Ruderi del turismo: viaggio tra gli alberghi fantasma di Sicilia

Dalle Madonie al Ragusano, fino ad Acireale, sono tanti gli hotel abbandonati, un tempo via vai di turisti, oggi edifici decadenti testimoni muti del loro declino

di Giulio Giallombardo

Il silenzio riempie camere, cucine e saloni dove piatti e bicchieri tintinnavano. Ma un brusio di voci resta quasi incollato nell’aria, come le immagini in trasparenza del via vai di clienti che scampanellavano alla reception. Il languore dell’abbandono si fa più intenso negli alberghi, quelli che un tempo brulicavano di gente e oggi di spettri.

La Montanina a Piano Zucchi (foto Ascosi Lasciti)

Storie imprenditoriali sfortunate, con la complicità di un certo tipo di turismo diventato sempre meno attrattivo, raccontate dagli hotel abbandonati che costellano la Sicilia. Alcuni sono stati visitati non molto tempo fa dagli esploratori di Ascosi Lasciti, associazione culturale dedita all’urbex, attività che li ha portati a perlustrare negli anni ville, palazzi, fabbriche, castelli e altri luoghi abbandonati.

La Montanina (foto Ascosi Lasciti)

Un viaggio che inizia dalle Madonie, dove il turismo montano un tempo fiorente, stenta a decollare, soprattutto nei mesi invernali. Lo stallo di Piano Battaglia con gli impianti di risalita fermi da tre anni, le strade impraticabili e il caos domenicale con le incursioni “mordi e fuggi”, sono lo specchio di un territorio che deve ancora fare tanta strada per rifondare la propria identità turistica. Basta fermarsi a guardare ciò che resta dell’albergo La Montanina di Piano Zucchi, fiore all’occhiello del turismo montano degli anni ’80 del secolo scorso. Chiuso da più di trent’anni, l’edificio cade a pezzi: all’esterno la natura ha preso ormai il sopravvento, con rampicanti che da terra salgono sempre più su, fino al secondo piano. All’interno sembra una scena di guerra: calcinacci su arredi distrutti, vetri in frantumi, infissi divelti. Stesso copione per il vicinissimo Rifugio Orestano, la Baita del Faggio e il Piano Torre Park Hotel, mentre resiste pressoché solitario il Rifugio Marini di Piano Battaglia.

Castelbuono, Albergo Milocca (foto Ascosi Lasciti)

Non va meglio un po’ più giù, dalle parti di Castelbuono, dove all’Hotel Milocca, chiuso dal 2011, si ripete la stessa storia. “Immerso nel fitto bosco del parco naturale che domina un antico borgo, l’Albergo Milocca offre, dai suoi 1.000 metri di quota, panorami incantevoli in un susseguirsi di emozioni durante tutte le stagioni”, questo l’invito al soggiorno in uno dei vecchi annunci pubblicitari che letto oggi suona come un epitaffio. Era un albergo da 2.500 metri quadrati, con 4 piani, 52 camere e 3 suite per un totale di 115 posti letto, sala colazione, bar, ristorante, sala convegni, discoteca, piscina, sauna e palestra. Più volte si è intravisto un possibile recupero, ma oggi resta solo il peso di una vicenda giudiziaria che si è chiusa con la bancarotta.

 

Ma anche dall’altra parte della Sicilia, nascosti tra i boschi o davanti al mare, ci sono ex alberghi che raccontano di fortune trascorse e polveroso abbandono. Come l’hotel La Pineta di Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, struttura di 4.500 metri quadrati, immersa nel verde di monte Arcibessi, dove negli anni d’oro, tra il 1970 e 1980, soggiornarono celebrità come Franco Zeffirelli, Placido Domingo, Domenico Modugno, Ornella Vanoni, Fred Bongusto. Costruito nel 1968 e chiuso definitivamente nel 1994, dopo diversi tentativi di vendita e riqualificazione, oggi è diventato un ecomostro di cemento che sembra ormai destinato all’oblio.

Le antiche macine della Masseria Rizzolo (foto Ascosi Lasciti)

Non distante da La Pineta, nelle campagne di Buccheri, c’è anche un’antica masseria dell’Ottocento, trasformata in albergo e adesso in abbandono. Si trova in contrada Rizzolo e fu il regno di Elsie Eaton, nobildonna inglese che, insieme al marito, il marchese Cassis, avviò una profonda riforma agraria del territorio, con diversi allevamenti e produzione di olio, mandorle, vino, agrumi e, inoltre, gelsi destinati ai bachi da seta. La masseria – esplorata di recente dal collettivo di Ascosi Lasciti – adesso cade a pezzi: l’edificio che ospitava l’albergo è un cumulo di macerie, come il capannone adiacente, dove si trovano le antiche macine, a perenne ricordo di un territorio operoso.

Acireale, hotel Aloha (foto Ascosi Lasciti)

Dalle campagne di Buccheri al mare di Acireale, dove a raccontare un’altra storia di abbandono e degrado è l’hotel Aloha, affacciato sullo Ionio, a pochi passi dalla riserva della Timpa. “È uno dei tanti figli sciagurati di una stagione di edilizia selvaggia, – si leggeva qualche anno fa nel dossier ‘Mare Mostrum’ di Legambiente –  tirata su senza autorizzazioni contando su un contesto sociale e politico piuttosto favorevole a iniziative immobiliari spregiudicate”.  Una vicenda – sottolineano gli ambientalisti – “emblematica anche dell’assoluta inefficacia delle attuali norme sulle demolizioni”. L’Aloha è stato saccheggiato negli anni da vandali e ladri, trasformandosi anche in rifugio per migranti.

Acireale, hotel Aloha (foto Ascosi Lasciti)

“Diciamo sempre che la Sicilia potrebbe vivere solo di turismo ma alla fine quali sono i servizi che offriamo? Quali strategie di sviluppo nel lungo termine abbiamo messo in campo per accogliere al meglio i tanto desiderati turisti? – se lo chiede Cristiano La Mantia, presidente di Ascosi Lasciti, che ha toccato con mano il degrado di questi alberghi – . Domande che ci poniamo mentre visitiamo questi ecomostri che il più delle volte hanno la fortuna di trovarsi in punti strategici di bellezza naturalistica incredibile e di riconosciuta attrazione turistica. Terreni immensi e strutture immobili abbandonate, a volte anche parzialmente restaurate ma inesorabilmente cadute nell’oblio. Molte le cause molti i responsabili, tutti noi ne usciamo sconfitti”.

(Foto Ascosi Lasciti – Liotrum)

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