La stanza di Boris Giuliano “riapre” nel chiostro della Questura

Ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia. Su una scenografia creata per l’occasione, è stata posizionata la scrivania piena di faldoni. Sarà visitabile nel prossimo weekend in occasione de Le Vie dei Tesori

di Ruggero Altavilla

C’è la sua scrivania, piena di faldoni, con timbri, penne, telefono e perfino il ventilatore. Tutto come era una volta. Torna a vivere l’ufficio di Boris Giuliano nell’atrio della Questura di Palermo, che partecipa quest’anno alla 12esima edizione de Le Vie dei Tesori, aprendo al pubblico la “stanza virtuale” del vice questore aggiunto, inaugurata lo scorso luglio in occasione dell’anniversario della morte.

Porte aperte venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 ottobre, dalle 10 alle 15, nel chiostro ottocentesco della Questura, in piazza della Vittoria, dove è stato ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia nel 1979. Su uno sfondo scenografico creato per l’occasione, è stata posizionata la scrivania su cui Giuliano lavorava, e in un gioco di prospettive, da dietro il mobile appare una sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del piccolo figlio.

Ucciso in un agguato ordinato da Leoluca Bagarella il 21 luglio 1979, il capo della squadra mobile di Palermo, fu tra i primi a intuire le trasformazioni criminali di Palermo negli anni Settanta e a cogliere i rapporti tra politica e Cosa Nostra. Giuliano fu anche il primo a indagare su Totò Riina negli anni in cui il boss stava prendendo il potere e stava preparando la mattanza che avrebbe insanguinato Palermo dal 1978 al 1983.

Tra le ultime indagini, un’enorme evasione fiscale che poteva essere una tangentopoli ante litteram, le esattorie dei cugini Salvo e il caso De Mauro. Il suo metodo investigativo, condiviso con una “squadra” di uomini a lui legatissimi, ha rivoluzionato il modo di fare indagini in Italia, come aveva ricordato anche Giovanni Falcone.

Ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia. Su una scenografia creata per l’occasione, è stata posizionata la scrivania piena di faldoni. Sarà visitabile nel prossimo weekend in occasione de Le Vie dei Tesori

di Ruggero Altavilla

C’è la sua scrivania, piena di faldoni, con timbri, penne, telefono e perfino il ventilatore. Tutto come era una volta. Torna a vivere l’ufficio di Boris Giuliano nell’atrio della Questura di Palermo, che partecipa quest’anno alla 12esima edizione de Le Vie dei Tesori, aprendo al pubblico la “stanza virtuale” del vice questore aggiunto, inaugurata lo scorso luglio in occasione dell’anniversario della morte.

Porte aperte venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 ottobre, dalle 10 alle 15, nel chiostro ottocentesco della Questura, in piazza della Vittoria, dove è stato ricostruito l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso dalla mafia nel 1979. Su uno sfondo scenografico creato per l’occasione, è stata posizionata la scrivania su cui Giuliano lavorava, e in un gioco di prospettive, da dietro il mobile appare una sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del piccolo figlio.


Ucciso in un agguato ordinato da Leoluca Bagarella il 21 luglio 1979, il capo della squadra mobile di Palermo, fu tra i primi a intuire le trasformazioni criminali di Palermo negli anni Settanta e a cogliere i rapporti tra politica e Cosa Nostra. Giuliano fu anche il primo a indagare su Totò Riina negli anni in cui il boss stava prendendo il potere e stava preparando la mattanza che avrebbe insanguinato Palermo dal 1978 al 1983.

Tra le ultime indagini, un’enorme evasione fiscale che poteva essere una tangentopoli ante litteram, le esattorie dei cugini Salvo e il caso De Mauro. Il suo metodo investigativo, condiviso con una “squadra” di uomini a lui legatissimi, ha rivoluzionato il modo di fare indagini in Italia, come aveva ricordato anche Giovanni Falcone.

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