Scala dei Turchi, odissea di una scogliera contesa

Polemica tra pubblico e privato sulla tutela del sito naturalistico di Realmonte in vista della stagione estiva. Da Legambiente un elenco di precetti per una fruizione consapevole della bianca falesia di marna

di Antonio Schembri

Il raid con cui all’inizio di gennaio un pregiudicato e il suo complice avevano sporcato la gradinata della Scala dei Turchi con colate dipolvere rossa, poi cancellate nel giro di due giorni grazie all’intervento di decine di volontari, è come se avesse preannunciato un ulteriore focolaio di ottusità (ve ne abbiamo parlato qui). Non solo quella di questi mesi in forma di guerra ma anche, nel caso specifico del celebre monumento naturale situato nel territorio agrigentino di Realmonte, quella di cui si rischia l’escalation adesso che le temperature in aumento spingono turisti e abitanti locali a riversarsi in massa su spiagge e scogliere, nell’indifferenza verso le esigenze di salvaguardia di un bene così prezioso.

La Scala dei Turchi vandalizzata

Perché se l’accesso alla Scala è da oltre un anno chiuso da una staccionata, sistemata a seguito del sequestro deciso dalla Procura di Agrigento per occupazione di demanio marittimo – provvedimento revocato lo scorso novembre -, è anche vero che gli scavalcamenti e i calpestii sulla candida scogliera di marna continuano a verificarsi. Per questo tre giorni fa il pensionato Ferdinando Sciabbarrà, colui che ha sempre sostenuto d’esserne io proprietario e che, in effetti, ormai da un anno, è stato riconosciuto come tale dai periti del tribunale di Agrigento, ha lanciato la sua, di provocazione: se le istituzioni siciliane non sono capaci di intervenire in tempi rapidi per salvaguardare la Scala dei Turchi e renderla fruibile con precisi limiti da far rispettare, tanto vale metterla all’asta. E sperare che se la compri, magari, Elon Musk, l’uomo più ricco del pianeta.

Il punto però non è l’ipotetica correlazione tra l’avere 255 miliardi di dollari nel conto e la capacità di proteggere la Scala dei Turchi, blindandola. Ma accelerare i tempi burocratici. Quelli cioè della trattativa in corso da tempo tra Sciabbarrà e il Comune di Realmonte, che ruota sulla proposta da parte del privato di alienare con una donazione alla municipalità la proprietà del bene naturalistico. Di fatto una partita a poker tra privato e diversi enti pubblici (oltre al Comune, il Demanio marittimo regionale, la Soprintendenza e la Capitaneria di porto) da chiudere alla svelta in vista proprio dell’arrivo dell’estate. E nella prospettiva di evitare conseguenze legali derivanti da possibili incidenti in violazione del divieto d’accesso alla gradinata di marna.

Litorale di Realmonte dalla Scala dei Turchi

“L’appello-provocazione del dottor Sciabbarrà è però smentito dallo stato degli atti – afferma il sindaco di Realmonte, Sabrina Lattuca – . Il Comune ha infatti già raggiunto con lui un accordo transattivo per definire il contenzioso che prevede una serie di adempimenti, che sono in corso di esecuzione per come espressamente richiesti dalla controparte”. All’inizio del 2022 – continua il sindaco Lattuca – “la nostra giunta ha conferito incarico al notaio di compiere gli atti propedeutici alla stipula. Proprio una settimana fa è intervenuta una nota interlocutoria che ha richiesto un’integrazione documentale a cui verrà dato immediato riscontro. Sia il Comune di Realmonte che la Regione Siciliana, si sono adoperati in questi anni per risolvere una vicenda, questa della tutela e della valorizzazione della Scala dei Turchi, che non sta solo a cuore degli enti pubblici, ma di quella parte di siciliani accorsi a ripulirla dopo imbrattamento. Sono certa che l’accordo che consentirà di tutelare, preservare, valorizzare e promuovere questo bene identitario dell’intero territorio siciliano, verrà formalizzato rapidamente”.

Sulla stessa linea l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Toto Cordaro: “Abbiamo convocato per la prossima settimana una riunione allo scopo di individuare la migliore soluzione per concludere queste vicenda in maniera soddisfacente per tutte le parti in causa. Si è dovuta attendere la conclusione dell’iter giudiziario che, per alcuni anni, ha interrotto sub iudice la questione relativa alla titolarità della Scala dei Turchi. Ma la Regione ha lavorato e continuerà a adoperarsi per trovare la sintesi tra il Comune di Realmonte, che rivendica la titolarità della gestione, e il proprietario che deve cederla in maniera giuridicamente corretta”.

La Scala dei Turchi a Realmonte (foto Pixabay)

Sebbene appartenga giuridicamente a un privato, la Scala dei Turchi è da sempre un demanio uti cives, cioè di fatto usufruito dalla collettività: quindi un luogo dal grande valore identitario. Situata dietro l’angolo, in posizione fortunata, si affaccia solo sul mare africano e l’ammirarlo dall’alto, specialmente dal belvedere sulla panoramica Realmonte – Porto Empedocle, realizzato dal Fai al posto di uno dei due ecomostri abbattuti dopo un lungo contenzioso, è la maniera più efficace per non danneggiarlo e riceverne godimento estetico .Nello scenario infatti lo skyline delle ciminiere, pur vicinissime, di Porto Empedocle, non entra.

A lungo percepita come posto poco conosciuto, lontano, misterioso e pericoloso, oggi la Scala dei Turchi è uno dei luoghi più iconici d’Europa, Insieme ai clic sui social, lo confermano i picchi d’ascolto fatti registrare da serial televisivi e servizi giornalistici ogni qualvolta appare la sua immagine.  Un monumento geologico di interesse mondiale. È proprio alla Scala dei Turchi che per la prima volta al mondo è stata applicata la astrocronologia, la disciplina collegata alla geologia che studia la formazione delle rocce a seconda dei cambiamenti climatici. Si è accertato che i gradoni della scogliera si siano formati nell’arco di almeno 20mila anni, (quelli situati più in alto, anche 100mila anni). Attraverso lo studio della ciclicità astronomica si arrivano oggi a comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo in base allo spostamento dell’asse terrestre. Sulla marna della Scala si notano infatti parti più scure, indicative di un periodo geologico umido e altre più chiare, testimonianza di fasi aride.

Volontari ripuliscono la Scala dei Turchi

Alla pur necessaria logica del filo spinato e dei controlli delle forze dell’ordine per individuare i delinquenti che la possono vandalizzare, si accompagna la questione della sua protezione per mezzo di regole. L’idea di istituirvi un’area marina protetta, che sarebbe l’ottava della Sicilia, viene spinta dagli ambientalisti in ragione dei valori biologici e scientifici di questo sito, che sorge al lato di un porto e che si affaccia su un tratto di mare solcato da molte rotte navali.

Oltre alla guardiania, urgono insomma regole cogenti. “Vogliamo replicare il modello degli ingressi contingentati applicato con successo la scorsa estate all’Isola dei Conigli di Lampedusa”, dice il presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna. In attesa che enti territoriali e istituzioni si coordinino per una maggiore tutela del sito, la sezione agrigentina dell’associazione ambientalista ha varato a febbraio un elenco di precetti comportamentali per una fruizione civile e consapevole del sito.

“Si tratta di 20 punti che vogliamo intanto far recepire dagli enti competenti, spingendo affinché diventino norme a tutti gli effetti – spiega il responsabile Daniele Gucciardo -.  Uno di questi è il divieto di cospargersi il corpo con i fanghi derivanti dalla marna bianca, pratica che danneggia la falesia e che è bene evitare dato che recenti studi la indicano come potenzialmente cancerogena”.

I volontari dopo gli interventi di pulitura

Altro comportamento nel mirino, l’utilizzo degli ombrelloni sia sulla marna della falesia sia nelle due spiagge a fianco, dove si trovano diverse porzioni di marna sotto la sabbia. E, in generale, il calpestìo che accelera lo sfaldamento dell’argilla, già in una situazione critica a causa degli agenti atmosferici. Tra le regole proposte, c’è anche il divieto di illuminazione notturna della falesia mediante fuochi o riflettori, che creano problemi alla fauna del sito, anziché funzionare da suo elemento valorizzatore. Altra norma, il divieto per ogni genere di natanti di ancorare e sostare nello specchio acqueo sottostante la Scala.

Un simbolo del Mediterraneo al centro di contenziosi causati dall’abusivismo edilizio. Una lotta che ha portato all’abbattimento di due “ecomostri” e di alcune villette. “Anche se non ancora tutela dall’Unesco, la Scala dei Turchi è di fatto un patrimonio inestimabile dell’Umanità – sottolinea Giuseppe Taibi, capo della delegazione agrigentina del Fai – Ampia parte del milione di turisti che arrivano ogni anno a Agrigento per visitare la Valle dei Templi, viene ormai calamitata verso la gradinata bianca. Un bene che merita di passare in mano pubblica per essere adeguatamente gestito mediante la selezione con bandi pubblici di imprese o associazione che lo salvaguardino. L’auspicio è che si acceleri l’iter di questo passaggio di proprietà”.

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