Risplende la “miracolosa” Madonna delle Grazie

Restaurato il cinquecentesco dipinto custodito nella chiesa dell’Ecce Homo, per secoli cappella sacramentaria del Senato palermitano

di Redazione

Un restauro per celebrare gli 800 anni di una delle chiese più antiche di Palermo. È tornato al suo antico splendore, nella chiesa di Sant’Antonio Abate, nota anche come Ecce Homo, un cinquecentesco dipinto che raffigura la Madonna delle Grazie. Completamente oscurata dal nero del fumo dei ceri devozionali, l’immagine sacra adesso è nuovamente visibile grazie al restauro dello studio Kéramos, che ha fatto riemergere i colori originari del manto della Vergine di un blu intenso e il candido volto del Bambino.

Il dipinto dopo il restauro

L’opera è stata svelata pochi giorni fa nel corso di una celebrazione eucaristica officiata dal parrocco della chiesa, Gaetano Tulipano, che è stato fautore degli interventi di restauro. Il dipinto su ardesia fa parte dei preziosi quadri e opere d’arte che la chiesa custodisce da secoli, tesori che rinsaldano il legame con la città, di quella che fu la cappella sacramentaria del Senato palermitano sin dal 1220. Il restauro del quadro, considerato miracoloso dai fedeli e realizzato da un autore ignoto, è durato diverse settimane ed è stato condotto da Francesco Bertolino e Roberto Raineri. L’intervento di recupero è stato, inoltre, supportato dall’ensemble Cordes et Vent, diretto da Roberta Faja, che ha tenuto un concerto benefico a gennaio di quest’anno e dall’attività di promozione dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani.

La chiesa di Sant’Antonio Abate (foto Giulio Giallombardo)

La chiesa di Sant’Antonio Abate sorge nell’attuale via Roma, nel punto in cui, nell’epoca della Sicilia islamica, era situata la Porta di Mare, detta anche Porta dei Patitelli, per via della presenza di alcuni artigiani fabbricanti di zoccoli. Le strutture del tempio costituivano approssimativamente l‘estremità orientale della primitiva neapolis ovvero la lunga penisola delimitata a settentrione dal fiume Papireto e dal Kemonia a mezzogiorno, striscia di terra che all’epoca si estendeva lungo direttrice configurabile con l’odierno Cassaro. Nel 1302, per volontà della famiglia Chiaramonte nella figura di Manfredi I Chiaramonte, furono avviati i lavori di costruzione di una torre da affiancare alla chiesa. Essa fu completata nel 1313. Nella torre si trova la campana chiamata “Pretoria”, attualmente non funzionante, la quale veniva utilizzata dal Senato cittadino per convocare il popolo (ve ne abbiamo parlato qui).

La campana della torre civica (foto Giulio Giallombardo)

Nel 1536 la chiesa fu rinnovata acquisendo l’odierno assetto architettonico, successivamente, nel 1709, in piena età barocca, fu aggiunto il presbiterio con degli stalli e due seggi, atti ad ospitare i membri del Senato palermitano, il suo presidente ed il parroco, insignito dal titolo di “protonotaro apostolico”. La chiesa subì un nuovo e profondo intervento di restauro a seguito del terremoto del 1823, che conferì all’edificio l’attuale aspetto neogotico.

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