Ricostruito ad Avola il volto dello pseudo-Sofocle

Un centro di ricerca dedicato allo studio dell’antropologia forense ha scoperto che il cranio attribuito al grande drammaturgo è in realtà un falso storico

di Marco Russo

Dare il volto a un cranio di un uomo vissuto millenni fa. Ricostruirne i lineamenti, la forma del viso, fino al colore degli occhi, della pelle e dei capelli. È un lavoro che gli scienziati conducono ormai da anni, grazie anche al supporto di avanzate tecnologie. Ma lo studio che ha portato a termine un centro internazionale di ricerca di Avola, nel Siracusano, ha un valore aggiunto: svelare che il cranio attribuito a Sofocle, di cui si iniziò a parlare nel 1893, non appartiene in realtà al grande drammaturgo ateniese.

Il volto dello pseudo Sofocle nella ricostruzione del Fapab

È la scoperta del Fapab research center, centro siciliano specializzato nello studio dell’antropologia forense, della paleopatologia e della bioarcheologia, guidato da Francesco Maria Galassi, professore associato alla Flinders University in Australia. Il cranio trovato ad Atene dal funzionario danese Ludwig Münter alla fine dell’800 –  ha spiegato il paleopatologo –  apparteneva a un individuo adulto ma certamente non in età senile e tantomeno di 90 anni, età in cui morì Sofocle. Poi, il ricercatore fa notare che sull’osso parietale destro è presente una frattura causata da un trauma che potrebbe essere all’origine del decesso dell’individuo, quando invece, secondo diverse tradizioni, Sofocle sarebbe morto strozzato da un acino d’uva.

Francesco Maria Galassi

Dunque, l’attribuzione del cranio al tragediografo, sebbene mai provata scientificamente, sarebbe in realtà un clamoroso falso. Oggi, dopo l’approssimazione facciale eseguita dall’archeologo Michael Habicht della Flinders University e coautore dello studio, e grazie alla collaborazione con l’esperto artista forense brasiliano Cicero Moraes, si è riusciti a ottenere il vero volto dello pseudo-Sofocle. “L’applicazione delle tecniche scientifiche più all’avanguardia, sempre nel rispetto delle discipline storiche e archeologiche – ha dichiarato Galassi – ci permette di acclarare aspetti controversi della nostra storia”.

Un articolo scientifico sulla ricostruzione facciale, ultimo atto di una ricerca durata oltre un anno, verrà pubblicato nei primi mesi dell’anno prossimo negli atti del convegno dell’associazione SiciliAntica, che si è svolto a Caltanissetta pochi mesi fa, dove era stata annunciata la scoperta.

Reperti ossei studiati al Fapab

Il Fapab, inaugurato lo scorso marzo, è il primo centro dedicato allo studio dei resti scheletrici, antichi e moderni del Sud Italia. Si trova ad Avola in uno storico palazzo che si affaccia su piazza Umberto I. Il centro – che può contare sulla convenzione con la Casa di cura Santa Lucia di Siracusa per effettuare diagnostica radiologica e già su circa 15 collaboratori del territorio e internazionali – si dedica alla antropologia forense, disciplina che studia l’identificazione di individui scomparsi e sconosciuti, alla bioarcheologia, lo studio dei resti biologici in contesto archeologico, alla paleopatologia, ossia lo studio delle malattie nel passato e, in parte, anche alla storia della medicina.

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