Scavi clandestini in una necropoli, recuperati reperti

Monete, coppe, anfore e altri frammenti provenienti da Kamarina sono stati sequestrati dai carabinieri, che hanno denunciato tre persone

di Ruggero Altavilla

Anfore, vasi e altri frammenti abbandonati sul terreno. Reperti preziosi provenienti da scavi clandestini in una necropoli greca, nel territorio di Kamarina, antica colonia di Siracusa, in un sito di età compresa tra il V e il III secolo avanti Cristo. È quanto hanno scoperto i carabinieri della compagnia di Vittoria, nel corso di controlli per contrastare l’azione dei tombaroli e prevenire il saccheggio delle aree archeologiche.

Casa dell’Altare (foto LeZibou, Wikipedia)

Vicino agli scavi, in un’area non distante da Scoglitti, i militari hanno scoperto alcuni reperti, in parte danneggiati, in attesa di essere portati via. I carabinieri hanno sequestrato il materiale e denunciato a piede libero tre persone, accusate di ricettazione, danneggiamento e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. Dopo alcune perquisizioni, i militari hanno sequestrato decine di beni degni di piccolo museo archeologico. Si tratta di cinque hydrie in ceramica, ovvero vasi usati soprattutto per trasportare acqua, ma anche come urne cinerarie o come contenitori per le votazioni. Poi due olpai, brocche con corpo allungato e imboccatura rotonda; otto coppe in ceramica; e ancora brocchette, ciotole, lucerne, frammenti metallici e anche quattro monete presumibilmente di bronzo e due medagliette. Sequestrati anche due metal detector verosimilmente usati dai tombaroli per individuare i punti dove scavare.

Tempio di Atena (foto LeZibou, Wikipedia)

“Tutti i beni archeologici rinvenuti – fanno sapere i carabinieri, che hanno lavorato in sinergia con il personale del Comando tutela Patrimonio culturale e dello Squadrone eliportato ‘Cacciatori Sicilia’  – sono stati messi a disposizione del personale della Soprintendenza di Ragusa per la prevista valutazione tecnico-discrezionale. L’attività svolta si inquadra nell’ambito dei controlli in materia di tutela del patrimonio archeologico che l’Arma dei carabinieri sta effettuando in tutto il territorio della provincia di Ragusa”.

Fortificazione di Kamarina (foto Wikipedia)

Fondata agli inizi del VI secolo avanti Cristo dagli antichi greci dorici siracusani, Kamarina ebbe la funzione di presidio lungo la rotta africana e di freno dell’espansione verso sud di Gela. Divenuta rapidamente un importante centro agricolo e di riferimento per i fiorenti traffici commerciali dell’entroterra ibleo anche dei Siculi, la colonia entrò presto in conflitto con la città-madre. Dopo varie guerre con i siracusani e i loro alleati, fu ceduta al tiranno Ippocrate di Gela, che la rifondò. Durante l’avanzata di Annibale intorno al 400 avanti Cristo, Kamarina venne nuovamente saccheggiata e distrutta. Rientrò, quindi, nell’orbita siracusana durante il dominio di Dionisio I e successivamente a partire del III secolo fu presa dai mamertini e poi dai romani. Kamarina venne definitivamente distrutta nell’827 dall’esercito guidato da Asad ibn al-Furat nel corso della conquista arabo-berbera della Sicilia.

I resti attuali sono di grande interesse archeologico, e testimoniano la vastità dell’antico sito. Rimangono tombe arcaiche del VII secolo avanti Cristo e ruderi poco significativi di un tempio dedicato a Minerva. Lungo il fiume Ippari si può riscontrare il tracciato dell’antico porto canale. La città è ancora riconoscibile nella sua area originaria dai resti di case e di pavimentazioni.

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