Sulla rotta dello zolfo: l’Antiquarium tra i templi

All’inizio della prossima estate, sarà pronto anche il nuovo itinerario subacqueo nelle acque di San Leone, che consentirà l’esplorazione del relitto dello scoglio Bottazza

di Maria Laura Crescimanno

C’è una storia poco raccontata che riguarda i principali porti della costa meridionale agrigentina, lungo la quale si sviluppò un florido commercio dello zolfo dall’antichità sino alla Seconda guerra mondiale. Una storia tutta da scoprire, che parte dalla visita del piccolo Antiquarium della Valle dei Templi, fortemente voluto da Sebastiano Tusa, realizzato dai tecnici della Soprintendenza del Mare, in collaborazione con la Soprintendenza agrigentina ed inaugurato a giugno scorso. Il piccolo museo è dedicato al tecnico subacqueo Daniele Valenti, cui si devono molti dei ritrovamenti fatti su questi fondali.

Reperti esposti all’Antiquarium del Mare

Per l’inizio dell’estate, inoltre, come già annunciato dalla soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni, sarà pronto anche il nuovo itinerario subacqueo nelle acque di San Leone, che consentirà in condizioni meteo favorevoli l’esplorazione del relitto dello scoglio Bottazza, a pochi metri dal litorale, grazie alla collaborazione con il Parco archeologico della Valle dei Templi e la locale Lega navale. Il direttore del Parco, Roberto Sciarratta, conferma la sua disponibilità, con un piccolo finanziamento di circa sedicimila euro già disponibili, a far partire i lavori per la realizzazione dell’itinerario a mare, collegandolo all’offerta turistica attuale con nuovi strumenti di promozione.

L’idea di legare il mare alla terra, era già evidentemente ben chiara nel pensiero di Tusa, di cui tra poco ricorre un anno dalla scomparsa nell’incidente aereo in Etiopia a marzo scorso. Come spiegano i suoi più stretti collaboratori, quando nacque nel 2004 la Soprintendenza del Mare, oltre agli itinerari archeologici subacquei, l’archeologo pensava già ad una rete di piccoli antiquarium a terra, nei pressi del luogo dei rinvenimenti provenienti dagli scavi subacquei, per rispettare il contesto storico e territoriale e per arricchire il turismo culturale dei centri minori. Da qui l’intuizione di legare i relitti rinvenuti lungo la costa agrigentina, limacciosa e spesso agitata da forti correnti, che conserva quindi con molta probabilità altri relitti ancora tutti da scoprire, con uno dei parchi archeologici più frequentati del Mediterraneo, quello della Valle dei Templi.

Il tempio dei Dioscuri

Al piccolo Antiquarium del mare si accede dalla porta V del Parco, dal lato del tempio dei Dioscuri. Il museo raccoglie solo una minima parte dei reperti trovati in mare, molto altro si trova ancora nei magazzini attigui. Colpisce all’ingresso una postazione video con l’intervista a Tusa realizzata dal videomaker Stefano Vinciguerra, che racconta di questa epopea legata alla rotta agrigentina dello zolfo e del complicato lavoro svolto dagli archeologi della Soprintendenza del Mare su questi fondali in corrente e di scarsa visibilità. Entrando nel museo, si è subito colpiti da un grosso cannone medievale con una parte della ruota in legno ancora ben visibile. Nella prima vetrina fa bella mostra la campana in bronzo rinvenuta dai tecnici della Soprintendenza, appartenuta al relitto del XVII secolo. All’epoca, le campane a bordo erano di straordinaria importanza per segnalare i pericoli all’equipaggio, e per regolare la vita di bordo.

Uno dei reperti dell’Antiquarium

In mostra anche alcune ancore romane con iscrizioni ancora leggibili, anfore di varia forma e provenienza, alcune forse legate a commerci con Lampedusa, ma anche i curiosi panetti di zolfo trasportati dal relitto, per secoli seminascosti nei sedimenti, che dimostrano quanto fosse alto l’interesse commerciale per questo minerale di cui la provincia di Agrigento e Caltanissetta furono, dal passato sino agli anni tra le due guerre, grandissimi produttori ed esportatori in tutto il Mediterraneo.

L’Antiquarium “Daniele Valenti” è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 14.

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