Torri, caserme e lidi ai privati: pronto bando della Regione

L’assessorato al Territorio e Ambiente vuole assegnare ventisette edifici, situati sul demanio marittimo e sparsi in sei province dell’Isola

di Redazione

Antiche torri, ex depositi, caserme e fabbricati abbandonati di proprietà della Regione Siciliana, potrebbero rinascere grazie agli interventi dei privati. È pronto il secondo bando dell’assessorato al Territorio e ambiente per l’assegnazione di ventisette edifici, situati sul demanio marittimo, sparsi in sei province dell’Isola: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Messina, Palermo e Trapani. L’iniziativa avviata dal governo regionale prevede la concessione delle strutture – a titolo oneroso con procedura di evidenza pubblica – per un periodo che varia da sei a cinquant’anni. Prevista la possibilità di nuove destinazioni d’uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche compatibili con gli utilizzi del demanio marittimo. Dunque spazio anche a possibili lidi, ristoranti e strutture ricettive. Si tratta di strutture che si trovano in siti di particolare interesse paesaggistico che – attraverso l’esecuzione di interventi di manutenzione straordinaria, consolidamento, ristrutturazione, recupero o, comunque, di riqualificazione – possono essere restituiti alla pubblica fruizione e contemporaneamente messi a reddito.

L’ex Agrumaria di Corleone a Palermo

Sono stati messi a bando i seguenti beni. In provincia di Palermo, sono inserite cinque strutture: l’ex Agrumaria Corleone di via Messina Marine e il Pontile Romagnolo nel capoluogo; l’ex Arena Grasso in largo Caduti del mare a Termini Imerese; l’ex Lido Olivella a Santa Flavia e la Torre Pozzillo a Cinisi. Nel Trapanese, ci sono un magazzino a Trapani (via Vallona, angolo via Scudamiglio) e una porzione della Torre San Teodoro sulla strada provinciale a Marsala, oltre ad altri quattro beni nell’isola di Pantelleria: un ex deposito nel Porto nuovo e un altro sul molo Wojtyla, il magazzino di Punta Croce e l’ex Faro San Leonardo.

Ex Agenzia delle Dogane a Riposto

Quattro sono, invece, i beni in provincia di Agrigento: ex Cantiere Grazia e Palazzina Piloti, nel porto di Licata, oltre a due lotti del fabbricato sbarcatoio nel porto di Lampedusa. Tre nel Nisseno, tutti a Gela: la cosiddetta Conchiglia, il Lido Eden entrambi sul lungomare Federico II di Svevia e un pontile sbarcatoio sul lungomare. Quattro in provincia di Catania: due lotti riguardano le ex Agenzia delle Dogane in via Duca del mare a Riposto e altri due il rudere dell’immobile Sant’Anna a Mascali. Nel Messinese cinque gli immobili: l’ex colonia di via Cicerata a Barcellona Pozzo di Gotto, l’ex Samar di via Contessa Violante a Messina, le ex Cupole di via Marinaio d’Italia a Milazzo, un bene sito a piazza Marina corta di Lipari e un altro in via Cristoforo Colombo a Oliveri. Le domande vanno presentate entro il 4 novembre.

Il Pontile Romagnolo a Palermo

All’inizio dell’anno era stato pubblicato, sempre dal dipartimento Ambiente guidato da Giuseppe Battaglia, un primo bando per l’assegnazione di altri 18 beni. Per questi è stata completata l’istruttoria da alcune settimane per nove e la relativa graduatoria è già stilata. La concessione riguarda: il manufatto ex Opa di Sferracavallo a Palermo; l’ex bar e ristorante Cannatello di Agrigento; due lotti relativi agli ex bagni pubblici Marina di Cottone a Fiumefreddo di Sicilia, nel Catanese; il Castello di Falconara a Butera; la lanterna-semaforo Carro di Scicli; l’ex abitazione di Punta Sottile a Favignana e l’ex casa agricola sulla strada provinciale Torretta Granitola a Mazara del Vallo.

La Torre San Teodoro a Marsala

“Abbiamo trasformato – commenta il presidente della Regione Nello Musumeci – il patrimonio perduto dei beni storici collocati sul demanio marittimo in un elemento di attrattività e valorizzazione del territorio. È stato necessario un lungo e attento lavoro di ricognizione. Con la pubblicazione del secondo bando possiamo dire che siamo riusciti a garantire la conservazione e il recupero di strutture storiche, alcune delle quali risalenti al XVII o al XVIII secolo e la loro messa a reddito. L’affidamento, che avverrà attraverso un’attenta analisi delle richieste darà modo all’imprenditoria sana di Sicilia di mettersi in gioco e partecipare alla valorizzazione delle nostre ricchezze”.

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