Restauro alla Cuba, un progetto per i padiglioni

Finanziamenti in arrivo per recuperare gli edifici attorno al monumento normanno. Previste anche nuove indagini archeologiche

di Marco Russo

Ridare lustro al complesso monumentale della Cuba, uno dei sollazzi normanni di Palermo. È l’obiettivo di un progetto della Soprintendenza dei Beni culturali, recentemente ammesso a un finanziamento di un milione di euro, con fondi del Po Fesr 2014-2020, come si legge in un decreto firmato dal dirigente del Dipartimento dei Beni culturali, Sergio Alessandro. Si tratta di uno stralcio di un progetto più complessivo curato dall’Unità operativa archeologica che riguarda gli edifici che circondano l’antica peschiera, quello che un tempo era lo specchio d’acqua su cui “sorgeva” il padiglione.

Muqarnas all’interno della Cuba (foto Sebastian Fischer, Wikipedia)

Il progetto, che prevede sia lavori di restauro che indagini archeologiche, ha l’obiettivo di  recuperare i fabbricati che si affacciano su corso Calatafimi, accanto al portone d’ingresso. “Gli interventi di manutenzione che abbiamo fatto in passato non hanno impedito la ricrescita dell’erba e un generale effetto di trascuratezza interna ed esterna, sia su corso Calatafimi, sia sul fronte interno antistante la Cuba – spiega a Le Vie dei Tesori News, la soprintendente Lina Bellanca – . Si tratta di un progetto che, oltre al recupero dei fabbricati, si abbina anche a ulteriori indagini di natura archeologica sul sito”. I lavori, concluso l’iter per il finanziamento, non riguarderanno, dunque, direttamente il monumento normanno, che – sottolinea ancora la soprintendente – gode di “una buona conservazione anche grazie ai precedenti restauri fatti anni fa, con interventi limitati, ma assolutamente appropriati, che hanno avuto una buona resa nel tempo”.

Epigrafe della Cuba (foto Stendhal55, Wikipedia)

Costruita nel 1180 per il re Guglielmo II al centro del Genoardo – il grande parco normanno – la Cuba era uno dei “sollazzi” in cui il sovrano e la sua corte trascorrevano ore piacevoli al fresco delle fontane e dei giardini di agrumi, riposandosi nelle ore diurne o con feste e cerimonie la sera. Le notizie sul committente e sulla data di costruzione sono esatte grazie all’epigrafe posta sul muretto d’attico dell’edificio. La parte più importante, quella sul committente, era dispersa e fu ritrovata da Michele Amari nel XIX secolo, scavando ai piedi della Cuba. Nei secoli successivi, la Cuba fu destinata agli usi più vari. Il lago fu prosciugato e sulle rive furono costruiti dei padiglioni, usati come lazzaretto dalla peste del 1576 al 1621. Poi fu alloggio per una compagnia di mercenari borgognoni ed infine proprietà dello Stato nel 1921. Passato alla Regione Siciliana, negli anni ’80 del secolo scorso, comincia il restauro che riporta alla luce le strutture del XII secolo. Oggi è in attesa di essere inserita tra i monumenti dell’itinerario Unsco arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

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