Un altro tecnico dopo Tusa? Si va verso la continuità

L’Ufficio di Gabinetto, composto dai suoi uomini di fiducia, confermato dal presidente della Regione. L’assessore era risultato primo per gradimento in un sondaggio che doveva restare riservato e che è stato reso pubblico dopo la sua morte

di Redazione

La parola d’ordine all’assessorato regionale ai Beni culturali è continuità. Nel silenzio irreale degli uffici di piazza Croci, tra facce meste e occhi lucidi, il lavoro va avanti sul solco di quanto programmato da Sebastiano Tusa, quasi come se quel volo dove viaggiava l’assessore non fosse precipitato e lui fosse in missione, pronto a tornare con la sua energia vulcanica. L’Ufficio di Gabinetto, guidato da Giovanni Angileri, è stato confermato con decreto del presidente della Regione, Nello Musumeci (che ha assunto l’incarico di Tusa ad interim) ed è pienamente operativo: lavora alacremente all’istituzione degli ultimi parchi archeologici che mancano all’appello per la completa attuazione della legge del 2000. Il 7 marzo Tusa ha fatto in tempo a firmare il decreto per quello di Leontinoi, a Carlentini. Restano quelli di Catania, di Lilibeo–Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Kamarina, di Cava d’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro–Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. I parchi acquisiscono autonomia gestionale e finanziaria, uno dei progetti chiave dell’assessore scomparso, progetto voluto fortemente da Musumeci.

Sebastiano Tusa

Alla scrivania, con la solita serratissima agenda, anche il direttore generale dell’assessorato, Sergio Alessandro. Mentre da mezzo mondo (Giappone, Australia, Stati Uniti) arrivano messaggi di cordoglio, testimonianze, ricordi. E in Sicilia ci si interroga invece su quando saranno i funerali: domanda difficile, perché in Etiopia si continua a lavorare sul cratere del volo schiantato, e poco o niente è stato trovato: non improbabile l’ipotesi di una preghiera senza alcuna bara. L’aereo era pieno di carburante e ha raggiunto temperature altissime nel momento dello schianto.

Ancora inopportuno ragionare pubblicamente sulla successione su una poltrona che aveva trovato in Tusa un raro equilibrio tra indiscutibile competenza e gradimento politico, una figura di tecnico che il mondo dei beni culturali dell’Isola riconosceva come interlocutore autorevole ma vicino. “Uno di noi”, ripetono tutti. L’orientamento è quello di mettere su quella poltrona un altro tecnico – forse anche un interno, scelto nella rosa di soprintendenti, direttori di musei e di parchi -, un segnale di continuità che premierebbe la scelta fatta con Tusa, risultato il più amato degli assessori nel sondaggio di Demopolis reso pubblico dalla Regione ieri, quasi un omaggio alla sua memoria. Con il 38 per cento di gradimento (e solo due siciliani su dieci scontenti) batteva di poco il delegato alla salute Ruggero Razza e surclassava gli altri. Doveva restare riservata, avrebbe potuto scatenare musi lunghi tra gli assessori politici, ma la sciagura aerea ha avuto il sopravvento sulla prudenza. Un bel risultato dopo i boatos di questi ultimi mesi, che volevano l’archeologo traballante in vista di un possibile rimpasto alla vigilia delle elezioni europee. Una poltrona più volte rivendicata dai partiti.

La sede dell’assessorato regionale alla Cultura

Una poltrona strategica che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi ben tredici assessori in dieci anni, con incarichi lampo e avvicendamenti vorticosi, al ritmo di alleanze e rotture di partito: solo nella giunta Crocetta, dal 2012, ce n’erano stati sei, alcuni in carica solo per pochi mesi: Antonino Zichichi, Mariarita Sgarlata, Giusi Furnari, Antonio Purpura, Carlo Vermiglio, Aurora Notarianni. Poi, con Musumeci, la nomina a tempo di Sgarbi – tributo pagato a Berlusconi, nell’attesa delle elezioni politiche che avrebbero visto il critico d’arte candidato con successo – e l’approdo a Tusa. L’auspicio di tanti era che l’archeologo “tenesse” per tutti i cinque anni di governo. Ma lui, il navigatore inaffondabile, il sub pronto a ogni immersione, l’uomo di ferro che aveva vinto anche una malattia micidiale, è morto sull’aereo che lo portava nel cuore dell’Africa, per una conferenza internazionale dell’Unesco. “Come un esploratore di altri tempi”, ricorda qualcuno in ufficio asciugandosi una lacrima.

L’Ufficio di Gabinetto, composto dai suoi uomini di fiducia, confermato dal presidente della Regione. L’assessore era risultato primo per gradimento in un sondaggio che doveva restare riservato e che è stato reso pubblico dopo la sua morte

di Redazione

La parola d’ordine all’assessorato regionale ai Beni culturali è continuità. Nel silenzio irreale degli uffici di piazza Croci, tra facce meste e occhi lucidi, il lavoro va avanti sul solco di quanto programmato da Sebastiano Tusa, quasi come se quel volo dove viaggiava l’assessore non fosse precipitato e lui fosse in missione, pronto a tornare con la sua energia vulcanica. L’Ufficio di Gabinetto, guidato da Giovanni Angileri, è stato confermato con decreto del presidente della Regione, Nello Musumeci (che ha assunto l’incarico di Tusa ad interim) ed è pienamente operativo: lavora alacremente all’istituzione degli ultimi parchi archeologici che mancano all’appello per la completa attuazione della legge del 2000. Il 7 marzo Tusa ha fatto in tempo a firmare il decreto per quello di Leontinoi, a Carlentini. Restano quelli di Catania, di Lilibeo–Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Kamarina, di Cava d’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro–Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari. I parchi acquisiscono autonomia gestionale e finanziaria, uno dei progetti chiave dell’assessore scomparso, progetto voluto fortemente da Musumeci.

Sebastiano Tusa

Alla scrivania, con la solita serratissima agenda, anche il direttore generale dell’assessorato, Sergio Alessandro. Mentre da mezzo mondo (Giappone, Australia, Stati Uniti) arrivano messaggi di cordoglio, testimonianze, ricordi. E in Sicilia ci si interroga invece su quando saranno i funerali: domanda difficile, perché in Etiopia si continua a lavorare sul cratere del volo schiantato, e poco o niente è stato trovato: non improbabile l’ipotesi di una preghiera senza alcuna bara. L’aereo era pieno di carburante e ha raggiunto temperature altissime nel momento dello schianto.

Ancora inopportuno ragionare pubblicamente sulla successione su una poltrona che aveva trovato in Tusa un raro equilibrio tra indiscutibile competenza e gradimento politico, una figura di tecnico che il mondo dei beni culturali dell’Isola riconosceva come interlocutore autorevole ma vicino. “Uno di noi”, ripetono tutti. L’orientamento è quello di mettere su quella poltrona un altro tecnico – forse anche un interno, scelto nella rosa di soprintendenti, direttori di musei e di parchi -, un segnale di continuità che premierebbe la scelta fatta con Tusa, risultato il più amato degli assessori nel sondaggio di Demopolis reso pubblico dalla Regione ieri, quasi un omaggio alla sua memoria. Con il 38 per cento di gradimento (e solo due siciliani su dieci scontenti) batteva di poco il delegato alla salute Ruggero Razza e surclassava gli altri. Doveva restare riservata, avrebbe potuto scatenare musi lunghi tra gli assessori politici, ma la sciagura aerea ha avuto il sopravvento sulla prudenza. Un bel risultato dopo i boatos di questi ultimi mesi, che volevano l’archeologo traballante in vista di un possibile rimpasto alla vigilia delle elezioni europee. Una poltrona più volte rivendicata dai partiti.

La sede dell’assessorato regionale alla Cultura

Una poltrona strategica che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi ben tredici assessori in dieci anni, con incarichi lampo e avvicendamenti vorticosi, al ritmo di alleanze e rotture di partito: solo nella giunta Crocetta, dal 2012, ce n’erano stati sei, alcuni in carica solo per pochi mesi: Antonino Zichichi, Mariarita Sgarlata, Giusi Furnari, Antonio Purpura, Carlo Vermiglio, Aurora Notarianni. Poi, con Musumeci, la nomina a tempo di Sgarbi – tributo pagato a Berlusconi, nell’attesa delle elezioni politiche che avrebbero visto il critico d’arte candidato con successo – e l’approdo a Tusa. L’auspicio di tanti era che l’archeologo “tenesse” per tutti i cinque anni di governo. Ma lui, il navigatore inaffondabile, il sub pronto a ogni immersione, l’uomo di ferro che aveva vinto anche una malattia micidiale, è morto sull’aereo che lo portava nel cuore dell’Africa, per una conferenza internazionale dell’Unesco. “Come un esploratore di altri tempi”, ricorda qualcuno in ufficio asciugandosi una lacrima.

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