Torna a casa il mascherone della Vucciria dopo il restauro

La scultura è stata ricollocata in piazza del Garraffo. Si chiude un’odissea iniziata nel 1989, quando il bene fu rubato dalla lapide barocca scolpita da Gioacchino Vitagliano nel 1698

di Redazione

È tornato a risplendere il mascherone di marmo che era stato rubato alla Vucciria. La scultura che accompagna la lapide barocca scolpita nel 1698 da Gioacchino Vitagliano, per commemorare la Fontana del Garraffo, è stato restaurato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo e ricollocato nella sua sede originaria in piazza del Garraffo. Si è conclusa, così, una vera e propria odissea che ha visto, nel tempo, alternarsi molti attori e ha registrato un’attiva partecipazione della cittadinanza.

La lapide senza il mascherone

La ricollocazione del fregio nella sede originaria – fanno sapere dalla Regione – è stata realizzata grazie ad un sistema di ancoraggio, progettato appositamente per sostenere il mascherone e proteggerlo da ulteriori furti e manomissioni. La recente narrazione del fregio – ricostruisce una nota dell’assessorato regionale ai Beni culturali – comincia nel 1989 quando una serie di furti provoca un vero e proprio saccheggio che deturpa in modo irreversibile il volto del centro storico di Palermo. Tra gli oggetti artistici sottratti, c’era anche il mascherone di marmo che arricchiva i decori e gli stemmi della targa barocca di piazza del Garraffo, davanti all’edicola con la statua del Genio di Palermo.

La scultura prima del restauro

Il furto generò un moto di indignazione, al quale seguì, nell’arco di breve tempo, la “restituzione” del fregio che, l’allora assessore comunale alla Cultura, Letizia Battaglia, consegnò alla Soprintendenza dei Beni Culturali che ne ha mantenuto fino ad oggi la custodia. La scorsa estate – si ricorda nella nota – l’ex soprintendente Lina Bellanca ha dato inizio alla fase di restauro affidando a Mauro Sebastianelli il compito di progettare ed eseguire il delicato intervento di conservazione e ricollocazione e affidando all’architetto Isabella Daidone gli aspetti di valorizzazione dell’opera attraverso la realizzazione di un pannello grafico-illustrativo delle attività svolte.

Il mascherone restaurato

Prima dell’intervento il mascherone, composto da un unico elemento di marmo scolpito, versava in una grave condizione di degrado, sia strutturale che estetico. A causa del furto e dello smontaggio, infatti, si era determinata la rottura e la perdita dell’orecchio destro. Inoltre la superficie era interessata da numerose abrasioni, da lesioni e da vistose alterazioni cromatiche e incrostazioni. La fase di ripulitura ha riportato l’opera alla sua condizione originaria, sebbene si sia scelto di mantenere le antiche fratture che non costituiscono un momento di disturbo alla lettura dell’immagine.

Il Genio del Garraffo

“Il restauro e la ricollocazione del mascherone – sottolinea l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà – è un risultato dal valore emblematico e rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e cittadini. Solo se comprendiamo che i beni culturali sono patrimonio di tutti, infatti, potremo fare un significativo passo avanti nella valorizzazione della nostra storia e delle sue testimonianze”. Un intervento “a costo zero”, ha sottolineato la neo soprintendente dei Beni culturali di Palermo, Selima Giuliano, realizzato “con l’impiego delle professionalità interne e grazie al dialogo proficuo tra istituzioni e cittadinanza. Sono solo giunta al momento conclusivo di un processo virtuoso – ha ribadito la soprintendente – che ha visto in campo tante risorse e due soprintendenti prima di me. Un primo passo per il recupero dell’epigrafe marmorea di piazza Garraffo, infatti, è stato promosso e finanziato già nel 2013 dalla Fondazione Salvare Palermo sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza”.

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