San Nicola l’Arena, l’ufficio postale e l’impiegata

Da sei anni si è liberato di appartamenti, mobili, armadi e vive sulla sua barca, assaporando ogni giorno la libertà. Ecco la Sicilia vista dal mare secondo Giovanni Chiappisi. Porti, paesaggi, personaggi, incontri…

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di Giovanni Chiappisi

Giovanni Chiappisi

In questi giorni festeggio i miei sei anni di matrimonio con Horus, sei anni durante i quali non ci siamo mai lasciati. Giorni e notti assieme e in perfetta armonia, cosa rara da vedersi nelle coppie di oggi. Horus, per chi non lo sapesse, è una bella barca a vela di dieci metri che dal primo luglio del 2012 è anche la mia casa, la mia compagna, la mia complice in un vagabondaggio per il mare che mi sta facendo scoprire con altri occhi e altra prospettiva terre, come la Sicilia, che pensavo di conoscere a menadito. Horus e io abbiamo circumnavigato la Sicilia già tre volte e forse lo rifaremo anche quest’anno. La nostra è una terra meravigliosa e vista dal mare sembra ancora più bella. Ma dal mare si vedono anche gli sfregi che da generazioni le abbiamo fatto. Prendete, per esempio, la Scala dei Turchi. Arrivare lì da terra, alzare gli occhi e vedere quella enorme parete bianca che punta dritto al cielo è cosa che toglie il respiro. Ma se si arriva dal mare, lo scenario cambia: ad alcune miglia di distanza si vede la Scala, ma si vede anche quello che c’è sull’altopiano (cosa impossibile se si è a terra): casuzze e villette che, saranno anche in regola, ma che a me, ogni volta che le vedo, danno un pugno nello stomaco. D’inverno, complici la mia età e i miei acciacchi, resto in porto. E il mio porto è a san Nicola l’Arena, una piccola borgata di pescatori. È talmente piccola che non è nemmeno Comune, ma una frazione di Trabia. È un posto che adoro: nel raggio di poche centinaia di metri c’è tutto quello che mi serve: il chioschetto che ho eletto a mio “ufficio”, un supermercato, un ufficio postale (del quale vi parlerò fra poco), una farmacia, una cartoleria e via così. La borgata del monopolio: non c’è scelta, ma c’è tutto. E poi ci sono le persone: bellissimi cuori e menti da adorabili matti. Vi dicevo dell’ufficio postale. È piccolo, come si conviene qui, e ha un solo impiegato che anche direttore di se stesso. Qualche anno fa andai lì per spedire una raccomandata e come sempre ci andai all’ultimo giorno utile per evitare penali di vario genere.  L’impiegato era una impiegata e – confesso – era anche di bell’aspetto. Quando entrai vidi tanti vecchiarelli seduti e in silenzio. Mi dissi che avevo sbagliato giorno, ma non avevo scelta: quella raccomandata doveva partire quel giorno. La cosa strana era che nessuno faceva operazioni. A un certo punto l’impiegata-direttrice di bella presenza si rivolge a me: “È anche lei qui per guardarmi oppure deve fare qualcosa?”. Meraviglioso. Ecco, adesso avete un’idea di questo matto che sei anni fa si è sposato con una barca tuttofare. E se volete, vi porterò a bordo con me e di tanto in tanto vi mostrerò una Sicilia vista dal mare.

Da sei anni si è liberato di appartamenti, mobili, armadi e vive sulla sua barca, assaporando ogni giorno la libertà. Ecco la Sicilia vista dal mare secondo Giovanni Chiappisi. Porti, paesaggi, personaggi, incontri

In questi giorni festeggio i miei sei anni di matrimonio con Horus, sei anni durante i quali non ci siamo mai lasciati. Giorni e notti assieme e in perfetta armonia, cosa rara da vedersi nelle coppie di oggi.

Horus, per chi non lo sapesse, è una bella barca a vela di dieci metri che dal primo luglio del 2012 è anche la mia casa, la mia compagna, la mia complice in un vagabondaggio per il mare che mi sta facendo scoprire con altri occhi e altra prospettiva terre, come la Sicilia, che pensavo di conoscere a menadito.

Horus e io abbiamo circumnavigato la Sicilia già tre volte e forse lo rifaremo anche quest’anno. La nostra è una terra meravigliosa e vista dal mare sembra ancora più bella. Ma dal mare si vedono anche gli sfregi che da generazioni le abbiamo fatto. Prendete, per esempio, la Scala dei Turchi. Arrivare lì da terra, alzare gli occhi e vedere quella enorme parete bianca che punta dritto al cielo è cosa che toglie il respiro. Ma se si arriva dal mare, lo scenario cambia: ad alcune miglia di distanza si vede la Scala, ma si vede anche quello che c’è sull’altopiano (cosa impossibile se si è a terra): casuzze e villette che, saranno anche in regola, ma che a me, ogni volta che le vedo, danno un pugno nello stomaco.

D’inverno, complici la mia età e i miei acciacchi, resto in porto. E il mio porto è a san Nicola l’Arena, una piccola borgata di pescatori. E’ talmente piccola che non è nemmeno Comune, ma una frazione di Trabia. È un posto che adoro: nel raggio di poche centinaia di metri c’è tutto quello che mi serve: il chioschetto che ho eletto a mio “ufficio”, un supermercato, un ufficio postale (del quale vi parlerò fra poco), una farmacia, una cartoleria e via così. La borgata del monopolio: non c’è scelta, ma c’è tutto. E poi ci sono le persone: bellissimi cuori e menti da adorabili matti.

Vi dicevo dell’ufficio postale. È piccolo, come si conviene qui, e ha un solo impiegato che anche direttore di se stesso. Qualche anno fa andai lì per spedire una raccomandata e come sempre ci andai all’ultimo giorno utile per evitare penali di vario genere.  L’impiegato era una impiegata e – confesso – era anche di bell’aspetto. Quando entrai vidi tanti vecchiarelli seduti e in silenzio. Mi dissi che avevo sbagliato giorno, ma non avevo scelta: quella raccomandata doveva partire quel giorno. La cosa strana era che nessuno faceva operazioni. A un certo punto l’impiegata-direttrice di bella presenza si rivolge a me: “E’ anche lei qui per guardarmi oppure deve fare qualcosa?”. Meraviglioso.

Ecco, adesso avete un’idea di questo matto che sei anni fa si è sposato con una barca tuttofare. E se volete, vi porterò a bordo con me e di tanto in tanto vi mostrerò una Sicilia vista dal mare.

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