Risplendono i mosaici della Villa romana di Gerace

L’attività di restauro nel sito archeologico di Enna è consistita nella pulizia dell’intera zona e nella realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici

di Redazione

Un altro tesoro archeologico della Sicilia pronto a farsi ammirare. Con l’installazione della copertura si sono conclusi i lavori di sistemazione della Villa romana di contrada Gerace a Enna. L’attività di restauro conservativo dei mosaici – già messi in luce nelle campagne di scavo precedenti – è consistita nella pulizia dell’intera zona e nella realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici. I lavori sono stati finanziati dalla Regione Siciliana.

Il mosaico del frigidario

I lavori e l’attività archeologica a Villa Gerace rientra tra le campane di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei siti archeologici minori dell’Isola. Questo primo impegno della Regione, pari a cinquecentomila euro, ha finora riguardato, oltre a Gerace, altri sette cantieri nelle province di Palermo (Complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti); Catania (pulitura dei mosaici, ripristino, restauro e messa in sicurezza della Villa romana con le Terme di contrada Castellitto); Agrigento (necropoli di “Monte Mpisu” e area di “Monte Castello” dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci); Trapani (a Pantelleria scavo, rilievo e studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi); Ragusa (Villa romana di Giarratana, del III secolo dopo Cristo); Messina (scavi archeologici nel sito della necropoli greca dell’antica Mylai, a Milazzo).

Villa romana di Gerace

La Villa romana di contrada Gerace, scoperta nel 1994, si trova a circa quindici chilometri dalla Villa del Casale di Piazza Armerina. Inizialmente furono riportate alla luce cinque stanze e due corridoi. Si tratta del corpo centrale di un complesso edificio dotato di un peristilio circondato da ambienti abitativi, un locale absidato con tratti pavimentati a mosaico, un corridoio, sale per banchetti e cucine. Successive ricerche hanno consentito di stabilire che l’area di interesse archeologico è di circa tre ettari, sui quali insistono almeno dodici costruzioni e tra queste i resti di un edificio termale che domina il complesso, con mosaici pavimentali e marmi policromi di almeno quindici tipi diversi, tutti di provenienza estera.

Uno degli ambienti della villa

Costruita intorno al IV secolo dopo Cristo, secondo alcuni archeologi la villa edificata tra il 361 e il 363 sarebbe appartenuta a tale Philippianus della famiglia romana dei Filippiani. L’identificazione del proprietario è stata possibile grazie allo scavo e al ritrovamento dei pavimenti a mosaico policromi. La gamma di colori utilizzati è molto varia: nero, grigio, rosso, verde, rosa, bianco e le composizioni sono di pregevole fattura arricchiti da iscrizioni latine.

La villa, fin dal 2013, vede la presenza dell’università canadese di Vancouver, con una missione diretta dal professore Roger Wilson. Quest’anno, la delegazione composta da quindici studenti ha effettuato scavi e rilievi in convenzione con la soprintendenza ai Beni culturali di Enna. In particolare sono stati portati alla luce due locali delle terme con pregevoli testimonianze che arricchiscono le conoscenze sulla villa e ci raccontano la Sicilia centrale all’epoca del Tardo impero, l’economia del latifondo e un’attività legata all’allevamento dei cavalli.

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