Si svelano i tesori del Palazzo Vescovile

In occasione del Festival si possono visitare alcune stanze normalmente non aperte al pubblico: la sala degli stemmi e la cappella privata del vescovo

di Giulio Giallombardo

È il cuore religioso di Mazara del Vallo. Batte nella centrale piazza della Repubblica e adesso apre per la prima volta al pubblico in occasione del Festival Le Vie dei Tesori, che ha fatto il suo debutto in città lo scorso weekend. È il Palazzo Vescovile, sede della Diocesi più estesa e ricca della Sicilia, che a partire da venerdì 18 settembre, svela alcune delle sale normalmente non aperte alle visite. Ci sono due fine settimana per scoprire il maestoso edificio cinquecentesco fatto edificare dal vescovo Bernardo Ganche: venerdì 18 e sabato 19 settembre, dalle 10 alle 13, e il weekend successivo 25 e 26, alla stessa ora (qui per prenotare la visita). Inoltre, a Mazara il Festival ha un giorno in più rispetto alle altre città per le visite: il weekend inizia, infatti, il venerdì e termina la domenica (qui tutti i luoghi da visitare a Mazara).

Atrio del Palazzo Vescovile

Il Palazzo Vescovile è una delle chicche di questo debutto mazarese, che avviene in collaborazione col Comune, con la Diocesi e con il supporto logistico dei giovani dell’associazione Periferica. La visita comincia da piazza della Repubblica, dove si affaccia il prospetto dell’edificio, costruito nel 1583, dove un tempo sorgeva il palazzo-fortezza della potente famiglia Chiaramonte, governatori di quasi tutto il Val di Mazara. Varcato il portale dell’imponente facciata ottocentesca di gusto neoclassico, si accede all’interno dell’atrio con una fontana che anticamente doveva essere un sarcofago e una loggia con archi a tutto sesto. Camminando verso il salone d’ingresso, nella cornice architettonica del piano nobile, si staglia un crocifisso ligneo di ignoto autore risalente al Settecento.

 

Addentrandosi sempre di più all’interno, si è avvolti dalle preziose pitture e sculture policrome, tra cui i dipinti del pittore trapanese Domenico La Bruna, del cremonese Giovan Paolo Funduri e del siciliano Orazio Ferraro. All’interno del salone di ingresso, dal soffitto ligneo a cassettoni decorato, si possono ammirare diverse opere d’arte tra cui spicca l’adorazione dei Magi. Nello stesso salone, c’è anche una copia del cosiddetto “Spasimo di Sicilia” di Raffaello, del 1517, che si trova attualmente al Museo del Prado di Madrid. La visita prosegue, poi, nella sala degli stemmi – normalmente chiusa al pubblico – dove il vescovo Gache fece realizzare sulle pareti gli stemmi dei suoi predecessori e un soffitto ligneo a cassettoni, poi rimaneggiato nel 1600, che reca ancora oggi lo stemma del vescovo del tempo, monsignor Marco La Cava. Dalla sala degli stemmi si accede alla cappella privata del vescovo, un ambiente intimo e spirituale, completamente ristrutturato negli anni ’80 del secolo scorso.

Una delle sale del Palazzo Vescovile

“A volte l’occhio si abitua e lo spirito non si nutre – ha detto il vescovo di Mazara, Domenico Mogavero – . Ecco, Le Vie dei Tesori è pensato da persone entusiaste, da gente che ci crede: ecco siamo felici di essere al loro fianco. Perché questa nuova realtà fluida, di meticciato, è unica e chi la sostiene dovrebbero essere le istituzioni e non i privati”.

Anche quest’anno, è previsto il servizio di collegamento in pullman da Palermo alle altre città del festival. Chi vuole visitare Mazara del Vallo, potrà farlo domenica 27 settembre con partenza alle 9 e rientro in serata (qui per prenotare un posto sul bus). Per informazioni scoprire tutti i luoghi, esperienze e passeggiate di Mazara cliccare qui https://leviedeitesori.com/mazara/. Per tutte le informazioni sul festival visitare il sito https://leviedeitesori.com/festival-le-vie-dei-tesori/. È attivo, inoltre, il centro informazioni del Festival al numero 0918420000, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, compresi il sabato e la domenica.

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