Tusa, il mare e quelle immersioni nella storia

L’assessore e studioso siciliano è stato uno dei pionieri degli studi di archeologia subacquea, dando vita vent’anni fa al primo gruppo di ricerca nell’Isola

di Marco Russo

I tesori del mare per lui non avevano segreti. Sebastiano Tusa fu uno dei pionieri delle ricerche di archeologia subacquea e conosceva i gioielli dei fondali siciliani come pochi. L’assessore ai Beni culturali della Regione, scomparso nel disastro aereo dell’Ethiopian Airlines, era riuscito a coniugare la sua passione per il mare con quella per la storia, dando vita vent’anni fa al primo gruppo per la ricerca archeologica subacquea in Sicilia. Era il 1999 quando nacque il Giass (Gruppo d’indagine archeologica subacquea Sicilia), costituito da pochi appassionati all’interno dell’amministrazione regionale che avevano il brevetto di sub. Il gruppo, successivamente, si ampliò e strutturò ancor di più, trasformandosi in Scrass (Servizio coordinamento ricerche archeologiche sottomarine). Composto da una dozzina di esperti, avviò le prime ricerche, tra cui quella più importante nelle Egadi, dove si iniziarono a censire per la prima volta tutti i siti archeologici.

Da lì alla nascita della Soprintendenza del Mare il passo è breve. Nel 2004 si costituì la decima soprintendenza siciliana, con compiti di ricerca, censimento, tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demo-antropologico dei mari siciliani e delle sue isole minori. L’istituzione della Soprintendenza del Mare, voluta da Tusa e attualmente diretta da Adriana Fresina, qualifica la Regione Siciliana nelle politiche per la tutela delle sue risorse archeologiche sottomarine, ispirandosi alla Grecia che – unica in Europa – possiede una struttura analoga.

Sebastiano Tusa

“Tusa per la prima volta volle dare vita a un nucleo strutturato di sub, come quello delle forze dell’ordine – ricorda Salvo Emma, del Gabinetto dell’assessore e suo stretto collaboratore sin dai tempi della Soprintendenza del mare – . Era un gruppo ben organizzato, tutti i sub avevano un decreto di immersione con visite mediche annuali ed erano sottoposti alle stesse leggi e norme dei nuclei subacquei delle pubbliche amministrazioni. Poi dal 2004 il grande salto: da un primo nucleo di cinque persone, arrivammo a 21 elementi e cominciammo ad avere i primi fondi, partecipando ai progetti europei”.

Così arrivarono le prime grandi scoperte, come quelle legate alla battaglia delle Egadi, che Tusa studiò molto attentamente, scoprendo con precisione lo svolgersi della giornata e il luogo preciso dove avvenne lo scontro, fino ad allora ancora incerto. Battaglia che, per ironia della sorte, avvenne il 10 marzo, lo stesso giorno della morte dell’assessore. “A Sebastiano ci legano ricordi bellissimi, – fanno sapere dalla Soprintendenza del Mare – un lungo impegno quasi ad inseguire, tra mille difficoltà, il sogno di una Sicilia diversa e bellissima. Per lui che aveva il cuore rivolto al passato ma la mente proiettata al futuro, il lavoro era una forma di impegno civile, totale e totalizzante, cui si dedicava interamente senza mai fermarsi o abbattersi. Con un entusiasmo che non cessava mai di colpirti e di coinvolgerti”.

L’assessore e studioso siciliano è stato uno dei pionieri degli studi di archeologia subacquea, dando vita vent’anni fa al primo gruppo di ricerca nell’Isola

di Marco Russo

I tesori del mare per lui non avevano segreti. Sebastiano Tusa fu uno dei pionieri delle ricerche di archeologia subacquea e conosceva i gioielli dei fondali siciliani come pochi. L’assessore ai Beni culturali della Regione, scomparso nel disastro aereo dell’Ethiopian Airlines, era riuscito a coniugare la sua passione per il mare con quella per la storia, dando vita vent’anni fa al primo gruppo per la ricerca archeologica subacquea in Sicilia. Era il 1999 quando nacque il Giass (Gruppo d’indagine archeologica subacquea Sicilia), costituito da pochi appassionati all’interno dell’amministrazione regionale che avevano il brevetto di sub. Il gruppo, successivamente, si ampliò e strutturò ancor di più, trasformandosi in Scrass (Servizio coordinamento ricerche archeologiche sottomarine). Composto da una dozzina di esperti, avviò le prime ricerche, tra cui quella più importante nelle Egadi, dove si iniziarono a censire per la prima volta tutti i siti archeologici.

Da lì alla nascita della Soprintendenza del Mare il passo è breve. Nel 2004 si costituì la decima soprintendenza siciliana, con compiti di ricerca, censimento, tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico subacqueo, storico, naturalistico e demo-antropologico dei mari siciliani e delle sue isole minori. L’istituzione della Soprintendenza del Mare, voluta da Tusa e attualmente diretta da Adriana Fresina, qualifica la Regione Siciliana nelle politiche per la tutela delle sue risorse archeologiche sottomarine, ispirandosi alla Grecia che – unica in Europa – possiede una struttura analoga.

Sebastiano Tusa

“Tusa per la prima volta volle dare vita a un nucleo strutturato di sub, come quello delle forze dell’ordine – ricorda Salvo Emma, del Gabinetto dell’assessore e suo stretto collaboratore sin dai tempi della Soprintendenza del mare – . Era un gruppo ben organizzato, tutti i sub avevano un decreto di immersione con visite mediche annuali ed erano sottoposti alle stesse leggi e norme dei nuclei subacquei delle pubbliche amministrazioni. Poi dal 2004 il grande salto: da un primo nucleo di cinque persone, arrivammo a 21 elementi e cominciammo ad avere i primi fondi, partecipando ai progetti europei”.

Così arrivarono le prime grandi scoperte, come quelle legate alla battaglia delle Egadi, che Tusa studiò molto attentamente, scoprendo con precisione lo svolgersi della giornata e il luogo preciso dove avvenne lo scontro, fino ad allora ancora incerto. Battaglia che, per ironia della sorte, avvenne il 10 marzo, lo stesso giorno della morte dell’assessore. “A Sebastiano ci legano ricordi bellissimi, – fanno sapere dalla Soprintendenza del Mare – un lungo impegno quasi ad inseguire, tra mille difficoltà, il sogno di una Sicilia diversa e bellissima. Per lui che aveva il cuore rivolto al passato ma la mente proiettata al futuro, il lavoro era una forma di impegno civile, totale e totalizzante, cui si dedicava interamente senza mai fermarsi o abbattersi. Con un entusiasmo che non cessava mai di colpirti e di coinvolgerti”.

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