San Pietro, la chiesa raccontata da Pirandello

L’opera d’arte agrigentina è diventata uno spazio che ospita eventi culturali, ma non ha perso la sua forte carica spirituale. Sarà esplorabile per tre weekend, dal 14 settembre, grazie a “Le Vie dei Tesori”

di Federica Certa

Torna ad Agrigento il festival “Le Vie dei Tesori” e lo farà per tre weekend, dal 14 al 30 settembre. Dopo gli interessanti numeri dello scorso anno ecco che la città dei templi si animerà di visite guidate, racconti, memorie, atmosfere.  Uno svelamento continuo, non solo tra le mura affrescate di chiese per lungo tempo chiuse al pubblico, ma anche lungo i meandri nascosti della storia, per rinfrescare lo smalto mai sbiadito della città che aveva incantato Pindaro e Goethe. 

Eccone, allora, uno dei tesori che saranno visitabili, la chiesa di San Pietro, in via Pirandello, esempio perfetto di uno spazio dove arte e architettura si stratificano e si compongono, in un compendio di diverse chiavi di lettura. Di stile neoclassico, con la facciata sobria e rigorosa che dà su via Pirandello, a pochi metri dalla casa dove lo scrittore e drammaturgo trascorse la sua adolescenza, la chiesa è stata chiusa per dinamiche interne all’organizzazione della Diocesi, è rimasta abbandonata per mezzo secolo, e riaperta, in via definitiva, solo nel 2015, affidandone la gestione alla cooperativa sociale “Temenos”. Oggi, nei locali che un tempo ospitavano la canonica, ci sono un caffè e un ristorante, mentre la navata centrale è diventata spazio per eventi e appuntamenti culturali. 

Con le visite guidate in programma per settembre, il pubblico potrà ammirare gli affreschi settecenteschi del pittore palermitano Giuseppe Crestadoro, ma anche scoprire i simboli religiosi che si nascondo dietro ogni anfratto. “Come molte chiese edificate fra ’600 e ‘700 – spiega il presidente della cooperativa, Salvatore Ciulla – anche San Pietro rappresenta, con il suo impianto architettonico, il cammino di crescita spirituale che idealmente compie il fedele una volta entrato. La chiesa è rivolta ad ovest, e progressivamente il percorso del cristiano va verso est, cioè dalle tenebre alla luce, dal peccato alla rivelazione della Terrasanta. Così si spiega il primo ‘livello’, dove troviamo anche i quattro altari in marmo, il tabernacolo invece non c’è più, collocati ai quattro punti cardinali per evocare l’universalità del Cattolicesimo. Il secondo livello – prosegue Ciulla – è quello degli affreschi che raffigurano la vita di S. Pietro, scelto da Crestadoro come testimone di un’esemplare vicenda umana di conversione e di fede conquistata. Il terzo livello, infine, è quello più in alto, dove si susseguono altri affreschi di Crestadoro, dedicati a scene bibliche del Paradiso. E’ questo l’acme, il punto di arrivo, rappresentato nella chiesa anche a livello plastico”. 

San Pietro di gessi e colonne bianche, San Pietro rinata e diventata oggi punto del Fondo ambientale italiano (Fai). 

Qui Pirandello aveva ambientato una delle cento novelle, “La Madonnina”, epitome lieve e disincantata della critica del grande puparo di ‘Girgenti’ alla Chiesa, parabola di una giovane anima che si allontana da Dio e di un’altra – quella del parroco – che cede alle tentazioni materiali.

Così la descriveva l’autore nell’incipit del suo racconto: “Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino Gesù, e che il Bambino Gesù si fosse divertito a costruire al padre beneficiale Fioríca quella sua parrocchietta così; la chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole”. 

L’opera d’arte agrigentina è diventata uno spazio che ospita eventi culturali, ma non ha perso la sua forte carica spirituale. Sarà esplorabile per tre weekend, dal 14 settembre, grazie a “Le Vie dei Tesori”

di Federica Certa

Torna ad Agrigento il festival “Le Vie dei Tesori” e lo farà per tre weekend, dal 14 al 30 settembre. Dopo gli interessanti numeri dello scorso anno ecco che la città dei templi si animerà di visite guidate, racconti, memorie, atmosfere.  Uno svelamento continuo, non solo tra le mura affrescate di chiese per lungo tempo chiuse al pubblico, ma anche lungo i meandri nascosti della storia, per rinfrescare lo smalto mai sbiadito della città che aveva incantato Pindaro e Goethe.

Eccone, allora, uno dei tesori che saranno visitabili, la chiesa di San Pietro, in via Pirandello, esempio perfetto di uno spazio dove arte e architettura si stratificano e si compongono, in un compendio di diverse chiavi di lettura. Di stile neoclassico, con la facciata sobria e rigorosa che dà su via Pirandello, a pochi metri dalla casa dove lo scrittore e drammaturgo trascorse la sua adolescenza, la chiesa è stata chiusa per dinamiche interne all’organizzazione della Diocesi, è rimasta abbandonata per mezzo secolo, e riaperta, in via definitiva, solo nel 2015, affidandone la gestione alla cooperativa sociale “Temenos”. Oggi, nei locali che un tempo ospitavano la canonica, ci sono un caffè e un ristorante, mentre la navata centrale è diventata spazio per eventi e appuntamenti culturali.

Con le visite guidate in programma per settembre, il pubblico potrà ammirare gli affreschi settecenteschi del pittore palermitano Giuseppe Crestadoro, ma anche scoprire i simboli religiosi che si nascondo dietro ogni anfratto. “Come molte chiese edificate fra ’600 e ‘700 – spiega il presidente della cooperativa, Salvatore Ciulla – anche San Pietro rappresenta, con il suo impianto architettonico, il cammino di crescita spirituale che idealmente compie il fedele una volta entrato. La chiesa è rivolta ad ovest, e progressivamente il percorso del cristiano va verso est, cioè dalle tenebre alla luce, dal peccato alla rivelazione della Terrasanta. Così si spiega il primo ‘livello’, dove troviamo anche i quattro altari in marmo, il tabernacolo invece non c’è più, collocati ai quattro punti cardinali per evocare l’universalità del Cattolicesimo. Il secondo livello – prosegue Ciulla – è quello degli affreschi che raffigurano la vita di S. Pietro, scelto da Crestadoro come testimone di un’esemplare vicenda umana di conversione e di fede conquistata. Il terzo livello, infine, è quello più in alto, dove si susseguono altri affreschi di Crestadoro, dedicati a scene bibliche del Paradiso. E’ questo l’acme, il punto di arrivo, rappresentato nella chiesa anche a livello plastico”.

San Pietro di gessi e colonne bianche, San Pietro rinata e diventata oggi punto del Fondo ambientale italiano (Fai).

Qui Pirandello aveva ambientato una delle cento novelle, “La Madonnina”, epitome lieve e disincantata della critica del grande puparo di ‘Girgenti’ alla Chiesa, parabola di una giovane anima che si allontana da Dio e di un’altra – quella del parroco – che cede alle tentazioni materiali.

Così la descriveva l’autore nell’incipit del suo racconto: “Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino Gesù, e che il Bambino Gesù si fosse divertito a costruire al padre beneficiale Fioríca quella sua parrocchietta così; la chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole”.

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend