrebbe mettere a rischio la pubblica incolumità”.

Insomma, in questo caso si tratterà, più che altro, di un intervento di riduzione del danno. La chiesa appartiene alla Curia ed in passato tutti i tentativi di un recupero strutturale si sono arenati per mancanza di fondi. “Il nostro – spiega il soprintendente di Palermo, Lina Bellanca, a Le Vie dei Tesori News – sarà un piccolo intervento che servirà a ripristinare gli infissi, dal momento che ci sono i colombi che entrano e sporcano all’interno. Stiamo cercando di fare qualcosa per evitare il peggiorare della situazione. Abbiamo fatto lo stesso nella chiesa dell’Origlione, a Ballarò, oggi riaperta anche per Manifesta 12, sistemando gli infissi e ripulendo all’interno”.

Chissà se anche San Ciro avrà la stessa sorte. Attualmente nell’area dove sorge la chiesa è il trionfo dell’abbandono, la zona è stata più volte trasformata in discarica abusiva e bivacco di senzatetto e tossicodipendenti. L’unico intervento di restauro conservativo risale agli anni Ottanta del secolo scorso, ma dopo è solo un lungo oblio, interrotto da qualche sporadica iniziativa privata. La musica, purtroppo, non cambia anche per i vicini tre archi di età araba, testimonianza dell’antico impianto idraulico, che servivano a far confluire le acque dalle sorgenti del Monte Grifone, verso il lago di Maredolce, attorno al Castello della Favara. Per arrivarci bisogna farsi strada attraverso una selva di canne che qualcuno ha tagliato, lasciandole lungo il percorso.

E pensare che secondo lo storico Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, l’area dove si trova la chiesa, per la sua fertilità, era consacrata alla dea Cerere e in estate vi si celebravano rituali in suo onore. Oggi l’unico culto che sembra essere rimasto è quello del degrado.

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