Tornano in strada le processioni pasquali, ma si riparte con prudenza

Dopo due anni di pandemia, le confraternite si organizzano per celebrare i riti della Settimana Santa, ma vescovi e parrocchie invitano a mantenere i protocolli di sicurezza

di Guido Fiorito

Tornano dopo due anni di sospensione per la pandemia le processioni della Settimana Santa pasquale. Si tratta di riti che si svolgono a Palermo da oltre cinquecento anni, con tradizioni che hanno attraversato la storia, dall’epoca dei viceré spagnoli fino ad oggi. Riti e manifestazioni riprendono in tutta la Sicilia, dalla processione dei Misteri a Trapani a quella degli Incappucciati di Enna, dalla Real maestranza di Caltanissetta al ballo dei diavoli di Prizzi, a tante altre. Si farà, dopo alcuni tentennamenti, anche la cerimonia della Madonna Vasa Vasa di Modica.

Processione del Venerdì Santo tra le strade di Palermo

Si riprende ma, nell’intenzione e nelle direttive ecclesiastiche, con un atteggiamento prudente e concentrato sugli aspetti spirituali. La Commissione episcopale italiana ha prescritto, per esempio, di evitare il bacio nell’atto di adorazione della Croce, ma anche di evitare le dirette streaming sui social. L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, con una lettera alle confraternite ha dato una serie di prescrizioni per ridurre i rischi di contagio e per riti che colgano il momento che stiamo vivendo, con la guerra in Ucraina e la crescita della povertà.

Il fercolo col Cristo morto

“Se i protocolli governativi non prevedono più le severe restrizioni dei mesi passati – scrive l’arcivescovo – questo non significa che possiamo imprudentemente ritornare alle abitudini di un tempo”. Da qui la richiesta di accorciare i percorsi e i tempi delle processioni, mantenendo l’itinerario all’interno di ciascuna parrocchia, in strade agevoli in modo da evitare eccessivi affollamenti. Il Venerdì Santo è stabilito di chiudere i riti entro le 23,30. Niente “inutili e insensati rallentamenti” che prolungano i tempi della processione.

Statua della Madonna Addolorata

La lettera dell’arcivescovo è improntata dall’esigenza della sobrietà, perché le manifestazioni pasquali siano spirituali lasciando da parte gli elementi eccessivi di spettacolo. Ed entra nel merito. È prescritta una sola banda musicale perché di più sarebbe “spreco”, in modo da alternare “canti e preghiere che aiutino i fedeli a mantenere un clima spirituale e orante”. Aggiunge di evitare “di affiggere carta-moneta e preziosi” sui fercoli e le sacre immagini. No anche alle “varicedde”, ovvero piccoli simulacri, definiti “inutili doppioni che distraggono”.

Venerdì Santo ai Fornai (foto Centro diocesano confraternite)

“Rimane  – dice Biagio Maurizio Puleo, presidente del Centro diocesano per le Confraternite – qualche rischio legato alla pandemia. I fercoli sono portati a spalla e per questo bisogna stare vicini. Tre confraternite hanno preferito rinunciare alla processione, altre nove la faranno. E poi ci sono le tante processioni organizzare dalle parrocchie”. Tra quelle che rinunciano una delle più antiche, la Confraternita di Santa Maria dell’Itria legata ai cocchieri “maiuri”, ovvero quelli alle dipendenze dei nobili, che risale al 1596. La “vara processionale”, con la venerata statua lignea della Vergine Addolorata, sarà esposta nella chiesa della Kalsa. Hanno preferito il no anche la confraternita del Santissimo Ecce homo dell’Uditore, fondata nel 1733, e la confraternita Passione del signore di Borgo Nuovo (1987).

Confraternita Maria Santissima Addolorata della Soledad (foto Centro diocesano confraternite)

“L’indicazione di chiudere entro le 23,30 – aggiunge Puleo – permette di rispettare il silenzio prescritto per il Sabato Santo. Le ‘varicedde’ sono in gran parte ripetizioni, i simboli principali della processione sono il Cristo morto e l’Addolorata”. Molte processioni partiranno tra le ore 15 e le 17. Tra queste quella della Confraternita di Maria Santissima Addolorata de la Soledad che si muove dalla chiesa di San Nicolò di Tolentino che è nata nel 1590. La zona a traffico limitato nel centro storico sarà sospesa da giovedì a sabato in occasioni dei riti pasquali.

“Quale gesto concreto di compassione col popolo ucraino – scrive, infine, l’arcivescovo Lorefice -, i vescovi invitano tutti ad evitare i fuochi o le cosiddette bombe pirotecniche per le prossime feste pasquali. In segno concreto di solidarietà, si invita a convertire il corrispettivo dei fuochi pirotecnici in aiuti umanitari ai profughi che saranno accolti nelle nostre diocesi e nelle nostre città”.

La cattedrale di Palermo

“Prima la pandemia, adesso la guerra che non ha spiegazione. Un atteggiamento estremamente spirituale – dice padre Giuseppe Bucaro, direttore dell’ufficio Beni culturali dell’Arcidiocesi di Palermo – davanti al tempo particolare che stiamo vivendo. Dai primi indizi sembra sia stato compreso lo spirito con cui riprendere queste manifestazioni in un contesto dove si è capaci di fare guerre che sembravano impossibili ma purtroppo sono reali. Da cristiani rispondiamo come comunità che riflette e prega per la pace”.

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