Risuonano le musiche perdute dei Nebrodi

Il gruppo “Antichi Suoni” conduce una ricerca nel repertorio di canti tradizionali, attingendo a storie e ricordi degli anziani che vivono nel territorio

di Ornella Reitano

Sono quelli che non siamo più abituati ad ascoltare e che spesso si trovano a fatica. Suoni e testi tramandati di generazione in generazione di cui via via si perdono le tracce. “Antichi Suoni” è il nome di un gruppo musicale creato da Michele Saccone, originario di Alcara Li Fusi nel territorio dei Nebrodi che, con un gruppo di amici, fa del recupero delle musiche e dei canti popolari siciliani la sua passione. Un amore che Michele ha sempre avuto e mantenuto vivo grazie anche alla collaborazione con diversi musicisti, italiani e stranieri.

L’ensemble Antichi Suoni durante un’esibizione

Il territorio dei Nebrodi, quello in cui vive e lavora, è la principale fonte di ispirazione e di ricerca. Ogni paese e ogni luogo non fa altro che apportare di volta in volta nuove informazioni che arricchiscono il suo sapere, il suo lavoro e il repertorio musicale del gruppo. I protagonisti principali delle ricerche di Saccone sono gli anziani, detentori di storie che non si trovano più sui libri o di cui non sono mai esistite pubblicazioni. Sono proprio loro gli ultimi custodi di tradizioni, usi e costumi che venivano tramandati di padre in figlio. Il loro sapere e i loro ricordi sono preziosi per la ricostruzione delle musiche di canti di lavoro, filastrocche o serenate che quasi non vengono più cantate.

Non solo ricerca etnoantropologica, ad ampliare le conoscenze nei vari settori della musica popolare sono state importanti le collaborazioni con etnomusicologi come Roberto Leydi prima e Mario Sarica dopo. Tra le varie ricerche di cui Michele va fiero c’è quella di tutti i 78 giri che avevano inciso i siciliani emigrati in America tra la fine dell’800 e i primi del ‘900. Lì avevano fatto fortuna incidendo per grosse case discografiche come la Fonit Cetra e la Rca Records.

Alcara Li Fusi

Una grande soddisfazione è stata quella di riproporre questi brani in un paio di concerti tenuti in collaborazione con l’Università di Udine durante una Biennale del restauro audio. Le ricerche di “Antichi Suoni” sono indirizzate principalmente sui canti popolari, i canti di lavoro, quelli della Settimana Santa e più in generale su tutto quello che riguarda la musica popolare. Il lavoro che il gruppo porta avanti è focalizzato su autori del ‘500 come Bernardo Storace, compositore messinese, per citarne uno. I brani più antichi che sono riusciti a ricostruire risalgono all’800. Sono musiche che hanno rivisto la luce grazie alla passione di Michele Saccone e di chi lavora con lui. Il musicista sottolinea, infatti, che prima dell’800 è difficile trovare qualcosa su cui si possa ricostruire la musica non essendoci nulla di scritto.

Un tamburello (foto Pixabay)

Un brano che hanno inciso nel loro ultimo lavoro discografico “Ciatu cu ciatu” è una delle serenate più antiche siciliane che sono state riprodotte. Michele trovò questo testo in un libro edito a Palermo alla fine dell’800 e grazie al lavoro meticoloso di ricerca, è riuscito a comporre la musica sulla base delle testimonianze raccolte col suo fedele registratore. Riproponendo musiche e canti di una volta non possono certo mancare gli strumenti antichi. Quelli che vengono utilizzati nei loro concerti sono il bouzouki irlandese (derivato da quello greco) e la mandola (discendente dall’arabo oud). Sono strumenti essenziali perché consentono di riprodurre i suoni tipici dei canti popolari dell’epoca. Tra gli strumenti antichi ci sono anche le bifere che risalgono al ‘600 di cui hanno fatto fare delle fedeli riproduzioni. Le loro ricerche non si esauriscono quindi con la musica e i testi ma si estendono anche agli strumenti dell’epoca.

Durante i loro recenti concerti del periodo natalizio, hanno eseguito filastrocche, “ninneredde” e canti delle feste che hanno rivisto la luce proprio grazie al loro lavoro di ricerca. Come “Dormi e vola”, una ninnananna cantata da un genitore al proprio figlioletto in cui gli augura di fare bei sogni e di vivere in un mondo senza guerre e senza orrori, oppure a “Ninnaredda” che veniva suonata la sera della vigilia di Natale, per ringraziare le famiglie che avevano donato qualcosa ai musicisti, per ringraziarli dei loro canti durante le serate della Novena.

Rosa Balistreri

Non manca nel repertorio qualche brano in ricordo della grande Rosa Balistreri, una delle maggiori interpreti di musica popolare siciliana nel mondo, con “A charamedda” o canti a tema zampogna come “Merulu ciaramiddaru”. Quella della zampogna è un tema ricorrente nei canti popolari perché veniva spesso menzionato sia lo strumento, che chi lo suonava. In particolare il riferimento è alla zampogna a paro, tipico della tradizione nebroidea e del Messinese che, a differenza delle zampogne di altri luoghi, ha i due “chanter”, (le canne melodiche) della stessa lunghezza (da cui il termine “a paro”). Un altro brano presente nel loro repertorio natalizio è “A palummedda” in cui la colomba, simbolo della pace, porta i doni al Bambinello Gesù.

Grazie al lavoro e allo studio del gruppo e dei suoi componenti (oltre a Michele Saccone, Santino Santoro, Gino Oriti, Nino Milia, Nicola Vaneria, Carlo Vitale, Salvo Saccone, Nicole Marino) è possibile ascoltare canti antichi della tradizione popolare siciliana e rivivere le emozioni dei nostri avi e dei tempi ormai passati.

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