Verso il rilancio del Parco minerario di Floristella

Approvato il nuovo statuto dell’ente che amministra uno dei più importanti esempi di archeologia industriale del Mezzogiorno

di Redazione

Si trova nel cuore della Sicilia ed è uno dei più importanti esempi di archeologia industriale del Mezzogiorno. Si prepara a rinascere il Parco minerario di Floristella-Grottacalda, che si estende tra Enna, Piazza Armerina e Aidone. È stato approvato dalla giunta regionale il nuovo statuto del Parco, che si avvia così a un nuovo periodo di gestione con la fine del commissariamento e l’arrivo di un presidente.

Il pozzo 1 a Floristella

Il provvedimento arriva dopo il raid vandalico a Palazzo Pennisi, dove un mese fa sono stati distrutti alcuni pannelli esplicativi, una parte della mostra fotografica permanente sui minatori delle zolfare e un plastico realizzato dagli stessi minatori che riproduce il pozzo numero 1, il primo pozzo verticale con la torre in muratura. Grazie all’approvazione dello statuto – fanno sapere dall’assessorato regionale ai Beni culturali – si potrà ora procedere in tempi brevissimi al nuovo assetto del Parco che il governo regionale “considera di grande importanza per la valorizzazione dell’intero comprensorio”.

Pozzo nuovo (foto Davide Mauro, Wikipedia)

Istituito dalla Regione nel 1991, il Parco minerario di Floristella è un vero e proprio museo all’aperto la cui attività estrattiva dello zolfo è documentata dalla fine del 1700 al 1986. È stata proprio la farraginosità dello statuto che ha reso sin dall’inizio impossibile la gestione che è stata affidata di volta in volta a commissari ad acta che hanno esperito gli atti di ordinaria amministrazione. Il nuovo statuto prevede un Consiglio di amministrazione agile costituito dal presidente e da due consiglieri, uno nominato dall’assessore dei Beni Culturali ed uno espressione dei comuni dell’area in cui ricade il Parco con il Libero Consorzio.

Operai bambini all’ingresso di una solfara

Il Parco di Floristella è la più completa e alta testimonianza della Sicilia dello zolfo e della trasformazione dei feudi agricoli in aree estrattive ed industriali con una valenza storico-culturale ineguagliabile. Costituisce, nella sua unicità, un’importante attrattiva per un turismo sostenibile e responsabile in un territorio in cui sono presenti anche numerose testimonianze archeologiche; motivo per cui si presta particolarmente alla valorizzazione del turismo scolastico e a visite di gruppo.

Pozzo Mezzena in una foto d’epoca

“Con l’approvazione del nuovo statuto – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – il governo si appresta a porre fine a vent’anni di commissariamenti e gestione precaria che hanno, di fatto, paralizzato ogni possibilità di valorizzazione e sviluppo del prezioso sito e dell’area circostante. La compiuta definizione del Museo regionale geominerario all’interno di Palazzo Pennisi aggiunge, infine, la tessera mancante alla dotazione culturale e identitaria siciliana. È una giornata molto importante per la Sicilia tutta perché rappresenta il punto di ripartenza nella politica di recupero, valorizzazione e rilancio economico che parte proprio dal territorio”.

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