Ultimo weekend per scoprire Catania con il Festival

Le Vie dei Tesori vi porta lungo i camminamenti segreti delle monache, nei palazzi nobiliari custodi di bellezze e segreti, e nella storia antica della città capace di risorgere come una fenice

di Redazione

“Rinasco dalle ceneri ancor più bella”. Catania è come la fenice che trattiene l’iscrizione incisa sulla Porta Garibaldi, a simbolo di una popolazione che, instancabile, ha continuato a ricostruire la propria città sulle ceneri della precedente. E questo ultimo weekend del Festival de Le Vie dei Tesori è un’opportunità unica per scoprire in quanti modi questa città può affascinare i suoi visitatori: dai segreti delle monache all’opulenza dei palazzi nobiliari, fino alle storie antiche e controverse del suo passato recente o di quello remoto. 

C’è per esempio quel palazzo Asmundo di Gisira costruito nel 1704, dopo il terremoto del 1693, che è tra i primi edifici a essere eretto nella piazza, all’epoca di San Filippo, oggi Mazzini, su cui si affaccia. Nato su progetto dell’architetto Giuseppe Palazzotto e per volere di Adamo Asmundo, oggi è stato trasformato in albergo di alto profilo. Ospita in questi giorni una personale pop di Max Ferrigno.

Merita una tappa anche la cappella romana all’interno della caserma “Santangelo Fulci” nell’ex convento carmelitano di Maria Santissima dell’Annunziata: sarà aperta solo sabato, fino alle 13, ed è il più grande edificio funerario antico della città, per tradizione indicato come il sepolcro consacrato al poeta greco Stesicoro. Ha una storia controversa, e per parecchio tempo è stato inaccessibile perché occupato come magazzino dai commercianti della vicina “a fera ‘o luni”.

E poi le storie legate ai camminamenti segreti delle monache: perché se ogni famiglia nobiliare aveva la sua monaca, queste comunque si distinguevano per lignaggio: Gravina e Moncada rinchiudevano le loro fanciulle a San Giuliano, le altre venivano accolte a San Placido o tra le Clarisse, ultime (cioè più povere) le monache di santa Chiara, chiamate “le biscottare” perché producevano dolci e accoglievano borghesi e popolane. Questo è l’ultimo fine settimana con Le Vie dei Tesori per scoprire (su prenotazione e a gruppi) i camminamenti segreti delle suore a Santa Chiara e a San Giuliano. Chi invece vuole percorrere il camminamento sopra Porta Uzeda, può farlo domattina, sabato, dalle 9.30 alle 13. 

Infine, non perdetevi la visita a palazzo Biscari: tale è la sua bellezza che, quando gli ufficiali inglesi durante la seconda guerra, arrivarono qui per montare le batterie dei loro cannoni (con l’ordine di demolire il secondo piano) preferirono fare marcia indietro e dipingere sul pavimento antico con vernice bianca il primo campo da tennis indoor che Catania ricordi. Qui gli orari per le visite al palazzo.

A Catania il festival de Le Vie dei Tesori lavora in sinergia con il Comune, la Diocesi, la Soprintendenza, l’Università, il Polo museale regionale, l’Esercito, e in collaborazione con Wondertime, partner del progetto, le guide di Etna ‘Ngeniousa, gli studenti dell’Istituto Concetto Marchesi di Mascalucia, e il gruppo Disum.

Le Vie dei Tesori vi porta lungo i camminamenti segreti delle monache, nei palazzi nobiliari custodi di bellezze e segreti, e nella storia antica della città capace di risorgere come una fenice

di Redazione

“Rinasco dalle ceneri ancor più bella”. Catania è come la fenice che trattiene l’iscrizione incisa sulla Porta Garibaldi, a simbolo di una popolazione che, instancabile, ha continuato a ricostruire la propria città sulle ceneri della precedente. E questo ultimo weekend del Festival de Le Vie dei Tesori è un’opportunità unica per scoprire in quanti modi questa città può affascinare i suoi visitatori: dai segreti delle monache all’opulenza dei palazzi nobiliari, fino alle storie antiche e controverse del suo passato recente o di quello remoto. 

C’è per esempio quel palazzo Asmundo di Gisira costruito nel 1704, dopo il terremoto del 1693, che è tra i primi edifici a essere eretto nella piazza, all’epoca di San Filippo, oggi Mazzini, su cui si affaccia. Nato su progetto dell’architetto Giuseppe Palazzotto e per volere di Adamo Asmundo, oggi è stato trasformato in albergo di alto profilo. Ospita in questi giorni una personale pop di Max Ferrigno.

Merita una tappa anche la cappella romana all’interno della caserma “Santangelo Fulci” nell’ex convento carmelitano di Maria Santissima dell’Annunziata: sarà aperta solo sabato, fino alle 13, ed è il più grande edificio funerario antico della città, per tradizione indicato come il sepolcro consacrato al poeta greco Stesicoro. Ha una storia controversa, e per parecchio tempo è stato inaccessibile perché occupato come magazzino dai commercianti della vicina “a fera ‘o luni”.

E poi le storie legate ai camminamenti segreti delle monache: perché se ogni famiglia nobiliare aveva la sua monaca, queste comunque si distinguevano per lignaggio: Gravina e Moncada rinchiudevano le loro fanciulle a San Giuliano, le altre venivano accolte a San Placido o tra le Clarisse, ultime (cioè più povere) le monache di santa Chiara, chiamate “le biscottare” perché producevano dolci e accoglievano borghesi e popolane. Questo è l’ultimo fine settimana con Le Vie dei Tesori per scoprire (su prenotazione e a gruppi) i camminamenti segreti delle suore a Santa Chiara e a San Giuliano. Chi invece vuole percorrere il camminamento sopra Porta Uzeda, può farlo domattina, sabato, dalle 9.30 alle 13. 

Infine, non perdetevi la visita a palazzo Biscari: tale è la sua bellezza che, quando gli ufficiali inglesi durante la seconda guerra, arrivarono qui per montare le batterie dei loro cannoni (con l’ordine di demolire il secondo piano) preferirono fare marcia indietro e dipingere sul pavimento antico con vernice bianca il primo campo da tennis indoor che Catania ricordi. Qui gli orari per le visite al palazzo.

A Catania il festival de Le Vie dei Tesori lavora in sinergia con il Comune, la Diocesi, la Soprintendenza, l’Università, il Polo museale regionale, l’Esercito, e in collaborazione con Wondertime, partner del progetto, le guide di Etna ‘Ngeniousa, gli studenti dell’Istituto Concetto Marchesi di Mascalucia, e il gruppo Disum.

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