Tutte le città del mondo per la rinascita di Favara

Prende il via “Countless Cities”, nuovo esperimento di Farm Cultural Park. Fotografi, artisti, architetti e creativi per una biennale sulle buone pratiche

di Ruggero Altavilla

Una grande mostra biennale per raccontare le buone pratiche delle città del mondo. È “Countless Cities, the biennal of the cities of the world”, il nuovo ambizioso progetto che per quattro mesi animerà il Farm Cultural Park di Favara. Fotografi, artisti, architetti e creativi, con diversi approcci e linguaggi, racconteranno, dal 28 giugno al 27 ottobre, le comunità urbane del mondo e le idee innovative che contribuiscono a renderle diverse. I tre temi principali della prima edizione saranno la governance, le città resilienti e la nuova consapevolezza dei giovani.

La nuova scommessa di Farm Cultural Park, l’esperimento artistico creato nel 2010 dal notaio Andrea Bartoli e dalla moglie l’avvocato Florinda Saieva, all’interno del Cortile Bentivegna, nel centro storico di Favara, avrà un respiro ancora più internazionale. Ci sarà l’architetto inglese di origini ghanesi David Adjaye, tra i più influenti al mondo, a curare Il padiglione centrale della Biennale dedicato a 53 capitali del continente africano. Poi in programma anche una lettura magistrale di Charles Landry, noto per aver reso popolare il concetto di città creativa. Ci sarà un padiglione dedicato alla Cina, con Pechino, Shenzhen e Suzhou e, ancora, spazi per Birmingham, Nairobi, Beirut, Tel Aviv e Gerusalemme. L’impatto delle fondazioni americane sulle città del mondo sarà protagonista nel padiglione di New York e Chicago. Poi, tra l’altro, riflettori puntati sul rinascimento di Addis Abeba e le atmosfere di Asmara, gli investimenti in educazione e cultura a Meknes e la vivacità architettonica di Tbilisi durante il regime sovietico. E ancora, gli esempi di Tunisi, Smirne, Berlino, Matera, Il Cairo e di tante altre città

L’ingresso del Farm Cultural Park

“Vogliamo continuare a sognare e a migliorare Favara non solo per Favara e i favaresi – dice Andrea Bartoli – . Qui stiamo sperimentando nuove pratiche che sono già state preziose per altri territori e per altre comunità e sono oggi all’attenzione e studio delle più importanti istituzioni politiche e culturali internazionali. Per fare tutto questo abbiamo bisogno di ispirarci, di conoscere, apprendere e nutrirci di quello che di meglio sta accadendo in giro per il mondo. Abbiamo anche bisogno di confrontarci, connetterci e diventare amici non solo con i francesi e gli spagnoli, ma anche con gli africani e gli americani, con i cinesi e russi”.

“Per questo organizziamo una biennale in Sicilia – aggiunge il notaio – e per questo siamo andati con 70 favaresi a Londra per il London Festival Architecture e per visitare lo studio di Norman Foster, probabilmente lo studio di architettura più prestigioso del mondo”.

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