Sulle tracce delle opere di Guttuso

Nonostante il trasferimento a Roma e i preziosi incontri avuti fuori dalla Sicilia, a Palermo il celebre pittore lascia alcuni suoi lavori che tutti noi magari abbiamo incrociato o che forse addirittura ignoriamo. E così grazie alla segnalazione di una nostra attenta lettrice, vi invitiamo a una “caccia al tesoro”

di Antonella Lombardi

Il Guttuso che non ti aspetti sta in una banca. O in una chiesa. O sotto i nostri occhi, inaspettato e maestoso allo stesso tempo. Perché nonostante il trasferimento a Roma e i preziosi incontri avuti fuori dalla Sicilia, a Palermo il celebre pittore lascia alcuni suoi lavori che tutti noi magari abbiamo incrociato nel quotidiano, più o meno consapevolmente o che forse addirittura ignoriamo.

E così grazie alla preziosa segnalazione di una nostra attenta lettrice, Carmela Rizzuti, che ringraziamo, vi invitiamo a una singolare “caccia al tesoro”: aiutateci a scoprire quanto c’è di Guttuso a Palermo, quante testimonianze abbiamo del pittore originario di Bagheria che da bambino, come lui stesso ricordava, si arrampicava sui mostri di “Villa Palagonia, il luogo dei miei giochi”. Dell’affresco “censurato” e segreto nella chiesa di Aspra vi abbiamo parlato qui, un’opera ritrovata dopo un restauro. Allo Steri, sede del Rettorato dell’ateneo di Palermo, Renato Guttuso ha donato nel 1975 la sua opera più celebre, “La Vucciria”, rappresentazione del volto “sanguigno” della città. A Palermo, nel 1933, un Guttuso ventenne scrive per il giornale L’Ora un articolo su Picasso che gli costa la fine della collaborazione per l’intervento della censura del regime fascista.

Ma forse non tutti ricordano, come la nostra attenta lettrice, autrice anche delle foto a corredo, che in via Mariano Stabile, nel pieno centro di Palermo, all’interno di un istituto di credito, ci sono due grandi opere di Guttuso. Si trovano dentro la banca Intesa Sanpaolo, in quella che una volta si chiamava “Banca commerciale italiana”, un edificio progettato dallo studio milanese BBPR, architetti autori, tra i vari lavori, della Torre Velasca di Milano e, a Palermo, della sede del Giornale di Sicilia in via Lincoln. È Raffaele Mattioli, il “banchiere umanista”, a commissionare a Guttuso una grande vetrata e una decorazione murale lungo la scalinata.

Se entrate, infatti, noterete al pianterreno, la vetrata colorata che da fa quinta al salone centrale e sulla quale c’è un gruppo di pescatori intenti a remare. A ispirarlo pare fosse il quadro “La pesca del pescespada” (1949), ma come ha sottolineato la storica dell’arte Marina Giordano, Guttuso ha cercato di “sintetizzare la volontà dei progettisti ribadendo un legame con il territorio isolano e il suo immaginario”. L’Etna innevato, pale di fichidindia e fronde di alberi mediterranei campeggiano lungo le pareti che accompagnano il percorso della scala sinusoidale che porta agli uffici del primo piano della banca.

Un lavoro complesso, realizzato con foglie di ceramica create da Nino Caruso che nel libro “Ceramica oltre” (Hoepli edizioni) ricorda così quell’avventura: “Nella primavera del ‘64 Renato Guttuso mi affidò l’incarico di realizzare un pannello ceramico per le pareti di un’ampia scalinata di forma elicoidale che si sviluppava su tre piani, per la Banca commerciale di Palermo. Fu un lavoro abbastanza complesso per la forma della parete… realizzato nel mio studio con l’aiuto di Empedocle Amato ed Enzo Rosati e che ci impegnò per circa un anno. Guttuso mi diede un disegno 40×80 che rappresentava a colori gli elementari naturali tipici della Sicilia: aranceti, piante di fichi di India e il paesaggio dell’Etna”. E voi, siete pronti a trovare altre tracce di Guttuso?

Nonostante il trasferimento a Roma e i preziosi incontri avuti fuori dalla Sicilia, a Palermo il celebre pittore lascia alcuni suoi lavori che tutti noi magari abbiamo incrociato o che forse addirittura ignoriamo. E così grazie alla segnalazione di una nostra attenta lettrice, vi invitiamo a una “caccia al tesoro”

di Antonella Lombardi

Il Guttuso che non ti aspetti sta in una banca. O in una chiesa. O sotto i nostri occhi, inaspettato e maestoso allo stesso tempo. Perché nonostante il trasferimento a Roma e i preziosi incontri avuti fuori dalla Sicilia, a Palermo il celebre pittore lascia alcuni suoi lavori che tutti noi magari abbiamo incrociato nel quotidiano, più o meno consapevolmente o che forse addirittura ignoriamo.

E così grazie alla preziosa segnalazione di una nostra attenta lettrice, Carmela Rizzuti, che ringraziamo, vi invitiamo a una singolare “caccia al tesoro”: aiutateci a scoprire quanto c’è di Guttuso a Palermo, quante testimonianze abbiamo del pittore originario di Bagheria che da bambino, come lui stesso ricordava, si arrampicava sui mostri di “Villa Palagonia, il luogo dei miei giochi”. Dell’affresco “censurato” e segreto nella chiesa di Aspra vi abbiamo parlato qui, un’opera ritrovata dopo un restauro. Allo Steri, sede del Rettorato dell’ateneo di Palermo, Renato Guttuso ha donato nel 1975 la sua opera più celebre, “La Vucciria”, rappresentazione del volto “sanguigno” della città. A Palermo, nel 1933, un Guttuso ventenne scrive per il giornale L’Ora un articolo su Picasso che gli costa la fine della collaborazione per l’intervento della censura del regime fascista.

Ma forse non tutti ricordano, come la nostra attenta lettrice, autrice anche delle foto a corredo, che in via Mariano Stabile, nel pieno centro di Palermo, all’interno di un istituto di credito, ci sono due grandi opere di Guttuso. Si trovano dentro la banca Intesa Sanpaolo, in quella che una volta si chiamava “Banca commerciale italiana”, un edificio progettato dallo studio milanese BBPR, architetti autori, tra i vari lavori, della Torre Velasca di Milano e, a Palermo, della sede del Giornale di Sicilia in via Lincoln. È Raffaele Mattioli, il “banchiere umanista”, a commissionare a Guttuso una grande vetrata e una decorazione murale lungo la scalinata.

Se entrate, infatti, noterete al pianterreno, la vetrata colorata che da fa quinta al salone centrale e sulla quale c’è un gruppo di pescatori intenti a remare. A ispirarlo pare fosse il quadro “La pesca del pescespada” (1949), ma come ha sottolineato la storica dell’arte Marina Giordano, Guttuso ha cercato di “sintetizzare la volontà dei progettisti ribadendo un legame con il territorio isolano e il suo immaginario”. L’Etna innevato, pale di fichidindia e fronde di alberi mediterranei campeggiano lungo le pareti che accompagnano il percorso della scala sinusoidale che porta agli uffici del primo piano della banca.

Un lavoro complesso, realizzato con foglie di ceramica create da Nino Caruso che nel libro “Ceramica oltre” (Hoepli edizioni) ricorda così quell’avventura: “Nella primavera del ‘64 Renato Guttuso mi affidò l’incarico di realizzare un pannello ceramico per le pareti di un’ampia scalinata di forma elicoidale che si sviluppava su tre piani, per la Banca commerciale di Palermo. Fu un lavoro abbastanza complesso per la forma della parete… realizzato nel mio studio con l’aiuto di Empedocle Amato ed Enzo Rosati e che ci impegnò per circa un anno. Guttuso mi diede un disegno 40×80 che rappresentava a colori gli elementari naturali tipici della Sicilia: aranceti, piante di fichi di India e il paesaggio dell’Etna”. E voi, siete pronti a trovare altre tracce di Guttuso?Inarrestabile”.

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