Si torna a scavare nell’area sacra di Solunto sulle tracce dell’antica città

Riprendono le attività di ricerca condotte dagli archeologi dell’Università di Palermo, indagini che vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale per una più approfondita lettura urbanistica

di Redazione

Nuovi scavi che vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale di una delle aree archeologiche più interessanti della Sicilia. Riprendono le attività di ricerca a Solunto condotte dagli archeologi dell’Università di Palermo nell’area sacra, dove si trova il santuario. I lavori, realizzati all’interno del protocollo d’intesa tra il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, diretto da Stefano Zangara, e il Dipartimento Culture e Società dell’ateneo palermitano, rientrano nel programma didattico dei corsi di laurea magistrale in Archeologia e laurea triennale in Beni culturali sotto la supervisione dei professori Elisa Chiara Portale e Gilberto Montali.

Campagna di scavi dell’Università di Palermo a Solunto

L’avvio delle attività – fanno sapere dalla Regione – ha richiesto un intervento preliminare di pulizia dell’area che si trova tra il santuario e il teatro, con l’apertura di alcuni saggi di verifica finalizzati alla comprensione della sostanza architettonica e delle relazioni topografiche e stratigrafiche che confluiranno nel lavoro in corso di rilievo, documentazione ed elaborazione digitale e di ricostruzione virtuale. L’area interessata dalle ricerche è quella del santuario a monte del Teatro dove si trovano edifici già sondati a partire dall’Ottocento e successivamente da Vincenzo Tusa negli anni ’50-’60, rimasti fino ad ora poco visibili e poco comprensibili.

Gli scavi nell’area sacra

“Il cantiere appena avviato – sottolinea l’assessore ai Beni culturali, Alberto Samonà – si pone l’obiettivo ambizioso di rendere nuovamente fruibile il percorso antico, che saliva, costeggiando la cavea del teatro, dalla zona centrale della città ai terrazzi sacri, e di valorizzare lo straordinario complesso teatro-santuario. Un’attesa che aprirà nuovi spunti nella lettura urbanistica della città di Solunto. L’archeologia è, infatti, materia viva, capace di regalarci continuamente nuove pagine nella lettura del meraviglioso libro che è la storia antica della Sicilia”.

Giovani studenti al lavoro

Le nuove indagini vanno di pari passo con la ricostruzione virtuale, realizzata da Massimo Limoncelli in stretta connessione con lo studio dell’architettura a cura di Gilberto Montali. La ricostruzione – sottolineano ancora dalla Regione – serve a riorganizzare le conoscenze acquisite per rendere maggiormente comprensibile l’area dove lo scorso anno il cantiere ha messo in luce una fascia di scavo sul lato orientale del santuario (verso valle) impegnando gli studiosi a evidenziare sul terreno la relazione tra le aree sacre e il teatro.

L’area archeologica di Solunto

La pulizia archeologica di questo settore e lo scavo, in cui sono impegnati gli studenti universitari e i dottorandi, fanno già intravedere il legame diretto e strutturale tra il teatro e il terrazzo superiore con il tempio a due celle che verso il 150 avanti Cristo fu costruito per dare una nuova sede alla statua di Astarte e ad un’altra statua ad oggi non rinvenuta. Si tratta, quindi, di un complesso “teatro-tempio” che sembra essere uno dei casi più interessanti e particolari di questa tipologia dal momento che il santuario continua da entrambe le parti (a Nord e a Sud) con una serie di recinti e sacelli di diverse divinità che mescolano schemi greci, punici e orientali; da uno di questi proviene il famoso “Zeus di Solunto”, oggi custodito all’interno del Museo archeologico Salinas di Palermo

Mosaico nella Casa di Leda

La campagna, in questo secondo anno, promette importanti novità sull’assetto architettonico e urbanistico della principale area sacra della città. I rinvenimenti dello scorso anno, infatti, avevano chiarito le relazioni esistenti tra alcuni resti, in parte scoperti fin dai primi scavi dell’inizio dell’Ottocento e in parte venuti in luce nei nuovi saggi stratigrafici, che ci danno le testimonianze più antiche della città, databili già a partire dal IV secolo avanti Cristo; a questi rinvenimenti si possono riferire monete e ceramiche della prima metà del IV secolo. Alle fasi più antiche di IV-III secolo, a cui apparteneva la statua di stile fenicio di Astarte, è seguita la riorganizzazione dell’impianto stradale e urbano nel tardo III secolo e poi, verso la metà del II secolo avanti Cristo, una scenografica risistemazione architettonica di tutto l’insieme, per come appare adesso.

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