Svelato il soffitto trecentesco del monastero di Santa Caterina

Nascosto al di sopra della volta della sacrestia, un prezioso tetto ligneo decorato simile a quello dello Steri. Si può ammirare attraverso una app realizzata dall’Università di Palermo. Esposto anche un raro affresco medievale scoperto durante il restauro

di Giulio Giallombardo

Raffigurazione di un pavone sul soffitto ligneo di Santa Caterina

Un giardino fantastico popolato di animali, figure bizzarre, dame e cavalieri. Pavoni, falchi e leoni, draghi con la testa di volpe, elefanti e sirene. Reale e immaginario si mescolano nel prezioso soffitto ligneo decorato, nascosto al di sopra della volta della sacrestia, all’interno della monastero di Santa Caterina d’Alessandria, nel cuore di Palermo. Un tesoro trecentesco già noto alla Soprintendenza e agli studiosi, ma che da ieri è visibile a tutti grazie a una app realizzata dal dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo.

Si può osservare il soffitto attraverso una app

Durante la visita basta inquadrare col proprio cellulare la volta della sacrestia e veder apparire sullo schermo il soffitto che si trova più sopra. È stata proprio la copertura settecentesca a preservare le decorazioni del soffitto medievale, eseguite a tempera, che ricorda per analogie tecniche e stilistiche – seppur meno complesso – quello della Sala magna dello Steri, dipinto nella seconda metà del Trecento.

Particolare del soffitto ligneo

Dopo anni di studio, il soffitto è stato presentato ieri mattina in occasione delle celebrazioni in onore di Santa Caterina d’Alessandria. Sono stati in tanti a essere intervenuti, a partire dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice e dal rettore dell’Università, Massimo Midiri. Presenti, tra gli altri, padre Giuseppe Bucaro, direttore dell’Ufficio Beni culturali della Curia e rettore del monastero di Santa Caterina; il direttore del Simua, Sistema museale d’Ateneo, Paolo Inglese e Francesco Lo Piccolo, direttore del Dipartimento di Architettura. Intervenuto, il docente di architettura Fabrizio Agnello e la storica dell’arte Maria Reginella che ha curato un saggio dedicato al soffitto ligneo.

Sezione della volta e del soffitto soprastante

“La decorazione del soffitto – scrive Reginella – raffigura un fantastico giardino, non il paradiso islamico, ricco di fauna reale e fantastica, chiaro riferimento alla caccia con il falcone praticata dalle famiglie più abbienti come segno distintivo della propria casata e del proprio potere”. Si tratta di un’opera che – prosegue la storica dell’arte – “non nasce solo per abbellire l’interno di un vano, ma anche per esaltare e celebrare il monastero, infatti era stato realizzato in un ambiente, probabilmente utilizzato come parlatorio. La clausura inizialmente non era strettissima e probabilmente alcuni visitatori, dietro le grate avranno avuto l’opportunità di intravedere la magnificenza della decorazione del tetto”.

Elefante

Tra le tante raffigurazioni presenti, lo stemma di Giacoma Ventimiglia, priora dal 1348 al 1353 confermerebbe l’epoca di realizzazione dell’opera. Sulla trave centrale, ai lati dello stemma aragonese, sono dipinte due dame a cavallo. Si tratta verosimilmente delle due fondatrici del monastero: Palma, moglie dell’eroe del Vespro, Ruggero Mastrangelo, e la figlia Benvenuta, vedova del conte di Santa Fiora di casa Aldobrandeschi la cui tomba si trova ancora nel transetto destro della chiesa. I locali della sacrestia, risalenti al tardo Medioevo, furono rinnovati nel 1788, come si legge sull’architrave d’ingresso e fu allora che vennero realizzati ampi armadi e la volta che ha coperto il soffitto medievale.

Particolare dell’affresco dell’Incarnazione

Ma c’è un’altra scoperta fatta durante i saggi di pulitura del soffitto. Nascosto tra le intercapedini della volta è tornato alla luce un affresco trecentesco, dipinto probabilmente da un artista itinerante verso la fine del Trecento, che rappresenta il Mistero dell’Incarnazione. “Si tratta di una raffigurazione unica in Sicilia – sottolinea padre Bucaro – con Dio Padre che tiene in mano la colomba simbolo dello Spirito Santo e Maria che stende da un balcone la tenda rossa. Si tratta della tenda del tempio che lei stessa ha tessuto e che si squarcerà alla morte di Gesù sulla Croce. Il riferimento è a una lettura teologica secondo cui Maria ha tessuto nel suo ventre il corpo di Cristo, nuovo velo del tempio di Dio. Maria è, dunque, il tempio che contiene il Dio incarnato, ma anche il tempio dello Spirito Santo”.

Visitatori osservano il soffitto dai cellulari

Già questa mattina sono stati in tanti ad ammirare il soffitto e l’affresco, che è stato rimosso dalla parete con la tecnica dello strappo ed esposto nell’oratorio del monastero. “Nuovi tesori – conclude padre Bucaro – che si aggiungono alla già ricca esperienza di vista del nostro complesso monumentale”.

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