San Filippo Neri, gioiello barocco nel cuore di Ortigia

La chiesa, che porta la firma dell’architetto Giovanni Vermexio, per la prima volta quest’anno è tra i luoghi del festival le Vie dei tesori a Siracusa e potrà essere visitata nei weekend dal 14 al 30 settembre

di Federica Certa

Ogni ispirazione ha la sua firma, una “combinazione segreta” che allo stesso tempo maschera e rivela. Giovanni Vermexio, architetto figlio d’arte di origine spagnola, capomastro alle fabbriche di Siracusa nella prima metà del Seicento, progettista di alcuni fra i più emblematici edifici civili e religiosi della città – dall’allora Palazzo del Senato, oggi sede del Comune, al Palazzo arcivescovile – firmava le sue opere con una lucertola.

Il piccolo rettile – per i siracusani ‘u scuppiuni – si affaccia timidamente dall’angolo sinistro del cornicione del prospetto principale del Municipio, e si intravede anche sul portale della chiesa di San Filippo Neri, esempio del primissimo barocco siracusano che mutua dal neoclassico sobrietà, eleganza, rigore. La fondazione della chiesa e dell’omonimo convento-oratorio risale al 1650, e si deve alla nobildonna Margherita De Grandi che, sollecitata dal nipote, il sacerdote Francesco De Grandi, donò i suoi averi per la realizzazione del complesso.

Ma le sorti della chiesa e dell’oratorio furono varie e altalenanti. Nel 1866, dopo la legge di soppressione degli ordini religiosi e l’esproprio dei beni del Vaticano, San Filippo Neri fu assegnata al Comune, che cinque anni dopo la concesse ai confrati dei Bianchi Pace e Carità. Successivamente, dopo lo scioglimento della congregazione, in piena crisi dovuta alla cattiva gestione delle rendite, l’amministrazione municipale decise di dare un giro di vite di austerity e il complesso venne affidato ad un rettore senza stipendio, che celebrava la messa grazie all’elemosina del vicinato.

“San Filippo Neri – spiega Marco Mastriani, titolare dell’impresa di servizi turistici Sicilyroute – è un esempio virtuoso di simbiosi tra la parte esterna e quella interna, risalenti ad epoche diverse. La facciata, infatti, opera di Vermexio, ha richiami neoclassici nella composizione, e riconducibili ai primordi del barocco, nelle decorazioni. Mentre l’interno, pesantemente danneggiato dal terremoto del 1693, fu ricostruito nel Settecento con una chiara impronta barocca”.

La facciata, con due ordini orizzontali, è solcata da quattro pilastri, che, nell’ordine inferiore, sono sovrastati da capitelli in stile ionico arricchiti da figure geometriche. Il portale principale, di forma rettangolare, ai suoi due vertici è decorato da due mascheroni grotteschi e da sirene; i portali laterali, anch’essi rettangolari, sono sormontati da timpani triangolari. L’ordine superiore della facciata presenta tre finestre arcuate, sormontate da un timpano semi-circolare a base aperta. L’interno della chiesa si sviluppa in un’unica navata a pianta ellittica, coperta da una splendida volta a botte, orlata da una raffinata merlatura e sostenuta da pilastri corinzi, con stucchi di tonalità più chiara. Da ammirare la particolare pavimentazione in arenaria bianca, con intarsi in basalto, quasi un merletto, che evoca un enigmatico disegno astratto, forse una croce: al centro c’è la botola dell’ossario, dove venivano sepolti i parrocchiani.

La navata svela splendidi altari barocchi e opere d’arte: accanto al portale principale, due tele raffigurano il martirio di Santa Lucia e quello di Sant’Agata; nel transetto destro è collocato il dipinto ottocentesco “Gesù nell’Orto degli ulivi”, del pittore napoletano Giuseppe Mancineli, mentre in quello sinistro si trovano un crocefisso ligneo settecentesco e nicchie di piccole reliquie, soprattutto parti di organi e scampoli di tessuti.

All’ingresso dell’area presbiterale due dipinti ottocenteschi di artista ignoto raffigurano episodi dell’Esodo, che hanno come protagonista Mosè. Il presbiterio, diviso dalla navata da una balaustra in marmo, accoglie l’altare maggiore in marmo policromo, e sopra quest’ultimo un dipinto ovale settecentesco – probabilmente eseguito da Sebastiano Conca – che raffigura la Madonna col Bambino insieme ai santi Filippo Neri, Ignazio di Loyola, Gaetano da Thiene e Carlo Borromeo.

Per la prima volta quest’anno San Filippo Neri è tra i luoghi del circuito delle Vie dei Tesori, e potrà essere visitata con un percorso guidato a cura di Sicilyroute, nei week-end dal 14 al 30 settembre.

Per partecipare basta scaricare i coupon a breve disponibili su leviedeitesori.it: un pacchetto di dieci visite guidate costa dieci euro. Sullo stesso sito verranno pubblicati il carnet dei luoghi che apriranno le porte per il festival e i dettagli della manifestazione.

La chiesa, che porta la firma dell’architetto Giovanni Vermexio, per la prima volta quest’anno è tra i luoghi del festival le Vie dei tesori a Siracusa e potrà essere visitata nei weekend dal 14 al 30 settembre

di Federica Certa

Ogni ispirazione ha la sua firma, una “combinazione segreta” che allo stesso tempo maschera e rivela. Giovanni Vermexio, architetto figlio d’arte di origine spagnola, capomastro alle fabbriche di Siracusa nella prima metà del Seicento, progettista di alcuni fra i più emblematici edifici civili e religiosi della città – dall’allora Palazzo del Senato, oggi sede del Comune, al Palazzo arcivescovile – firmava le sue opere con una lucertola.

Il piccolo rettile – per i siracusani ‘u scuppiuni – si affaccia timidamente dall’angolo sinistro del cornicione del prospetto principale del Municipio, e si intravede anche sul portale della chiesa di San Filippo Neri, esempio del primissimo barocco siracusano che mutua dal neoclassico sobrietà, eleganza, rigore. La fondazione della chiesa e dell’omonimo convento-oratorio risale al 1650, e si deve alla nobildonna Margherita De Grandi che, sollecitata dal nipote, il sacerdote Francesco De Grandi, donò i suoi averi per la realizzazione del complesso.

Ma le sorti della chiesa e dell’oratorio furono varie e altalenanti. Nel 1866, dopo la legge di soppressione degli ordini religiosi e l’esproprio dei beni del Vaticano, San Filippo Neri fu assegnata al Comune, che cinque anni dopo la concesse ai confrati dei Bianchi Pace e Carità. Successivamente, dopo lo scioglimento della congregazione, in piena crisi dovuta alla cattiva gestione delle rendite, l’amministrazione municipale decise di dare un giro di vite di austerity e il complesso venne affidato ad un rettore senza stipendio, che celebrava la messa grazie all’elemosina del vicinato.

“San Filippo Neri – spiega Marco Mastriani, titolare dell’impresa di servizi turistici Sicilyroute – è un esempio virtuoso di simbiosi tra la parte esterna e quella interna, risalenti ad epoche diverse. La facciata, infatti, opera di Vermexio, ha richiami neoclassici nella composizione, e riconducibili ai primordi del barocco, nelle decorazioni. Mentre l’interno, pesantemente danneggiato dal terremoto del 1693, fu ricostruito nel Settecento con una chiara impronta barocca”.

La facciata, con due ordini orizzontali, è solcata da quattro pilastri, che, nell’ordine inferiore, sono sovrastati da capitelli in stile ionico arricchiti da figure geometriche. Il portale principale, di forma rettangolare, ai suoi due vertici è decorato da due mascheroni grotteschi e da sirene; i portali laterali, anch’essi rettangolari, sono sormontati da timpani triangolari. L’ordine superiore della facciata presenta tre finestre arcuate, sormontate da un timpano semi-circolare a base aperta. L’interno della chiesa si sviluppa in un’unica navata a pianta ellittica, coperta da una splendida volta a botte, orlata da una raffinata merlatura e sostenuta da pilastri corinzi, con stucchi di tonalità più chiara. Da ammirare la particolare pavimentazione in arenaria bianca, con intarsi in basalto, quasi un merletto, che evoca un enigmatico disegno astratto, forse una croce: al centro c’è la botola dell’ossario, dove venivano sepolti i parrocchiani.

La navata svela splendidi altari barocchi e opere d’arte: accanto al portale principale, due tele raffigurano il martirio di Santa Lucia e quello di Sant’Agata; nel transetto destro è collocato il dipinto ottocentesco “Gesù nell’Orto degli ulivi”, del pittore napoletano Giuseppe Mancineli, mentre in quello sinistro si trovano un crocefisso ligneo settecentesco e nicchie di piccole reliquie, soprattutto parti di organi e scampoli di tessuti.

All’ingresso dell’area presbiterale due dipinti ottocenteschi di artista ignoto raffigurano episodi dell’Esodo, che hanno come protagonista Mosè. Il presbiterio, diviso dalla navata da una balaustra in marmo, accoglie l’altare maggiore in marmo policromo, e sopra quest’ultimo un dipinto ovale settecentesco – probabilmente eseguito da Sebastiano Conca – che raffigura la Madonna col Bambino insieme ai santi Filippo Neri, Ignazio di Loyola, Gaetano da Thiene e Carlo Borromeo.

Per la prima volta quest’anno San Filippo Neri è tra i luoghi del circuito delle Vie dei Tesori, e potrà essere visitata con un percorso guidato a cura di Sicilyroute, nei week-end dal 14 al 30 settembre.

Per partecipare basta scaricare i coupon a breve disponibili su leviedeitesori.it: un pacchetto di dieci visite guidate costa dieci euro. Sullo stesso sito verranno pubblicati il carnet dei luoghi che apriranno le porte per il festival e i dettagli della manifestazione.

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