Nel cantiere di piazza Brunaccini, riaffiora un ipogeo con ossario, colatoi e una scala d’accesso. Sul posto gli archeologi della Soprintendenza
di Giulio Giallombardo

È ricoperta di iscrizioni in carboncino con nomi e date. Forse segni lasciati lì per ricordare chi vi è stato sepolto. Sono alcune delle tracce scoperte nella cripta che è venuta alla luce nelle scorse settimane a due passi da Casa Professa, nel cuore di Palermo. Nell’area del cantiere di piazza Brunaccini, davanti alla Biblioteca comunale, è riemersa la cripta della settecentesca chiesa del conservatorio della Santissima Trinità, distrutto dalle bombe della Seconda guerra mondiale. Scavando tra le macerie nell’area del cantiere, è stata rinvenuta la cripta della chiesa ancora integra, con un ossario, i colatoi per l’essiccazione dei cadaveri e la scala d’accesso alla cripta.

Le iscrizioni, alcune perfettamente conservate, ricoprono buona parte della cripta, e riportano nomi seguiti spesso da un anno. Quelle più leggibili indicano un’epoca che si aggira alla prima metà dell’Ottocento, ma – secondo gli archeologi della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, che stanno studiando il ritrovamento – la cripta potrebbe essere molto più antica, magari una preesistenza su cui poi è stata edificata la chiesa settecentesca.

Sul posto è presente l’archeologa incaricata per l’alta sorveglianza della Soprintendenza, Carla Aleo Nero. “Abbiamo fatto un saggio di scavo all’interno della cripta a un livello più basso – dice l’archeologa a Le Vie dei Tesori News – scoprendo tracce di muro che potrebbero risalire anche all’epoca medievale, ma è ancora presto per poter datare con certezza i ritrovamenti. Stiamo conducendo i rilievi per poter ricostruire la storia del bene e dare notizie più precise”.
Qualche cenno storico sulla chiesa, di cui resiste ancora solo una parte del prospetto, lo fornisce Marcello Messina, dell’Archivio storico diocesano di Palermo. “Il conservatorio della Santissima Trinità detto di Brunaccini fu fondato nel 1714 da una nobildonna messinese, Lucrezia Brunaccini e Rubea dei principi di San Teodoro – scrive l’archivista in un post su Facebook – . L’istituto obbediva alla regola benedettina e accoglieva ragazze vergini di estrazione onesta. Nel 1757 la chiesa fu aperta al culto e successivamente fu perfezionata. Oggi è un rudere, perché colpita durante i bombardamenti del Secondo Conflitto Mondiale”.

Al posto delle macerie dovrebbe sorgere un palazzo e nella zona dell’ex chiesa – come ci racconta il proprietario dell’area dove è stata ritrovata la cripta, l’architetto Giuseppe Caronia – è previsto un caffè letterario. Ma l’intenzione è di lasciare la cripta visibile, per questo la proprietà sta redigendo un progetto di riqualificazione da sottoporre alla Soprintendenza. “Vogliamo valorizzare questo ritrovamento, – ha detto Caronia – la cripta sarà musealizzata, l’intenzione è di coprirla con un pavimento in vetro e magari renderla fruibile. Nel progetto, comunque, stiamo prevedendo il mantenimento dell’area dell’ex chiesa come spazio culturale”.

La soprintendente ai Beni culturali di Palermo, Selima Giorgia Giuliano, si è detta pronta ad accogliere un progetto che punti a valorizzare l’area. “Con i nostri archeologi – sottolinea la soprintendente – siamo stati sempre presenti nell’area del cantiere, come facciamo puntualmente negli scavi del centro storico dove c’è un interesse archeologico. Adesso certamente sarebbe auspicabile un progetto di valorizzazione, anche solo per renderla visibile. Dunque, valuteremo ogni proposta che vada in questa direzione”.