Turismo di guerra in Sicilia, ecco i siti militari storici

Ricercatori e volontari hanno scoperto migliaia di casematte, batterie antiaeree, bunker e depositi, nascosti tra monti e coste dell’Isola

di Giulio Giallombardo

C’è un enorme museo della guerra sparso per tutta la Sicilia. Chilometri di casematte, batterie antiaeree, bunker e depositi, nascosti tra monti e coste dell’Isola. Sono frammenti diffusi dell’ultimo conflitto mondiale, pezzi di memoria del secolo scorso, che riaffiorano da un’altra epoca, come in un viaggio nel tempo. Una volta erano presidi bellici, adesso sono diventati veri e propri monumenti in attesa di essere riscoperti.

Un momento della presentazione

Un primo tentativo in questa direzione arriva dall’associazione Palermo Pillbox Finders che, attraverso il progetto Ce.R.Ca.Mi. (Censimento e rilevamento casematte militari), ha avviato e quasi concluso un censimento sul patrimonio storico militare della Seconda guerra mondiale in Sicilia, elaborando uno studio dettagliato sui siti militari di interesse storico ancora presenti nell’Isola. Un lavoro lungo 14 mesi, durante i quali ricercatori e volontari dell’associazione, grazie all’aiuto di droni e tecnologia satellitare, hanno girato in lungo e in largo la Sicilia, individuando 1.329 tra siti e postazioni militari, raggiungendone 455 e selezionandone 202, valutati secondo il loro stato di conservazione, in vista di una futura riqualificazione.

Un patrimonio nascosto presentato ieri nella sede dell’assessorato regionale del Turismo. C’è la casamatta di Carini che sembra l’abside di una chiesa bizantina, “mascherata” per non renderla riconoscibile; quella di Porto Empedocle, nascosta sotto una torre e, ancora, una fortificazione incastonata sulla roccia davanti al mare di Pollina. Per non parlare delle tante batterie antiaeree disseminate sui monti di Palermo, dove venivano piazzati cannoni che proteggevano la città dai bombardamenti nemici o dei numerosi aeroporti, idroscali e aeroscali siciliani, da quello di Sciacca a Chinisia, da Boccadifalco ad Augusta.

L’aeroporto Chinisia

“Il governo regionale ha individuato il turismo bellico dedicato ai conflitti mondiali come un settore strategico sul quale puntare – ha dichiarato l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo – per una politica turistica che intraprenda un’efficace attività di destagionalizzazione, e contribuisca a registrare un sensibile incremento dei flussi di viaggiatori verso la Sicilia. Questo segmento ha ancora ampi margini di crescita, e potrà divenire tra i settori portanti dell’economia dell’Isola se si riuscirà ad importare strategie vincenti come quelle già attuate in numerose realtà europee”. Nel corso della presentazione è stato fatto un bilancio dei dati raccolti, arricchito dalla proiezione di filmati e immagini delle postazioni militari, scandagliando le caratteristiche strategiche dei siti e le peculiarità tecniche. Si è fatto cenno, inoltre, ai tanti graffiti incisi in alcune delle fortificazioni, dando la possibilità ai ricercatori di ricostruire, in alcuni casi, l’identità e la storia dei militari che hanno lasciato i segni della loro presenza.

“Il nostro è un progetto completamente autofinanziato – spiega a Le Vie dei Tesori News, Michelangelo Marino, presidente dell’associazione Palermo Pillbox Finders – . L’obiettivo è di far conoscere questo patrimonio nascosto non solo ai cittadini, ma anche alle istituzioni istituzioni, in vista anche della ristrutturazione di alcuni siti e della creazione di circuiti turistici inediti. Ci sono luoghi dalla forte carica emotiva, come ad esempio, lungo la costa tra Licata e Gela, dove su una casamatta abbiamo trovato i fori del cannoni sparati dalle navi americane prima dello sbarco. Ci auguriamo che il nostro lavoro, che ha visto la sinergia e l’impegno di ricercatori, studiosi, archeologi e volontari, potrà essere d’aiuto a valorizzare un immenso patrimonio ancora poco conosciuto”.

Ricercatori e volontari hanno scoperto migliaia di casematte, batterie antiaeree, bunker e depositi, nascosti tra monti e coste dell’Isola

di Giulio Giallombardo

C’è un enorme museo della guerra sparso per tutta la Sicilia. Chilometri di casematte, batterie antiaeree, bunker e depositi, nascosti tra monti e coste dell’Isola. Sono frammenti diffusi dell’ultimo conflitto mondiale, pezzi di memoria del secolo scorso, che riaffiorano da un’altra epoca, come in un viaggio nel tempo. Una volta erano presidi bellici, adesso sono diventati veri e propri monumenti in attesa di essere riscoperti.

Un primo tentativo in questa direzione arriva dall’associazione Palermo Pillbox Finders che, attraverso il progetto Ce.R.Ca.Mi. (Censimento e rilevamento casematte militari), ha avviato e quasi concluso un censimento sul patrimonio storico militare della Seconda guerra mondiale in Sicilia, elaborando uno studio dettagliato sui siti militari di interesse storico ancora presenti nell’Isola. Un lavoro lungo 14 mesi, durante i quali ricercatori e volontari dell’associazione, grazie all’aiuto di droni e tecnologia satellitare, hanno girato in lungo e in largo la Sicilia, individuando 1.329 tra siti e postazioni militari, raggiungendone 455 e selezionandone 202, valutati secondo il loro stato di conservazione, in vista di una futura riqualificazione.

Un momento della presentazione

Un patrimonio nascosto presentato ieri nella sede dell’assessorato regionale del Turismo. C’è la casamatta di Carini che sembra l’abside di una chiesa bizantina, “mascherata” per non renderla riconoscibile; quella di Porto Empedocle, nascosta sotto una torre e, ancora, una fortificazione incastonata sulla roccia davanti al mare di Pollina. Per non parlare delle tante batterie antiaeree disseminate sui monti di Palermo, dove venivano piazzati cannoni che proteggevano la città dai bombardamenti nemici o dei numerosi aeroporti, idroscali e aeroscali siciliani, da quello di Sciacca a Chinisia, da Boccadifalco ad Augusta.

“Il governo regionale ha individuato il turismo bellico dedicato ai conflitti mondiali come un settore strategico sul quale puntare – ha dichiarato l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo – per una politica turistica che intraprenda un’efficace attività di destagionalizzazione, e contribuisca a registrare un sensibile incremento dei flussi di viaggiatori verso la Sicilia. Questo segmento ha ancora ampi margini di crescita, e potrà divenire tra i settori portanti dell’economia dell’Isola se si riuscirà ad importare strategie vincenti come quelle già attuate in numerose realtà europee”. Nel corso della presentazione è stato fatto un bilancio dei dati raccolti, arricchito dalla proiezione di filmati e immagini delle postazioni militari, scandagliando le caratteristiche strategiche dei siti e le peculiarità tecniche. Si è fatto cenno, inoltre, ai tanti graffiti incisi in alcune delle fortificazioni, dando la possibilità ai ricercatori di ricostruire, in alcuni casi, l’identità e la storia dei militari che hanno lasciato i segni della loro presenza.

L’aeroporto Chinisia

“Il nostro è un progetto completamente autofinanziato – spiega a Le Vie dei Tesori News, Michelangelo Marino, presidente dell’associazione Palermo Pillbox Finders – . L’obiettivo è di far conoscere questo patrimonio nascosto non solo ai cittadini, ma anche alle istituzioni istituzioni, in vista anche della ristrutturazione di alcuni siti e della creazione di circuiti turistici inediti. Ci sono luoghi dalla forte carica emotiva, come ad esempio, lungo la costa tra Licata e Gela, dove su una casamatta abbiamo trovato i fori del cannoni sparati dalle navi americane prima dello sbarco. Ci auguriamo che il nostro lavoro, che ha visto la sinergia e l’impegno di ricercatori, studiosi, archeologi e volontari, potrà essere d’aiuto a valorizzare un immenso patrimonio ancora poco conosciuto”.

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1 Comment

  1. Ricerca questa interessante sia dalla visuale storica e sia per le eventuali future refluenze turistiche.

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