Tindari dai laghetti al santuario, tra leggende e miracoli

Alla scoperta della Riserva di Marinello, lungo il sentiero Coda di Volpe che si inerpica sul promontorio con vista mozzafiato su Milazzo e le Eolie

di Ornella Reitano

C’è un sentiero molto panoramico che collega due punti di notevole interesse storico e naturalistico nel Comune di Patti: la Riserva naturale orientata dei Laghetti di Marinello e il Santuario di Tindari. Due punti così apparentemente diversi, accomunati da una storia che ha origini molto antiche. Ci troviamo in un posto davvero unico, siamo in presenza di uno degli “Spit Beach” esistenti al mondo; un cordone sabbioso naturale che continua a cambiare forma ed estensione sotto l’azione dei torrenti Timeto ed Elicona che trasportano il loro carico solido e le correnti che ne distribuiscono i sedimenti lungo la costa. Originariamente erano presenti sei laghetti rispetto ai cinque che si possono trovare oggi e che uno ha così ridotto le sue dimensioni che sembra quasi si stia prosciugando.

Riserva di Marinello

Dove oggi c’è la sabbia che separa il lago più grande dal mare, nell’antichità esisteva un collegamento diretto al mare che permetteva alle barche di ormeggiare all’interno. Era un vero e propio porto per l’attracco delle navi da carico tant’è che il lago in questione prende il nome di Porto Vecchio. La Riserva di Marinello presenta delle caratteristiche particolari non solo dal punto di vista geologico, ma anche botanico, storico e antropologico. La sua funzione era strettamente collegata con l’attività dell’antica colonia greca Tyndaris, fondata nel 396 avanti Cristo da Dionigi di Siracusa per la sua posizione strategica lungo la costa. Si trova infatti tra Messàna (l’odierna città di Messina ad est), Agatirno (l’attuale Capo d’Orlando ad ovest), le isole Eolie a nord, e Naxos a sud, prima colonia greca in Sicilia.

Uno scorcio del golfo di Patti

A rendere ancor più affascinante questa laguna è un’antica leggenda legata alla Grotta di Donna Villa e ispirata dal poema di Omero. Si narra infatti che in una cavità naturale a picco sul mare, proprio sul promontorio, abitava una strega poco avvenente, che assumendo le fattezze di una bellissima giovane, Donna Villa, riusciva ad attrarre a sé, col suo canto, i viaggiatori in mare derubandoli dei loro averi: per lo più monete e tesori. Si narra poi che per liberarsi di loro li divorasse o li facesse morire in una fossa molto profonda. Per chi non soffre di vertigini, contattando le guide locali, è possibile visitare la grotta.

Il santuario di Tindari dal sentiero Coda di Volpe

Ma torniamo alla realtà dei fatti e riprendiamo il nostro cammino. Abbiamo parlato di un porto molto attivo e di un’antica città di Tyndaris poco distante, è logico pensare che ci fosse anche un’arteria di collegamento tra i due punti. E questo tracciato è riconducibile, almeno in parte, al sentiero Coda di Volpe così denominato per la sua sinuosità. Si trova proprio alle spalle dei laghetti di Marinello e consiste in un bellissimo percorso molto panoramico di circa 1 chilometro per un dislivello complessivo di quasi 250 metri con dei tratti abbastanza ripidi. Il sentiero è faticoso, ma la vista ricompensa delle fatiche: uno splendido panorama su Capo Milazzo e le Eolie.

La Madonna Nera di Tindari

Il sentiero si snoda tra piantagioni di ulivi e tanta macchia mediterranea e alla fine conduce alle spalle del santuario di Tindari che si trova proprio sul promontorio e dove si può ammirare la piccola statua della Madonna Nera. È un’opera di origini bizantine scolpita su legno di cedro del libano, da cui il colore scuro. È seduta su un trono e tiene in grembo il Bambino “vestito con una tunica candida e con sul capo una corona regia”, sul basamento è incisa la frase: Nigra Sum Sed Formosa (“sono nera ma bella”).

Il santuario di Tindari

È una statua che arriva dall’Oriente e che è stata sottratta dalla persecuzione iconoclastica. Tradizione vuole che fosse nascosta in un baule e trasportata da una nave che, colta da una tempesta improvvisa, si riparò nei pressi della baia di Tindari (l’attuale Riserva di Marinello). Tornato il sereno i marinari si prepararono per ripartire, ma non riuscivano a spostare la nave in alcun modo. La alleggerirono lasciando a terra diversi carichi ma nulla sembrava cambiare. Avendo provato con tutto ciò che avevano, non restava che lasciare a terra il baule contenete il simulacro della Vergine Maria. E fu solo allora che la nave riuscì a salpare e a riprendere la sua rotta. I marinai della zona trovarono questo baule abbandonato sulla spiaggia, lo aprirono e rimasero stupiti alla vista di quello che essa custodiva.
Tutta la gente decise di portare la statua nel punto più alto e più bello di Tindari, ossia sul promontorio proprio dove oggi si trova il santuario a lei dedicato.

Le Eolie e il santuario di Tindari

È anche la Madonna di un grande miracolo che ricollega ancora una volta Tindari all’area delle riserva naturale. Si narra infatti che in tempi non definiti una donna avesse pregato la Madonna del Tindari affinché guarisse la figlioletta malata. Una volta ricevuta la grazia si recò sul posto per ringraziarla di presenza, ma appena vide la statua scura disse: “Ho fatto tutta questa strada per vedere una più brutta di me?”. Nel frattempo la bambina si era allontanata dalla madre e cadde giù dal promontorio. La donna allora tornò a pregare la Madonna chiedendole di salvare sua figlia nuovamente.

Uno dei laghetti della riserva

I soccorsi non tardarono, un marinaio che si trovava lì, scese velocemente verso il mare per cercare di trovare la bambina ancora viva. Quando arrivò sul posto notò con grande stupore che il mare si era ritirato lasciando spazio alla sabbia. L’attuale laghetto Porto Vecchio aveva assunto la forma di una donna con le mani giunte in preghiera e lì accanto trovò la bambina che giocava spensierata. Era stata nuovamente miracolata.

L'area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo (foto Giulio Giallombardo)
L’area archeologica di Tindari con il santuario sullo sfondo

Finisce qui il percorso proposto che parte dal mare per arrivare fin sul promontorio. È un po’ faticoso ma ne vale la pena. Ma se si vuole scoprire anche la storia dell’antica Tyndaris, basterà percorrerre la strada che prosegue oltre il santuario, raggiungendo il Parco archeologico, con la basilica, il teatro, le terme publiche, le domus e l’antiquarium.

(Nella prima foto grande in alto, i laghetti della riserva di Marinello, foto gmrichards.t21, Wikipedia)

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