Sequestrato un vaso attico messo in vendita sul web

Si tratta di un cratere del V secolo avanti Cristo scoperto dai carabinieri in un’abitazione di Aci Castello, nel corso di un’attività di contrasto alla detenzione illecita di reperti archeologici

di Redazione

Era in bella vista su un annuncio sul web, pronto per essere venduto. Un vaso attico a colonnette a figure rosse, risalente al V secolo avanti Cristo, è stato sequestrato pochi giorni fa ad Aci Castello, nel Catanese, dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, con il supporto dei militari del comando provinciale di Catania, nell’ambito di un’attività di contrasto alla detenzione illecita di reperti archeologici. Le indagini sono state avviate dopo un attività di monitoraggio dei siti internet che hanno consentito l’individuazione di un annuncio sul web in cui il reperto era stato messo in vendita. I militari sono quindi riusciti a risalire all’autore dell’inserzione, indagato per ricettazione, nella cui abitazione ad Acicastello – sottoposta a perquisizione delegata dalla Procura della Repubblica di Catania – è stato rinvenuto e sequestrato il manufatto.

Il cratere attico sequestrato dai carabinieri

Si tratta di un cratere che contiene due raffigurazioni. La prima è una scena di banchetto, con due uomini che indossano un “himation”, tipico abito dell’antica Grecia, distesi su una “kline”, un piccolo divanetto usato durante i simposi, tra di essi è presente una suonatrice di doppio aulos. L’altra figura rappresenta tre giovani completamente avvolti nel rispettivo “himation”. Gli accertamenti sono ancora in corso per individuare il sito archeologico da cui proviene il bene recuperato.

Le caratteristiche del manufatto possono rimandare al “Pittore di Leningrado” attivo nel V secolo avanti Cristo. Si tratta di una delle personalità più rappresentative del gruppo dei “manieristi”, pittori che operano nella tradizione di Myson e del Pittore di Pan. Conformemente alle tradizioni del gruppo, il pittore sembra prediligere la forma del cratere a colonnette, dove ripete con una certa monotonia, anonime scene di banchetti. Scarse nella sua produzione le figurazioni di carattere mitologico, tra cui spicca per certa incisiva vitalità quella di Fineo e le Arpie nel cratere a colonnette G 364 del Louvre.

“L’attività compiuta – sottolineano i carabinieri – dimostra, ancora una volta, come il web costituisca uno dei principali canali di comunicazione utilizzato anche nel campo dei beni d’arte, in quanto consente di raggiungere agevolmente un elevato numero di utenti, spesso inesperti ed incuranti di una normativa di settore che punisce le illecite ricerche, l’impossessamento e la commercializzazione di reperti, spesso provenienti da scavi clandestini”.

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