Sub e turismo, stagione al collasso per i diving siciliani

Gli operatori del settore sono in attesa di ripartire in vista dell’estate. Hanno chiesto alla Regione chiarimenti su come operare in sicurezza e aiuti economici

di Maria Laura Crescimanno

La subacquea ricreativa è uno sport per piccoli gruppi di nicchia che anche in Sicilia, negli ultimi anni, aveva registrato notevoli incrementi con l’arrivo dei turisti stranieri. Alla base di questo successo, l’unicità del brand legato al mare siciliano, ma anche l’ottimo stato di conservazione dei fondali marini nelle aree protette dell’Isola, molte delle quali ricadono negli arcipelaghi delle Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria, dove al subacqueo sono assicurati gli scenari sottomarini più integri del Mediterraneo. Investimenti, ampliamenti, promozione nelle borse e fiere di settore all’estero, avevano di recente attratto un nuovo segmento di incoming, quello dei subacquei non solo italiani, ma anche stranieri dal centro e nord Europa, che con le famiglie al seguito, avevano garantito il difficile traguardo dei sei mesi di apertura stagionale.

Sub durante un’immersione (foto Andreas Schau, Pixabay)

Un comparto, il diving siciliano, che non è rappresentato da un’associazione di categoria, né tantomeno mappato nella sua crescente attività legata ad un indotto tecnico, che conta forse più di un centinaio di imprese regolarizzate secondo alcuni portali web nazionali, e che ai tempi del coronavirus, sta rischiando di perdere l’intera stagione. Nell’elenco regionale dei centri d’immersione e delle scuole di sub, aggiornato al 2018, i centri censiti e autorizzati erano 72, ma nel frattempo i numeri potrebbero essere cambiati.

Uno scorcio di Ustica (foto Maria Laura Crescimanno)

“Adesso – spiega Tatiana Geloso che gestisce uno dei maggiori diving di Ustica – viene fuori un problema irrisolto che la categoria italiana dei diving riuniti da gruppi Facebook discute in questi giorni, cioè l’assenza di una precisa collocazione d’impresa, al momento a cavallo tra il turismo e l’attività sportiva, che non dispone in questo momento di un codice ateco di riferimento. Di fatto per lo stato siamo assenti”. Per scongiurare lo scenario di un’intera stagione turistica in gravi perdite, molti diving siciliani tra medi e grandi, adesso chiedono alla Regione di sapere come riuscire a recuperare questa stagione che, per gran parte degli operatori è già compromessa. In una lettera controfirmata già da 48 diving, indirizzata all’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, molte delle imprese di diving chiederanno presto di conoscere le linee guida sulla sicurezza, almeno in generale, e quali supporti economici immediati potranno essere destinati alle famiglie impegnate nel settore della subacquea con guide, dive master e altre figure professionali, e dell’indotto che ruota attorno per garantire sicurezza e assistenza al turista.

La spiaggia di San Vito Lo Capo

Tre sono i quesiti principali – spiega Roberto Fermo, titolare di un diving center a San Vito Lo Capo, che normalmente è già attivo da aprile – “quando sarà previsto l’inizio attività per il settore e la riapertura della navigazione? E a quali normative dovrà fare riferimento la subacquea siciliana per operare in piena sicurezza, rispetto ai protocolli che si stanno mettendo a punto? Al centro c’è la questione dei voucher emessi dalla Regione, che i diving ad oggi non sanno se comprenderanno anche i pacchetti di subacquea, una possibilità concreta per dare respiro alle aziende più piccole, che magari non riusciranno a trovare le condizioni per riaprire, troppo stringenti e costose”.

Sub esplora i fondali (foto Joakant, Pixabay)

Una videoconferenza con l’assessore al Turismo è comunque attesa da un giorno all’altro, per dare le prime risposte ed approfondire la questione dei sostegni economici. Conclude Tatiana Geloso: “Siamo nella confusione più totale. La nostra clientela abituale non è fatta da siciliani, semmai da italiani affezionati della vacanza sub in Sicilia, e ormai sempre più da stranieri. Il Covid ci sta mettendo in ginocchio non tanto per gli altri standard di sicurezza, che già questa disciplina a livello internazionale prevede con precisi protocolli, quanto per l’impossibilità di prevedere almeno gli ultimi mesi della stagione estiva”.

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