Sarà restaurato l’organo dell’abbazia di San Martino delle Scale

Danneggiato dai topi, lo strumento musicale è tra i più grandi e potenti d’Italia. Dopo tanti appelli per salvarlo, in arrivo un finanziamento della Regione

di Ruggero Altavilla

È tra i più grandi strumenti musicali italiani e tra i più potenti di quelli ancora funzionanti, ma il suo timbro vibrante è sotto attacco dei topi. Maestoso e solenne, l’organo dell’abbazia benedettina di San Martino delle Scale, frazione montana di Monreale, tornerà a suonare come un tempo. Lo storico strumento, dopo tanti appelli lanciati per il recupero, sarà restaurato e riportato all’antico splendore grazie a un finanziamento della Regione Siciliana, che ha annunciato anche un intervento su un altro organo, quello della Chiesa Madre di Borgetto.

L’organo dell’abbazia

Da anni attaccato dai roditori, il monumentale strumento che svetta sul coro ligneo della basilica di San Martino, non ha più l’efficienza di una volta: la perdita d’aria, causata dai fori non fa più “suonare” bene le sue 4000 canne e altera anche la pressione. È necessario, dunque, un intervento di manutenzione straordinaria per ripristinare lo stato originario, riparando i mantici, riportando la giusta pressione e riparando la meccanica. “Da quasi cinque anni – sottolinea il governatore Nello Musumeci, che ha accolto la richiesta dell’abate Vittorio Rizzone  – lo storico strumento a canne, vanto dell’arte organaria italiana, non è utilizzabile al meglio perché i topi hanno rosicchiato la pelle dei mantici del grand’organo e del motore. Renderlo di nuovo efficiente è doveroso nei confronti dei fedeli, ma anche delle centinaia di appassionati e turisti che ogni estate affollano il Festival organistico”.

L’abbazia di San Martino delle Scale

“Con un intervento da quasi 24mila euro, finanziati dalla Regione, tornerà a risuonare il monumentale organo a canne – ha dichiarato il presidente del Consiglio comunale di Monreale, Marco Intravaia – danneggiato dai topi che sono arrivati a compromettere il mantice e impossibilitato a suonare dal 2017”.

Chiostro dell’abbazia

Col suo magnifico prospetto laccato in oro, l’organo, costruito dalla ditta Mascioni di Cuvio, in provincia di Varese, non teme il confronto con i migliori strumenti europei. Commissionato nel 1594 al “magister” Raffaele La Valle, insieme al figlio Antonino tra i più importanti organari siciliani. Aveva in origine una tastiera e 10 registri, ma dopo varie modifiche venne notevolmente ampliato dall’alcamese Baldassare Di Paola a partire dal 1770 fino al 1784. Il “nuovo” organo di Di Paola, autore di grandi e magniloquenti ripieni, aveva 72 registri e quattro tastiere. Capace di imitare il suono di un molti strumenti d’orchestra, fino a un’intera banda militare, fu completato nell’Ottocento da Francesco La Grassa.

L’abbazia di San Martino in una stampa d’epoca

Secondo un’antica tradizione, l’abbazia di San Martino delle Scale fu fondata da papa Gregorio Magno nel 604 e distrutta dai saraceni nel Nono secolo. Ma l’inesistenza di fonti attendibili ha fatto dubitare molti studiosi su questa ipotesi. Di certo, esistono invece documenti che legano l’abbazia alla prima metà del 14esimo secolo, a partire dal 1347. E altri che raccontano l’importanza che ebbe nei secoli successivi, con una vita culturale vivace e originale: produzioni e committenze artistiche, attività editoriali e insegnamento. Oggi è ancora un’oasi di silenzio e pace tra i monti di Palermo, una delle poche in Sicilia ancora abitata dai monaci benedettini.

(La prima foto grande in alto è di Salvatore Ciambra, licenza Creative Commons, attribuzione 4.0 – CC BY 4.0)

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